La “marcia su Roma” del primo maggio contro il governo è un flop: profili troll sabotano l’evento su Telegram

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 2 Mag. 2020 alle 16:52 Aggiornato il 2 Mag. 2020 alle 17:31
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Immagine di copertina

Il flop della “marcia su Roma” del primo maggio

Ieri, primo maggio 2020, alcuni gruppi inneggianti al Duce avevano organizzato su Telegram una “marcia su Roma” per protestare contro le misure di lockdown imposte dal governo. Come avviene spesso negli ultimi giorni in preparazione di questo tipo di eventi, centinaia di partecipanti hanno aderito all’evento sulla app di messaggistica instantanea disposto di un sistema di crittografia, più difficile da rintracciare rispetto a Facebook e Whatsapp. Ma la manifestazione si è rivelato un flop. E dietro il fallimento ci sarebbe lo zampino di alcuni account di troll che si sono intrufolati nelle chat per confondere le acque, mentre anche gli inviati de Le Iene, che hanno riportato la vicenda, erano riusciti ad ottenere l’accesso ai gruppi e si sono goduti lo spettacolo della marcia sabotata.

Secondo quanto riportato dal sito del programma televisivo, la protesta sarebbe stata organizzata da un gruppo di cittadini e piccoli imprenditori, mentre uno degli artefici del sabotaggio ha raccontato su Facebook che i gruppi portavano il nome di “1 maggio marcia su Roma” ed erano gestiti da un ex consigliere comunale di Massa Carrara e da un ex militante di Futuro e Libertà per l’Italia.

“Questi due personaggi volevano fare una rivoluzione contro il governo Conte presentandosi davanti a Piazza San Giovanni o a Montecitorio, facendosi propaganda a colpi di ‘E’ giunta l’ora delle decisioni irrevocabili, ‘marciare per non marcire’, ‘vincere e vinceremo’ e tante fake news (ad esempio dicevano che le multe per elusione della quarantena sono anticostituzionali e quindi si possono non pagare) e complottismo”, racconta il giovane, che insieme ad altre decine di persone ha deciso di ingannare i partecipanti e far loro perdere tempo, “prima fingendosi infermieri di Milano che gli avrebbero portato tende e mascherine, poi simulando l’arresto lungo la strada e infine chiedendo di protestare anche per la nostra libertà”, scrive il ragazzo, che su Facebook diffonde i video dei veri organizzatori preoccupati proprio perché i complici milanesi erano stati fermati dall’esercito.

I profili troll si sono inventati ogni escamotage, tra cui far credere che tra loro ci fosse un spia pronta a venderli alla polizia mentre si recavano in macchina a Roma, oppure dicendo che la webcam di Piazza San Giovanni “era stata spenta dallo stato per tenere nascosto cosa sarebbe successo (si trattava di una webcam rotta da almeno 2 anni). “Nel mentre qualcuno su Telegram si è pure fatto mettere admin dei loro gruppi convincendoli con qualche scusa e nella notte li ha decimati, bannando tutti”, si legge nel post di uno dei sabotatori.

Alla fine piazza San Giovanni era vuota, eccetto i pochi organizzatori. Come raccontano Le Iene, sulle chat Telegram circolavano anche immagini di una manifestazione di settembre 2019 che qualcuno spacciava per diretta del raduno di San Giovanni, e decine di messaggi che parlavano della polizia in azione per fermare la protesta. “Mi fanno processo per direttisima per violazione della sicurezza di Montecitorio”, “ma non era San Giovanni?” scrivevano i troll nella chat. E così alla fine l’evento è stato un vero flop. “Sentite qui non c’è un’anima, tutto di merda”, scrive un membro del gruppo dopo aver constatato che in piazza San Giovanni non era arrivato nessuno. Ma c’è chi non si perde d’animo: nella chat un altro membro mostra le immagini della piazza deserta, ma scrive che “è una vittoria perché abbiamo dimostrato che si può arrivare a Roma”.

Intanto, su Telegram sono attivi decine di gruppi simili impegnati nell’organizzazione di altre manifestazioni, animate sempre dalla volontà di “mandare a casa Conte” e protestate contro il lockdown che equivarrebbe a una “dittatura”. Uno degli aspetti più preoccupanti di questo fenomeno dilagante è che nelle chat circolano diverse fake news, prima tra tutte quella secondo cui i Dpcm “non sono legge” e per questo le misure di contenimento che vietano a milioni di italiani di uscire, sarebbero incostituzionali. Nonché la convinzione che le forze dell’ordine usino “i 5G”. Il prossimo evento simile è stato organizzato nelle piazze di tutta Italia il 4 maggio da gruppi Telegram organizzati su base regionale al grido “Lombardia reattiva”, “Emilia Romagna reattiva” etc. Contano migliaia di iscritti, ma non è detto che anche questa volta qualcuno organizzi un sabotaggio.

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