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Coronavirus, il Sud Italia protetto da uno “scudo genetico” che ha evitato il diffondersi dell’epidemia: la nuova tesi in uno studio

L'affascinante ipotesi è stata avanzata in una ricerca, anticipata dalla pubblicazione di un articolo sulla rivista Frontiers Immunology

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 29 Mag. 2020 alle 07:37
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Coronavirus: secondo uno studio uno “scudo genetico” ha protetto il Sud Italia

Il Sud Italia potrebbe essere stato protetto da uno “scudo genetico”, che avrebbe evitato il diffondersi dell’epidemia di Coronavirus: è quanto sostenuto in uno studio statunitense, anticipato da un articolo pubblicato su Frontiers Immunology. Condotto, tra gli altri, da Antonio Giordano, ricercatore italiano trapiantato negli Usa, nello studio “da validare prima di trarre conclusioni certe, ma che è fondato su solidi basi scientifiche” come sottolinea Giordano all’Adnkronos Salute, si ipotizza che la genetica abbia giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dell’epidemia in Italia. Il paper, dal titolo Covid-19 e alta mortalità in Italia: non dimentichiamo la suscettibilità genetica, sostiene che tra i fattori chiave che hanno contribuito alla diffusione del virus nel nostro Paese vi sia anche “un’interazione fra Dna e ambiente”.

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“L’ipotesi – afferma Giordano – è che esista una forma di difesa stampata nel ‘codice della vita’, un assetto genetico protettivo contro gli effetti più gravi del patogeno pandemico, che dai numeri sembra più diffuso al Sud rispetto al Nord”. Fondatore e direttore dell’Istituto Sbarro per la ricerca sul cancro e la medicina molecolare di Filadelfia, Giordano è arrivato a questa conclusione analizzando, durante il lockdown in Italia, le “le possibili cause dell’alto tasso di infezione e mortalità in Italia” con la collaborazione di diversi colleghi, tra i quali Pierpaolo Correale e Rita Emilena Saladino del Grand Metropolitan Hospital di Reggio Calabria, Giovanni Baglio del ministero della Salute, Francesca Pentimalli dell’Istituto tumori di Napoli e Patrizia Maiorano dell’Università di Siena.

I ricercatori hanno analizzato i possibili meccanismi molecolari responsabili di un peggior esito dei pazienti e studiato le varie strategie terapeutiche che possono essere adottate per contrastare la patologia e le sue complicanze. E indirizzano le loro attenzioni “sul sistema Hla (antigene leucocitario umano), che ha un ruolo chiave nel modellare la risposta immunitaria antivirale, sia innata sia acquisita”. La teoria, infatti, è che “uno specifico assetto genetico, costituito da particolari varianti dei geni Hla, potrebbe essere alla base della suscettibilità alla malattia da Sars-CoV-2 e della sua severità”. La ricerca, inoltre, solleva un’altra interessante ipotesi sul perché l’epidemia di Coronavirus sia stata più virulenta al Nord, nonostante una “massiccia migrazione dalle Regioni del Nord verso quelle del Sud” prima del lockdown.

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L’idea è che “qualcosa” abbia aiutato gli abitanti del Sud Italia: “Mentre alcuni hanno proposto che condizioni climatiche più miti potrebbero aiutare a prevenire la diffusione virale”, gli autori ritengono che “una specifica costituzione genetica possa contribuire a proteggere i cittadini del Sud. Ulteriori studi caso-controllo su larga scala potrebbero far luce su questo possibile aspetto”, ma “le solide basi per pensarlo già esistono”, dichiara Giordano. “Stiamo aumentando la casistica per arrivare al dato finale”. E a chi dovesse obiettare che molti cittadini originari del Sud Italia in realtà vivono al Nord da generazioni, lo scienziato risponde ricordando l’esistenza di “complesse interazioni tra genetica e ambiente. Dobbiamo considerare anche una serie di fattori importanti che stiamo esaminando, non ultimo il possibile ruolo dell’inquinamento da polveri sottili”.

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