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Coronavirus, guasto all’impianto dell’ossigeno dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli

Il nosocomio è punto di riferimento per quasi mezzo milione di abitanti che, ad ora, versa in condizioni precarie e deve fare i conti anche con l’emergenza Coronavirus

Di Redazione TPI
Pubblicato il 22 Mar. 2020 alle 13:40
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Coronavirus, guasto all’impianto dell’ossigeno dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli

Napoli, venerdì 20 marzo, ore 5 del mattino. Il rumore sordo di un compressore inarrestabile. Un fumo che non accenna a placarsi. È una fuga di gas. Un guasto all’impianto dell’ossigeno dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Il punto di riferimento per quasi mezzo milione di abitanti che, ad ora, versa in condizioni precarie e deve fare i conti anche con l’emergenza Coronavirus.

Proprio lì, pochi giorni fa, è morta una signora affetta da Covid-19. Ventiquattro ore di agonia, il tempo di passare per il Pronto Soccorso, in Radiologia e in Rianimazione. Nulla da fare. Ma l’esito del tampone è arrivato solo dopo il decesso. Il personale che ha soccorso la signora e chi ha frequentato gli stessi reparti, pazienti compresi, è entrato e uscito per tre turni. Senza mascherine e protezioni anti-virus e rischiando di contagiare anche i familiari.

Tanto che, nei giorni successivi al decesso, è stato fatto appello a tutto il personale sanitario di sottoporsi al tampone. 130 potenziali contagiati per il mancato funzionamento del cosiddetto “Pre-Triage”, quel tendone installato dalla Protezione Civile proprio per filtrare i pazienti sospetti, affinché non diventino contagiosi per l’intero ospedale. Invece, al San Giovanni Bosco, il pre-triage è stato posizionato 100 metri oltre il Pronto Soccorso. Come se, in cucina, mettessimo lo scolapasta sotto al lavello.

Pre-triage chiuso per mancanza di dispositivi di protezione e presidi medici. Cioè come non avere proprio lo scolapasta. E poi non potersi nemmeno lavare le mani perché, nonostante nei pressi del Pronto Soccorso ci siano due pazienti infetti, il caposala deve litigare col primario perché manca anche il sapone.

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Sabato 21 marzo il Premier Giuseppe Conte ha annunciato: “Chiusa ogni attività produttiva non essenziale nel paese”. Così il Presidente del Consiglio impone all’Italia la serrata degli uffici pubblici, di tutte le attività produttive, professionali, commerciali e artigianali, ad eccezione delle aziende e delle fabbriche strategiche per la filiera agroalimentare, sanitaria, energetica. Una scelta sofferta, che il premier avrebbe voluto evitare e che anche Confindustria sconsiglia fino all’ultimo, ma sulla quale pesa un terribile bilancio. Gli ultimi numeri aggiornati a sabato riportano: 4.825 morti e 6.072 guariti, mentre il totale dei contagiati è di 42.681 e quello dei casi totali di 53.578.

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