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Guida la bici in stato di ebrezza: ciclista genovese condannato a 2 mesi di carcere e 1.100 euro di multa

Immagine di copertina
Credit: AGF

"Mi hanno che per il codice della strada ero un pericolo anche se fossi stato a cavallo. La mia vita è stata stravolta": l'incredibile vicenda di Francesco, insegnante precario di 37 anni, risultato positivo all'alcoltest mentre era in sella alla sua bici

Guida la bici in stato di ebrezza: condannato a 2 mesi di carcere

Un insegnante precario di Genova è stato condannato a 2 mesi di carcere e a pagare una maxi multa da 1100 euro dopo essere risultato positivo all’alcoltest mentre si trovava in sella alla sua bici. A raccontare l’incredibile vicenda è La Repubblica, secondo cui, il 6 ottobre scorso, l’uomo, un 37enne, è andato a festeggiare con gli amici dopo aver ricevuto un incarico annuale.

“Sapevo che avrei bevuto alcol e avevo scelto di prendere la bici, quella con il cestino davanti che uso per portare i figli. Dopo l’aperitivo sono risalito in sella. Ero quasi arrivato a casa quando ho scorto una pattuglia della polizia locale. Avrei potuto girare e cambiare strada, ma sarebbe stato scorretto. Mi hanno fermato, sono risultato positivo all’alcoltest. L’agente mi ha fatto la multa di 1100 euro. Ha detto che per il codice della strada ero un pericolo anche se fossi stato a cavallo” ha raccontato Francesco, questo il nome del ciclista.

Il 37enne è stato anche condannato a 60 giorni di carcere poi “convertiti in lavori socialmente utili”. La bici, però, non è stata sequestrata: “Mi hanno fatto tornare a casa pedalando, così com’ero arrivato”. Ora l’uomo sta scontando la pena “nella bocciofila presso cui presto servizio ho la condanna più alta. Ci sono persone che hanno causato gravi incidenti stradali ma devono scontare al massimo 40 ore. Mi è stato spiegato che ho tante ore perché, essendo in bici, non mi hanno potuto ritirare la patente”.

Tra coloro che stanno scontando la pena insieme a lui ci sono anche “un ragazzo trovato positivo all’alcoltest su un monopattino, un professionista che tornava dalla festa di laurea del figlio. La mia vita è stata stravolta”. Questo perché “passo nella bocciofila tutto il tempo libero, mia moglie lavora e capita che, per poter andare a scontare la pena, dobbiamo chiamare la baby sitter”. Il 37enne ha quindi aperto una raccolta fondi: “Perché spero che tutta questa storia possa produrre qualcosa di utile, è a favore dell’Associazione Daneo che sostiene iniziative inclusive di una scuola primaria di Genova”.

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