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Coronavirus, l’Italia in balia della propaganda cinese: tra bot, stampa connivente e fake news

Il nostro Paese acquista, non riceve in dono, i dispositivi medici che arrivano da Pechino. E metà degli utenti che nelle scorse settimane hanno retwittato l’hashtag #ForzaCinaeItalia sono account falsi che svelano la strategia del Partito Comunista Cinese di influenzare l’opinione pubblica e i leader politici europei

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 31 Mar. 2020 alle 20:51 Aggiornato il 1 Apr. 2020 alle 08:40
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Immagine di copertina
Xi Jinping in visita a Wuhan con la mascherina. Credit: Ansa

Coronavirus, l’Italia in balia della propaganda della Cina tra bot e fake news

Da settimane i media in Italia sono invasi di notizie che riportano l’arrivo di macchinari, strumentazioni e mascherine dalla Cina per l’emergenza Coronavirus. Si tratta a tutti gli effetti di strumenti acquistati da aziende, enti locali e ospedali italiani, ma che spesso vengono interpretati come “aiuti” inviati all’Italia da parte del Governo cinese. C’è una ragione a tutto questo, ed è il risultato di quella che sembra a tutti gli effetti un’accurata strategia di manipolazione dell’informazione, fatta di fake news, utilizzo di bot, e di orientamento della stampa.

Andiamo con ordine: tutto è iniziato con l’arrivo dei medici ed infermieri della Croce Rossa cinese, la data è quella del 12 marzo. In quel caso si tratta effettivamente di una spedizione a spese del governo cinese. Ma tutto il resto?
Tutto il resto è, semplicemente, business. L’Italia sta acquistando milioni di euro in mascherine, strumentazioni e apparecchiature provenienti dalla Cina (maggior produttore al mondo), molti media, però continuano ad omettere il dettaglio dell’acquisto, promosso da aziende, enti locali, sponsor, alimentando ambiguità e confusione.
Per rendersene conto basta confrontare un qualunque articolo italiano con un equivalente straniero. In Italia “compra” o “acquistate” viene sempre omesso negli articoli, all’estero no.

Il titolo di un articolo di El Pais che racconta l’acquisto di materiale sanitario dalla Cina
Come riporta una notizia simile, invece, un sito italiano come La voce del Trentino

La differenza che può fare un titolo o un servizio televisivo non è da sottovalutare: l’ambiguità su cui stiamo costruendo questa narrazione può condizionare la percezione e la reputazione del Governo Cinese, le scelte dell’elettorato rispetto a questi temi, e di conseguenza gli equilibri geopolitici.

Ad una sempre più accentuata ambiguità di televisioni e giornali, si è unita, infine, la confusione sui social media, che, secondo un’inchiesta di Formiche, sarebbe stata alimentata anche grazie all’utilizzo di bot e di fake news.
Un team di ricerca specializzato in analisi dati e digitale, ha infatti individuato pattern di comportamento altamente sospetti tra gli utenti che hanno ritwittato i contenuti dell’Ambasciata Cinese. L’Oxford Internet Institute ha elaborato precise indicazioni che permettono di individuare un bot, dal numero di tweet effettuati in un giorno, che diventano sospetti se superano i 50, agli orari e fonti delle attività.

Ad esempio molti dei bot “supporter” dei tweet #forzaCinaeItalia twittavano 24 ore su 24, senza interruzioni tra giorno e la notte. La ricerca dimostra che circa un terzo degli utenti che hanno retwittato l’hashtag #grazieCina e metà di quelli che hanno retwittato #ForzaCinaeItalia è da considerare bot, quindi non autentico. E non è autentica neanche la notizia, rilanciata dalla portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese Hua Chunying, secondo cui gli italiani si sarebbero affacciati a cantare ed applaudire l’inno cinese in segno di gratitudine.

Anche in questo caso si tratta di propaganda: il video postato dalla portavoce riprende l’applauso dedicato agli operatori sanitari, uno dei tanti flash mob organizzati sul web nelle prime settimane della quarantena. Chi riprende la scena, però, sta ascoltando e riproducendo l’inno cinese, e questo può indurre gli utenti a ritenere che l’inno sia riprodotto in tutta la città, e che l’applauso sia proprio per il governo cinese.

Questi dati e fatti vanno ad integrare i sospetti di una strategia di soft power che il Partito Comunista Cinese starebbe portando avanti per influenzare l’opinione pubblica e leader politici europei. Una partita che è giocata, però, almeno in parte, sul pericoloso terreno della manipolazione dell’informazione. In epoca di social media e di comunicazione di massa, un messaggio non corretto può pericolosamente influenzare le dinamiche politiche, elettorali ed economiche di un Paese. Ed è su questo che dovrebbero interrogarsi media e classe politica.

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