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Covid, Abrignani: “Ritorno alla normalità? Dobbiamo chiederci se siamo pronti ad accettare migliaia di morti”

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Credit: Ansa/Paolo Salmoirago

Covid, Abrignani: “Ritorno alla normalità? Dobbiamo chiederci se siamo pronti ad accettare migliaia di morti”

La malattia da nuovo coronavirus potrebbe diventare “come un’influenza” ma solo per chi si vaccina. A dirlo è Sergio Abrignani, membro del comitato tecnico scientifico del ministero della Salute e immunologo dell’università Statale di Milano, che in un’intervista a Il Corriere della Sera si è anche espresso sull’ipotesi di un cambiamento delle politiche per il contenimento della pandemia. “Molti paesi, chi più chi meno, stanno razionalizzando la possibilità di un ritorno a una nuova normalità di vita con meno restrizioni e un certo numero ‘accettabile’ di morti”, ha detto Abrignani, chiedendosi poi se “siamo pronti in Italia, dopo il picco atteso per fine gennaio (quando la curva dei contagi dovrebbe scendere), a tollerare 3-4mila decessi per Covid al mese per 4-5 mesi l’anno in cambio di una vita di nuovo ‘normale’?”

Un interrogativo raccolto anche dall’immunologo e virologo Guido Silvestri, che si è detto in più occasioni contrario a imporre nuove chiusure in risposta alla diffusione della variante omicron. Secondo l’esperto, uno dei fondatori della pagina Facebook “Pillole di ottimismo”, quella di accettare un maggior numero di morti è infatti di una “domanda cruciale”.

Lo stesso Silvestri aveva ipotizzato in un’altra intervista di fine dicembre a Il Corriere della Sera, che la nuova variante “è meno aggressiva e molto di rado ha conseguenze serie sui vaccinati”, auspicando che il virus si stesse “raffreddorizzando”. Una possibilità respinta ieri da Abrignani, il quale ha affermato chiaramente che il nuovo coronavirus non diventerà come un raffreddore. “Non scherziamo. Il virus del raffreddore non uccide”, ha detto il membro del Cts, aprendo invece alla possibilità che diventi come un’influenza. “Questo è probabile però dobbiamo distinguere tra vaccinati e non vaccinati”, ha spiegato. “Solo per i primi essere contagiati dal Sars-CoV-2 potrebbe essere come prendere l’influenza che infetta ogni inverno milioni di persone, è letale in circa lo 0,1 percento (1 per 1.000) dei casi ed è pericolosa sopratutto per gli ultra 70enni con patologie croniche importanti”, ha aggiunto l’immunologo, che si è detto contrario a un nuovo richiamo con gli stessi vaccini attualmente a disposizione. “Sulla base delle conoscenze immunologiche scaturite dallo studio in 50 anni dei moderni vaccini, non ha molto senso ripetere una quarta dose a 2-3 mesi dalla terza con un preparato non aggiornato. Anzi, le immunizzazioni ripetute in tempi ravvicinati a volte producono lo spegnimento della risposta immunitaria”, ha affermato. “Diverso sarebbe fare una quarta dose di vaccino disegnato contro la variante Omicron. Sarebbe agire come per l’antinfluenzale: lo cambiamo ogni inverno e non si parla di terze o quarte dosi ma di nuovo vaccino”.

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