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La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum sulla cannabis

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La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum sulla cannabis

Dopo il no al quesito sull’eutanisia, la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile anche il referendum sulla cannabis. A spiegare le decisioni della Corte Costituzionale è stato il suo neo presidente Giuliano Amato che è tornato proprio sul tema del fine vita: “Leggere o sentire – ha sottolineato – che chi ha preso ieri la decisione sull’eutanasia non sa cosa sia la sofferenza mi ha ferito. La parola ‘eutanasia’ ha portato a tutto questo. Il referendum era sull’omicidio del consenziente, che sarebbe stato lecito in casi ben più numerosi e diversi dall’eutanasia”. L’altro referendum delicato, quello sulla cannabis, è stato bocciato perché – ha proseguito Amato – “non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca, le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali”.

Cosa prevedeva

Il quesito prevedeva la depenalizzazione della coltivazione della cannabis, ma solo a patto che la sostanza non sia destinata allo spaccio. Promosso dall’Associazione Coscioni, dai Radicali e da Meglio legale, il quesito cancella il reato di coltivazione della cannabis, di conseguenza sopprime le pene detentive, da due a sei anni, ed elimina anche il ritiro della patente, ma ovviamente solo per chi coltiva le pianticelle. Se la Corte dovesse accettare i tre punti la conseguenza sarebbe quella che non ci saranno pene per chi coltiva la cannabis, mentre tutti gli spacciatori saranno sempre perseguibili.

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