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Coronavirus, caldo e zanzare: cosa sapere in vista dell’estate

Di Massimiliano Fanni Canelles
Pubblicato il 3 Mag. 2020 alle 16:24
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Credit: Pixabay

Il Coronavirus sopravviverà al caldo dell’estate? Il virus può essere trasmesso agli uomini anche tramite le zanzare? Proviamo a rispondere.

Coronavirus: possibile la trasmissione attraverso le zanzare?
La zanzara è l’animale più letale al mondo per gli esseri umani. Questi insetti possono trasmettere alcuni organismi patogeni come la malaria, il virus Zika, la febbre gialla o quella del Nilo, la febbre dengue, il virus chikungunya. Ma per il Coronavirus non sembra così. Prima di tutto sappiamo che il Covid-19 si concentra prevalentemente nel tratto respiratorio umano e non nel sangue, che la zanzara aspira durante la puntura. In secondo luogo l’enzima anticoagulante (che la zanzara utilizza per aspirare il sangue più facilmente) denatura e distrugge spesso l’involucro (capside) dei virus aspirati.

Il Coronavirus poi, come Hiv e Ebola, non è in grado di sopravvivere all’interno della zanzara, albergare quindi nelle ghiandole salivari e venire inoculato alla puntura successiva. I virus che sopravvivono all’interno della zanzara possono farlo perché sono in grado di infettare le cellule che rivestono l’intestino stesso dell’insetto per poi arrivare alle ghiandole salivari. Questo processo richiede poi diversi giorni e la vita della zanzara è breve e non tanto durevole quanto servirebbe al virus per fare tutto questo processo.

Il Coronavirus sopravviverà al caldo?
Sono molti i virus respiratori che si affievoliscono con l’estate. Questo è dovuto alle temperature che rendono instabili le goccioline di fomiti (saliva, starnuti, tosse ecc…) che trasportano il virus nell’ambiente. Questo meccanismo è noto ai virologi da decenni, e spiega perché tutte le infezioni virali respiratorie sono altamente stagionali con predilezione per l’inverno.

In secondo luogo è da considerare quanto la temperatura climatica agisce direttamente sul Coronavirus. Secondo l’ultimo rapporto tecnico dell’Istituto superiore di sanità il Covid-19 può essere rilevato “fino a sette giorni a 22 gradi, o fino a un giorno a 37 gradi. Dopo 30 minuti a 56 gradi e dopo 5 minuti a 70 gradi”, con alcune differenze a seconda delle superfici o della tipologia dell’aria e dell’inquinamento.

Sono questi i motivi per cui il Coronavirus sembra preferire un clima fresco e asciutto rispetto a Paesi con clima caldo e umido. È da sottolineare però che parte di questi studi sono solo “osservazionali” e che altre ricerche negano una dipendenza tra la temperatura atmosferica e la trasmissione del virus. È innegabile comunque che le aree geografiche che tra gennaio e marzo hanno avuto temperature medie superiori ai 18 gradi contano oggi complessivamente meno contagi rispetto alle zone più fredde.

Le motivazioni possono essere quelle sopraindicate ma anche legate al fatto che nella bella stagione i contatti possono avvenire più spesso all’aperto e non in luoghi chiusi dove la carica virale è maggiore. Di questo avviso è anche Sylvie Briand, direttore del dipartimento per la gestione dei rischi infettivi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui “il caldo e la vita all’aria aperta potrebbero limitare il contagio”.

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