Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:20
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Home » Cronaca

Cartabellotta a TPI: “Con Omicron il ‘rischio ragionato’ non funziona più. Il governo riveda i parametri”

Immagine di copertina

Perfino membri dell’OMS ieri hanno chiarito ai Paesi che no, che la variante Omicron non è un raffreddore. Eppure la suggestiva narrazione della “raffredorizzazione” è molto in voga e molto utile per appannare il default dei servizi sanitari territoriali. Ne abbiamo parlato con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che dall’inizio della pandemia analizza i dati e le evidenze scientifiche.

Quindi è solo un raffreddore? Va tutto bene e siamo noi che creiamo falsi allarmi?
Il virus del raffreddore ha un R0 inferiore a 2, mentre la variante omicron intorno a 7-8. Il raffreddore ha un tasso di letalità inferiore allo 0.04%, la COVID-19 intorno all’1%. Direi che il caso è chiuso. Tuttavia, dati preliminari raccolti in vari paesi (Regno Unito, Sudafrica, Australia, Canada) dimostrano che il rischio di ospedalizzazione nelle persone infette dalla variante omicron si riduce di circa il 30-40%. Ma se una malattia meno severa è sempre un vantaggio per il singolo individuo, la contagiosità molto elevata è un problema enorme per la risposta dei servizi sanitari. E i numeri parlano chiaro: il 27 dicembre avevamo 537.504 attualmente positivi, il 3 gennaio 1.125.052, ovvero in 7 giorni i contagi sono aumentati di oltre il 109%. Nello stesso periodo i posti letto occupati in area medica sono aumentati da 9.723 a 12.333 (+26,8%) e quelli in terapia intensiva da 1.126 a 1.351 (+20%), ovvero lo scudo della vaccinazione e, in particolare della terza dose, riducono nettamente la probabilità di malattia grave e “ammortizzano” l’impatto sugli ospedali. Ma con una media di 110 mila nuovi casi al giorno i 2 milioni di positivi, con il relativo sovraccarico ospedaliero, sono dietro l’angolo.

A cosa torna utile una narrazione così tranquillizzante da apparire scollegata dalla realtà?
Bisogna chiederlo a chi la racconta… Durante una pandemia trasferire i risultati della ricerca di base, o di quella clinica preliminare, alla gestione dei servizi sanitari è avventuroso e pericoloso perché abbassa il livello di attenzione della popolazione e convince la politica a sottovalutare i rischi. È evidente che i servizi sanitari territoriali sono già in tilt (tamponi, tracciamento, etc) e che la saturazione negli ospedali, seppur più lenta e silenziosa, rispetto alle ondate dell’era pre-vaccinale, rischia di mandare in zona arancione varie regioni entro qualche settimana. A tal proposito utile ribadire che le percentuali di occupazione in area medica e in terapia intensiva rappresentano un’unità di misura ormai anacronistica per almeno tre fattori. Innanzitutto, le Regioni possono aumentare la disponibilità dei posti letto, in particolare in area medica, per abbassare il tasso di occupazione. In secondo luogo, la “cannibalizzazione” dei posti letto riduce l’offerta sanitaria a pazienti non COVID e ritarda prestazioni essenziali. Infine, professionisti e operatori sanitari sono ormai allo stremo.

Le misure adottate fin ad ora dal Governo sono misure più economiche o sanitarie?
Il “rischio ragionato” che ha portato alle riaperture irreversibili ha funzionato benissimo da aprile a metà ottobre per la progressiva copertura vaccinale della popolazione e il declino dell’efficacia del vaccino non ancora evidente durante la favorevole stagione estiva. Poi è arrivato l’inverno, la certezza di dover somministrare il richiamo a tutta la popolazione e, soprattutto, il virus più contagioso della storia: una congiuntura astrale che impone al Governo di rivedere i parametri del “rischio ragionato”. Purtroppo, la somministrazione delle terze dosi è partita un po’ in ritardo, rispetto al via libera di metà settembre e, di fatto, il “cambio di passo” si è visto solo a metà novembre. Anche perché nel frattempo molte Regioni avevano chiuso diversi hub vaccinali e, più in generale, rallentato la “macchina organizzativa” che aveva permesso di superare 3,5 milioni di somministrazioni giornaliere. Con la progressiva estensione del green pass e la successiva istituzione del green pass rafforzato si è cercato di convincere gli indecisi a vaccinarsi, ma con risultati modesti, visto che ancora – fatta eccezione per la fascia 5-11 – oltre 5 milioni di persone non hanno fatto nemmeno una dose di vaccino. In tal senso, è mancata, a parte alcune eccezioni, una strategia di comunicazione e persuasione individuale per aiutare le persone a superare la paura di vaccinarsi.

Cosa si dovrebbe fare (per l’ennesima volta) che non è stato fatto?
Cose non fattibili nel breve-medio periodo perché richiedono programmazione strategica, allocazione di risorse, e anche coraggiose riforme sanitarie. Dall’emanazione di norme per standardizzare i sistemi di aerazione e ventilazione nelle scuole e nei luoghi pubblici al chiuso al rinforzo del personale dei servizi di sanità pubblica; dal potenziamento e riorganizzazione dei servizi sanitari territoriali, in particolare attraverso una profonda revisione del ruolo del medico di famiglia, alla gestione dei dati della pandemia e delle vaccinazioni in maniera open e interoperabile.

Non ha la sensazione che si faccia di tutto per prevedere un obbligo vaccinale “di sponda” senza avere il coraggio di imporlo con chiarezza?
Il green pass rafforzato è un obbligo vaccinale di fatto. Ma stiamo pagando cara la mancanza di coraggio, perché adesso, con le imminenti elezioni del Presidente della Repubblica, temo che il tempo per istituire l’obbligo sia scaduto.

Come si rientrerà (se si rientrerà) a scuola e sul lavoro? Cosa ne pensa delle parole di Brunetta e di chi assicura la scuola in presenza?
Questo lo deciderà il Consiglio dei Ministri. Io posso solo ribadire tre cose. Innanzitutto, con gli attuali tempi di raddoppiamento dei contagi le decisioni politiche non possono essere subordinate all’andamento dei numeri, peraltro già ampiamente prevedibili, ma devono essere molto più tempestive di quanto fatto in passato. In secondo luogo, ci stiamo rapidamente avvicinando ad una pericolosa condizione di sovraccarico dei servizi ospedalieri. Infine, rispetto a scuola e lavoro, bisogna fare delle scelte: sia perché omicron non consente di tenere tutto aperto, sia perché “sperare, non è una strategia” (T. Ryan Gregory)

Ti potrebbe interessare
Cronaca / Covid, 167.206 casi e 426 morti nell'ultimo giorno: tasso di positività al 15,2%
Cronaca / Licata, uccide 4 familiari e poi si uccide in strada: morti ragazzi di 11 e 15 anni
Cronaca / “Mi si stringe il cuore al pensiero di mio figlio che pulisce il giacchetto dagli sputi”: parla il padre del bambino insultato perché ebreo
Ti potrebbe interessare
Cronaca / Covid, 167.206 casi e 426 morti nell'ultimo giorno: tasso di positività al 15,2%
Cronaca / Licata, uccide 4 familiari e poi si uccide in strada: morti ragazzi di 11 e 15 anni
Cronaca / “Mi si stringe il cuore al pensiero di mio figlio che pulisce il giacchetto dagli sputi”: parla il padre del bambino insultato perché ebreo
Cronaca / Papa Francesco: “I genitori non condannino i figli gay”
Cronaca / Cagliari, 30enne disoccupato cerca di farsi vaccinare al posto di un no vax in cambio di una cena
Cronaca / Sileri al no vax: “Vi renderemo la vita impossibile”. Bufera social sul sottosegretario | VIDEO
Cronaca / Napoli, vuole il gelato ma non ha il green pass: anziano estrae pistola e la punta contro il vigilante
Cronaca / Scuola, le Regioni chiedono al governo di mandare in classe i positivi asintomatici
Cronaca / Covid, oggi 186.740 casi e 468 morti: mai così tanti dal 14 aprile 2021
Cronaca / I Savoia rivogliono i gioielli della corona custoditi dalla Banca d’Italia: “Appartengono a noi”