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Carabiniere ucciso a Roma, la disperazione della moglie: “Me lo hanno ammazzato”

Il dolore degli amici e della compagna di vita del militare

Di Donato De Sena
Pubblicato il 26 Lug. 2019 alle 14:14 Aggiornato il 26 Lug. 2019 alle 14:22
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Immagine di copertina

Carabiniere ucciso a Roma, la moglie: “Me lo hanno ammazzato”

Sono ovviamente parole di immenso dolore quelle pronunciate fuori dalla camera mortuaria dell’ospedale Santo Spirito a Roma dalla moglie e dagli amici di Mario Rega Cerciello, il carabiniere ucciso nella Capitale la notte scorsa tra il 25 e il 26 luglio. “Me lo hanno ammazzato”, ha detto la compagna di vita del militare, straziata dalle lacrime sfogando la sua disperazioni. La coppia si era sposata da poco. Era tornata dal viaggio di nozze lunedì scorso, per festeggiare il compleanno di lui nella Capitale.

“Non aveva ancora nemmeno disfatto i bagagli”, ha raccontato commosso il comandante della stazione dei Carabinieri di Piazza Farnese Sandro Ottaviani, il diretto superiore del militare ucciso.

“Lei viveva per lui, è una tragedia”, ha raccontato un amico dei due in lacrime. “Ancora non ci posso credere”, ha poi ripetuto un fratello della vittima. Fuori la camera mortuaria dell’ospedale romano erano presenti stamattina almeno 100 tra amici e parenti arrivati dalla Campania, la regione d’origine di Rega Cerciello.

Chi era

Il carabiniere, 35 anni, vice brigadiere, era nato e cresciuto in una famiglia umile, figlio di un fabbro e di una casalinga (un fratello ha 31 anni e una sorella 19). Suo padre era morto circa 10 anni fa, a 48 anni. Era “una persona ironica, sempre sorridente e disponibile”, hanno spiegato alcuni amici del carabiniere. “Con tanti sacrifici stava progettando di costruire una casa a Somma Vesuviana, vicino alla madre e al resto dei familiari, a cui era molto legato”.

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Mario Rega Cerciello era sposato da circa un mese, sul suo profilo Facebook sono presenti le foto del giorno del matrimonio, gli auguri di amici e familiari. Era un grande tifoso del Napoli.

Sandro Ottaviani, il comandante della stazione dei carabinieri di piazza Farnese e diretto superiore di Rega Cerciello ha detto: “Mario era un ragazzo buono, un carabiniere preparato. Era una persona che pensava sempre al prossimo, sia durante i turni di servizio sia quando non indossava la divisa”. Il comandante ha anche ricordato anche che il militare “era solito fare pellegrinaggi a Lourdes e a Loreto per dare una mano alle persone che soffrono, ogni settimana. Senza dirlo a nessuno faceva volontariato. Agli ultimi donava i suoi vestiti portava loro anche la colazione”. “Non muore solo un valoroso carabiniere, ma un grande uomo”, ha aggiunto Ottaviani.

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L’omicidio di Rega Cerciello è avvenuto in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, nel cuore di Roma. Il vice brigadiere è stato colpito da un uomo, probabilmente un cittadino nordafricano, che era stato fermato insieme a un’altra persona perché ritenuti responsabili di furto ed estorsione.

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