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Coronavirus, ricostruite da un team italiano le mutazioni del Covid-19 dall’inizio dell’epidemia

Alcuni ricercatori italiani hanno fatto delle importanti scoperte sul virus che si è diffuso in Cina agli inizi di dicembre

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 2 Mar. 2020 alle 08:32 Aggiornato il 2 Mar. 2020 alle 08:44
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Immagine di copertina

Coronavirus, ricostruite le mutazioni del Covid-19 dall’inizio dell’epidemia

Il Coronavirus non è diventato più aggressivo nel corso del tempo: l’importante scoperta è emersa nel corso di uno studio, effettuato da ricercatori italiani, in cui sono state ricostruite le mutazioni del Covid-19 dall’inizio dell’epidemia a oggi.

Lo studio, che verrà pubblicato nei prossimi giorni e che sarà utile per la realizzazione di un vaccino, è stato coordinato dall’epidemiologo molecolare Massimo Ciccozzi, direttore dell’Università Campus Bio-medico di Roma.

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Secondo quanto riferito a Il Messaggero, il team di Ciccozzi ha scoperto che il Covid-19 ha sostanzialmente subito due mutazioni importanti. La prima mutazione ha reso il Coronavirus molto più infettivo della Sars, la seconda, invece, ha reso il virus meno letale.

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Il tasso di letalità del Covid-19, infatti, è intorno al 3 per cento, mentre per la Sars si aggirava intorno al 9,8 per cento.

Questo, tuttavia, non significa che il virus non possa mutare ulteriormente nel corso del tempo e diventare ancora più aggressivo e pericoloso.

I ricercatori, inoltre, sono riusciti a risalire alla “storia” del Covid-19. Dal salto di specie, avvenuto a metà novembre, al primo contagio da uomo a uomo, che ha dato vita all’epidemia in Cina, che, secondo gli studiosi, è avvenuto a metà dicembre.

Secondo gli scienziati, inoltre, anche la data dell’infezione italiana è da fissare prima della scoperta del cosiddetto “paziente 1”. “Il Covid-19 in Italia potrebbe essere arrivato tre o quattro settimane prima della scoperta del primo caso” afferma Ciccozzi.

Intanto, la corsa al vaccino continua e la scoperta italiana potrebbe accellerarne la realizzazione: “Sappiamo che c’è una parte del virus, che è quella che stanno usando gli americani per creare un farmaco, che non cambia mai, è estremamente conservata. E proprio quella la si può usare come vaccino. Coprirebbe infatti anche delle piccole mutazioni che il virus normalmente fa”.

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