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“Il presidente Bardi è commissario dell’emergenza Coronavirus, non dell’emergenza sanitaria”. Surreale intervista al portavoce del governatore della Basilicata (di Selvaggia Lucarelli)

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 4 Apr. 2020 alle 19:41 Aggiornato il 5 Apr. 2020 alle 11:21
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Immagine di copertina
Il governatore della Basilicata, Vito Bardi, e l'ingresso dell'ospedale San Carlo di Potenza (Credits: Ansa)

Coronavirus Basilicata, surreale intervista al portavoce del governatore Bardi

“Tutte le notizie sulla Basilicata verranno fornite dal presidente della Regione Vito Bardi e dal direttore della sanità Ernesto Esposito, per il tramite del capo ufficio stampa o direttamente”. Recita così un comunicato della regione Basilicata. Provo dunque a chiedere un’intervista sulla grave situazione della gestione dell’emergenza Coronavirus in Basilicata (due persone sono decedute dopo che per giorni era stato loro negato il tampone) e il portavoce del presidente Bardi Massimo Calenda mi spiega che le domande posso farle a lui.

Posso fare qualche domanda al presidente Bardi?

Mi dica che riferisco, lui sta con Boccia. Vuole parlare della persona che è prematuramente scomparsa?

Della morte di Antonio Nicastro, sì. E comunque in generale della gestione dell’emergenza in Basilicata.

Sta succedendo che abbiamo il numero più basso di casi rispetto alla popolazione residente e a parte questi due scomparsi che ha citato, anche il più basso numero di morti.

Ci sono stati morti anche oggi.

No, oggi è scomparsa solamente una persona.

E perché, una persona non conta?

Certo, è un dolore per la famiglia. Ma allora a Bergamo, a Milano, in Emilia Romagna, in Liguria, lì cosa si dovrebbe fare?

Lì c’è purtroppo una quantità di contagiati spaventosa, lei ha appena detto che in Basilicata avete il più basso numero di contagi.

E anche di morti.

Ecco, quindi come mai non fate tamponi a quei pochi contagiati, visto che la terapia intensiva è libera e avete la possibilità di curare tempestivamente le persone?

Ma chi l’ha detto che non si fanno i tamponi alle persone che stanno male?

Il signor Antonio prima di morire, per esempio.

Su quella vicenda c’è un’indagine della magistratura e una interna voluta dal presidente Bardi.

Quindi questa vicenda non rientra nella casistica?

In tutta Italia ci sono vicende così, è pieno di persone che chiedevano tamponi e poi sono morte.

Ma lei le ha sentite le dichiarazioni dell’assessore alla sanità lucana Leone?

Sono di due mesi fa.

Due mesi fa era il 4 febbraio, in Italia non c’era il Coronavirus.

Non è vero. Un mese mezzo fa.

Guardi, la frase sul paziente uno in Basilicata che era già a farsi la pastasciutta a casa era del 3 marzo, un mese fa.

Non è possibile.

Sì, era il 3 marzo.

Vabbè. Ma quello era un paziente ritenuto erroneamente positivo, che era stato ospedalizzato, invece era asintomatico positivo. E’ andato a casa.

Non ho capito.

Leone voleva dire che il paziente era positivo, ma stava a casa. Non ha sottovalutato.

Bah. Comunque sempre l’assessore alla sanità Leone il 27 febbraio ha detto in consiglio regionale che il Coronavirus era una semplice influenza.

Vuole che le ricordo le dichiarazioni degli scienziati che dicevano in quel periodo che era meno di un’influenza?

Lei ha una memoria selettiva, specifichi quali scienziati. Burioni per esempio non ha mai parlato di influenza.

Burioni? Io le ho citato Burioni? Non me ne sono accorto. Gli scienziati, le ripeto, in quel periodo dicevano altro.

E Burioni cos’è, un ciclista?

Ho capito, ma allora se è per questo c’era il signore del Pd che si andava a fare l’aperitivo a Milano.

Ma Leone è medico, è l’assessore alla Sanità.

E quello era il presidente della Regione. O parliamo di quell’altro, del sindaco di Milano?

Nessuno dei due ha detto che era un’influenza, comunque. Parliamo di quando l’assessore alla sanità Leone ha detto che la colpa della cattiva gestione sanitaria è dei medici di base lucani.

Non ha dato nessuna colpa ai medici, ma quando mai.

Ma come no. Ha detto: “I medici di famiglia hanno ceduto le armi. Non ha funzionato il sistema di monitoraggio del territorio da parte dei medici di medicina generale. Dicono che mancano i dispositivi di protezione personale, li abbiamo mandati nelle sedi opportune dove loro devono avere la compiacenza di andare a ritirarli”.

Ma questo è quello che ha detto lui.

Eh, l’assessore. E di chi stiamo parlando? Non sta accusando i medici?

Lo stesso presidente dell’Ordine dei medici ha ammesso che nella prima fase della malattia i medici lucani non sono stati pronti come avrebbero dovuto.

A dire il vero il presidente dell’Ordine dei medici ha detto che “sono dichiarazioni beffarde e irrispettose per la categoria”.

Ha corretto il tiro dopo, la verità è più complessa.

Perché non è stato fatto il tampone al povero Nicastro che lo chiedeva da due settimane? E all’altro uomo di 58 anni che è morto dopo aver chiesto il tampone per 10 giorni, come raccontato dalla moglie?

Bisogna capirsi, il tampone li fanno i medici, non Bardi.

Bardi è il commissario per l’emergenza Covid-19.

Eh, appunto, non per l’emergenza sanitaria.

Scusi, l’emergenza Covid non è un’emergenza sanitaria?

Ma il tampone non gli compete, compete ai medici.

E chi si deve allarmare se non lo fanno?

Chi fa le indagini.

E quindi mi scusi, Bardi nell’emergenza che ruolo ha?

Lei ha il brutto vizio della categoria dei giornalisti di non essere informata. Le ho detto che lui non fa tamponi, se i medici dicono che un paziente è asintomatico e al pronto soccorso lo mandano via, è colpa loro, parlo italiano?

Perché si irrita? Le ho solo chiesto quale sia il ruolo di Bardi.

Quello di far funzionare il sistema.

Ecco. Il sistema non funziona.

Ah.. ma lei…come dire…. ma se lei sa già tutto, inutile che parliamo.

Mi spieghi come è andata la storia di Palmiro Parisi, morto aspettando il tampone come Nicastro.

Anche su questo c’è un’inchiesta in corso.

Sono già due inchieste, qualcosa in Basilicata non va, no?

No, abbiamo migliaia di malati che vengono curati e non fanno notizia.

Ma avete 252 positivi.

Appunto, li abbiamo curati tutti.

E quei due morti non contano?

Lo deciderà l’indagine interna, quando avrò i risultati glielo dico.

Perché alcuni no e altre persone hanno fatto tamponi, per esempio l’ad dell’acquedotto lucano che aveva lievi sintomi e il giornalista Laguardia?

Perché evidentemente il medico avrà seguito le procedure, avranno avuto sintomi.

Non sintomi gravi.

Comunque senta, mi sta facendo questa intervista per due casi in tutto per cui c’è un’indagine in corso.

Due casi su quanti morti in Basilicata?

11.

La percentuale la fa lei o gliela dico io?

Bah, sarà più o meno…

Quasi il 20 per cento, le sembra poco?

Se ne parla perché sono diventati casi mediatici.

E certo, sono diventati mediatici perché hanno scritto su Facebook i pazienti, i parenti.

Non è così, ma si tenga le sue dolci convinzioni.

Ma voi avete dato le protezioni ai medici di base?

Come in tutte le altre parti di Italia. Il presidente del Consiglio ci aveva detto “non vi preoccupate” e invece abbiamo comprato tutto nei mercati secondari, distribuendo quello che abbiamo comprato, mentre la Protezione civile non manda nulla.

Leone ha detto che i medici i dispositivi di protezione non se li erano andati a prendere. Dove erano stati portati?

Presso la sanità pubblica e i medici si stanno andando ad approvvigionare.

Presso la sanità pubblica dove?

Presso… presso le aziende. Vuole gli indirizzi? Non so, mi dica lei se glieli devo far avere.

Cosa è arrivato?

Tutto, mascherine, guanti, quello che serve. Credo abbiano diritto a… a memoria… non lo so. Comunque noi abbiamo 10 squadre Covid che vanno a trovare i malati a casa col saturimetro.

Ha letto il post di Francesco Giuzio che dice che sua madre è medico e che ha avuto in tutto tre mascherine?

Non ho letto, non ho tempo, io lavoro. Se la dottoressa ha avuto 3 mascherine, vada a recuperare il resto alla Asl. E poi questo è quello che dice una parte, vada da più fonti, questo post l’ha scritto il figlio, non il dottore.

Quindi il figlio mente?

Il figlio è un consigliere del Pd.

Lei il post ovviamente l’aveva letto.

No, me lo sta dicendo lei.

Ma sapeva già tutto, su.

No, è che quel nome lo conosco, mica abito a Parigi io.

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