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Pandoro-gate, Chiara Ferragni assolta dall’accusa di truffa aggravata. Le prime parole dell’influencer: “È finito un incubo, grazie ai miei follower”

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La fine di incubo: così Chiara Ferragni definisce il processo sul cosiddetto Pandoro-gate, la vicenda che la vedeva imputata per le campagne benefiche legate al pandoro “Pink Christmas” Balocco e alle uova Dolci Preziosi, e che oggi si è conclusa con l’assoluzione dell’influencer dall’accusa di truffa aggravata. Accerchiata dai giornalisti, l’imprenditrice digitale, visibilmente emozionata, ha dichiarato subito dopo la sentenza: “È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta. Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”.

Oltre a Chiara Ferragni, il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, ha prosciolto anche Fabio Maria Damato e Francesco Cannillo. Per l’imprenditrice digitale era stato chiesta una condanna a un anno e 8 mesi. Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco aveva chiesto la condanna, sempre a un anno e otto mesi, anche per Fabio Maria Damato, ex braccio destro dell’imprenditrice digitale, mentre per Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-ID, era stato chiesto un anno. Nella vicenda era inizialmente coinvolta anche Alessandra Balocco, amministratore delegato dell’azienda dolciaria, recentemente scomparsa.

Il giudice Mannucci, tecnicamente, non ha riconosciuto l’aggravante, contestata dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia. In questo modo, poiché il Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con la influencer, ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa semplice

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