Coronavirus, caos sulla riapertura delle scuole a settembre. Dall’uso delle mascherine alle linee guida in caso di contagio: tutti i nodi ancora da sciogliere

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 20 Ago. 2020 alle 12:44 Aggiornato il 20 Ago. 2020 alle 12:50
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Coronavirus: caos sulla riapertura delle scuole a settembre. E il governo rischia di cadere

Sulla riapertura delle scuole a settembre è caos totale tra la confusione sulle norme anti-Coronavirus da adottare, il ritardo sulla consegna agli istituti dei banchi monoposto e l’incognita su un eventuale rialzo dei contagi dopo l’aumento dei casi registrati negli ultimi giorni. Sulle riaperture delle scuole in totale sicurezza, il governo stesso si gioca una fetta importante di credibilità, ma anche la sua stessa sopravvivenza. Ne è consapevole il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale pochi giorni fa ha dichiarato che “Sulla scuola si rischia una rivolta di massa“, ma anche il ministro della Salute Roberto Speranza, che in un’intervista ha affermato: “Non possiamo sbagliare sulla scuola e ogni provvedimento, ogni sacrificio chiesto è fatto pensando alla riapertura delle scuole che segnerà la vera fine del lockdown”.

Si rientra il 14 settembre, ma Ricciardi avverte: “Con più casi, riapertura scuole a rischio”

Al momento l’unica certezza, almeno a parole, sembrerebbe essere sulla data di riapertura delle scuole fissata per il 14 settembre. Lo ha assicurato il premier Conte, confermato il ministro Boccia in un’intervista, e ribadito anche la ministra dell’Istruzione Azzolina nel corso dell’incontro che si è svolto nella giornata di mercoledì 19 agosto con il Comitato tecnico scientifico prima e successivamente con il Commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, i rappresentanti di Uffici scolastici regionali, Anci e sindacati della scuola. I calendari scolastici, tuttavia, dipendono dalle Regioni e la riapertura delle scuole non sarà omogenea in tutta Italia. A Bolzano si inizia il 7 settembre, mentre Toscana ed Emilia-Romagna partiranno il 15. Il governatore della Puglia Emiliano, invece, ha deciso di rimandare tutto a dopo le elezioni, fissando la data di inizio al 23.

A gettare ulteriore scompiglio, però, ci ha pensato Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute, che in un’intervista rilasciata ad Agorà il 20 agosto ha dichiarato: “Se la circolazione del virus riaumenta ci troveremo nelle condizioni in cui sono messe a rischio sia la riapertura delle scuole il 14 settembre sia le votazioni fissate per il 20 e 21 settembre”. Ricciardi ha poi aggiunto: “Si potrà votare se tutte le fasce di età, specie quella tra i 20 e i 40 anni, rimodificano positivamente i propri comportamenti. Se questo viene fatto sicuramente si potrà riprendere la scuola il 14 settembre e sicuramente si potrà andare a votare. Se invece questo non succede e la circolazione del virus riaumenta, ci troveremo nelle condizioni, come in altri Paesi in cui queste attività sono messe a rischio, ma speriamo di no”.

Scuole: quando arriveranno i banchi monoposto?

L’adozione dei banchi monoposto con o senza rotelle avrebbe dovuto risolvere ogni problema di distanziamento sociale. Il problema è che dei circa 2 milioni e mezzo di banchi ordinati dalle scuole a settembre ne arriveranno molto pochi e gli istituti scolastici si ritroveranno a dover fronteggiare la riaperture delle scuole con i vecchi banchi, che non garantiscono il distanziamento. Al momento le consegne sono previste perlopiù per fine ottobre. Nella riunione con i rappresentanti di Uffici scolastici regionali, Anci e sindacati della scuola, Azzolina e Arcuri hanno illustrano i criteri di consegna: i primi banchi monoposto saranno consegnati alle Regioni che hanno l’Rt, l’indice di contagio, più alto. Inoltre si darà la precedenza alle scuole elementari.

Caos sulle mascherine: quando va indossata?

È uno dei temi più controversi. Nella giornata di mercoledì 19 agosto, in un’intervista a SkyTg24, Agostino Miozzo, coordinatore del comitato tecnico scientifico, ha dichiarato che la “mascherina andrà indossata sempre”. “Ai ragazzi sopra i sei anni sarà chiesto di usare la mascherina – ha dichiarato Miozzo – Ci saranno delle condizioni particolari, come ad esempio l’uso o non uso della mascherina per una ragazzo o una ragazza non udente, per un bambino o una bambina con delle difficoltà neurologiche o psicologiche oppure durante l’interrogazione”. Miozzo ha poi aggiunto: “Ci saranno dei momenti del contesto locale e specifico che saranno di volta in volta valutati. Ovviamente non c’è la mascherina a mensa o mentre si fa ginnastica, però l’indicazione è di utilizzarla”.

Le dichiarazioni di Miozzo hanno destato diverse perplessità dal momento che la ministra Azzolina pochi giorni prima aveva assicurato la possibilità di togliere la mascherina una volta seduti al banco. Lo stesso Miozzo ha poi fatto una parziale marcia indietro dichiarando, in un’intervista al Corriere della Sera, che “Se il docente è certo che i bambini siano seduti e distanziati, ad esempio durante un compito in classe o l’interrogazione, allora potrà consentire di abbassarla. Chi si muove in classe deve indossarla, i movimenti vanno protetti. C’è differenza tra staticità e mobilità. No la mascherina a mensa o in palestra, fermo restando il metro di distanza”. La richiesta del rispetto del metro di distanza, però, si va a scontrare, come detto, con i ritardi sulle consegne dei banchi monoposto.

Riapertura scuole: chi deve misurare la febbre?

La rilevazione della temperatura corporea, obbligatoria prima di recarsi a scuola, andrà effettuata a casa. Anche su questo punto si era scatenato il caos perché non era chiaro se la febbre andasse misurata a casa in maniera autonoma o dal personale scolastico prima dell’ingresso negli istituti. La febbre, dunque, andrà misurata a casa. Ma qui sorge un altro dubbio, avanzato anche dallo scienziato Andrea Crisanti in un’intervista a TPI, e riguardante il criterio di misurazione della febbre. Crisanti, infatti, sottolinea che non è “normale che 8 milioni di famiglie misureranno la temperatura da sole, a casa, con termometri diversi sotto l’ascella. Questo è assurdo, non è serio”.

Cosa succede se un alunno viene contagiato?

Partendo dal presupposto che “sicuramente ci saranno casi di contagio” come dichiarato sempre da Agostino Miozzo (Cts), cosa succede se uno studente risulta positivo al Coronavirus? Secondo Miozzo “non vorrà dire chiudere le scuole di un paese, della regione o della provincia, ma bisognerà di volta in volta esaminare il contesto, la specifica situazione e se necessario mettere in quarantena una classe o se necessario mettere in quarantena l’intera scuola. Questo sarà discusso con le strutture sanitarie locali e con il dirigente didattico e di volta in volta verrà studiata la soluzione più opportuna”.

Nonostante il protocollo redatto dall’Istituto superiore di Sanità, dai ministeri della Salute e dell’Istruzione, dalla fondazione Kessler e dalle regioni Veneto ed Emilia-Romagna, dal titolo “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”, dunque non vi sono ancora delle linee guida definitive sulla questione. Di certo, se un alunno ha più di 37,5° di febbre, tosse, mal di testa e altri sintomi compatibili con il Covid-19, dovrà essere portato in una stanza di isolamento, che ogni scuola dovrà allestire entro la ripresa delle lezioni, e poi essere riportato a casa dai genitori, i quali dovranno occuparsi di chiamare il medico di base per sottoporre a tampone lo studente. Ma cosa succede se il ragazzo risultato effettivamente positivo al Coronavirus? Si mette in quarantena la classe o si chiude momentaneamente l’istituto? È il nodo su cui Cts e istituzioni varie stanno discutendo. Ma intanto manca in meno di un mese al suono della campanella.

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