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La vicenda dell’ospedale di Cariati dimostra che in Calabria il diritto alla salute non esiste

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Due minacce di aborto e la disperata corsa per raggiungere l’ospedale più vicino. È la storia di Luisa Berardi, 34 anni, di Torretta di Crucoli. Paesino della provincia di Crotone che dista soli dieci minuti dall’ospedale Vittorio Cosentino di Cariati ma che da undici anni è chiuso.

“Il 6 Agosto 2019 ho avuto la prima minaccia – ci racconta Luisa- per istinto e per fare presto mi sono recata a Cariati, sperando che qualcuno potesse aiutarmi. Li mi è stato riferito che non potevano fare niente e che dovevo andare o a Crotone, quarantacinque minuti di macchina o Cosenza quasi due ore di macchina. Decidiamo per Crotone, unica possibilità, nel frattempo però ho avuto attacchi di ansia e panico. Avevo paura di non farcela, dati anche i miei problemi al cuore. A Settembre con la seconda minaccia di aborto arrivo a Crotone, subendo un parto indotto, facendo tre dosi ravvicinate con il farmaco che viene somministrato in questi casi e alla nascita del bambino, il mio potassio era a 1,3 mg un valore quasi incompatibile con la vita. Ho rischiato di morire. Ogni volta che ho dovuto fare e che devo fare analisi o un solo controllo, che avrei potuto fare a dieci minuti da casa mia, non potendo sempre arrivare a Crotone sono costretta a fare tutto dal privato. Tutto questo pensando che il centro di neonatologia e ostetricia di Cariati era un’eccellenza”.

Ma torniamo indietro. Undici anni fa l’ospedale Vittorio Cosentino di Cariati viene chiuso inspiegabilmente per i tagli alla sanità pubblica. Ospedale punto di riferimento fino ad allora, per un territorio calabrese che nei suoi 161 km da Catanzaro a Rossano, ha come unico presidio ospedaliero il San Giovanni di Dio di Crotone, un pronto soccorso, sette ambulanze idonee e tenendo conto che i cittadini sono costretti a viaggi estenuanti sulla statale 106.

In questi undici anni di silenzio assoluto da parte delle istituzioni, solo una pandemia ha riportato a galla un problema che nella realtà è un diritto: il diritto alla salute. Per questo diritto hanno lottato e continuano a lottare i ragazzi delle Lampare: “Abbiamo occupato l’ospedale dal 19 Novembre 2020 fino al Luglio 2021″. A parlare è Mimmo Formaro, uno dei rappresentati del movimento: “Abbiamo fatto un’azione di coraggio collettivo, esasperati da una situazione che dura da undici anni ovvero che qui siamo senza presidi ospedalieri e senza pronto soccorso e negli anni non si è fatto altro che spostare la capacità del pubblico sempre di più verso il privato. Anche se cambiano i presidenti o i commissari, il problema è di prospettiva e ora bisogna capire chi tra le parti ha un vero interesse e intenzione a mettere un freno alla sanità privata in favore di quella pubblica. In questi anni ci siamo ritrovati negli uffici più a parlare con gente che possiamo definire ragionieri e contabili invece che dialogare con gente che si occupava di sanità. Ed è inconcepibile parlare di profitto quando si parla di salute”.

L’ospedale di Cariati è una delle strutture meglio tenute in Calabria. Struttura complessiva di 13mila metri quadrati, disposta in due padiglioni, collegati da un tunnel coperto. Undici anni fa aveva più di 100 posti letto, servizi di lunga degenza, da quelli di base a quelli specialistici. “La cosa fondamentale come condizione, per noi e per tutti – ribadisce Mimmo Formaro – è che l’ospedale di Cariati sia presidio emergenza urgenza, con la riapertura del pronto soccorso. E adesso che il governatore Occhiuto è riuscito ad avere anche il commissariamento, pare che abbia più capacità di manovra. Ha preso degli impegni precisi e noi siamo in attesa”.

Ma il clamore mediatico che si è creato intorno alla sanità calabrese e in particolare l’ospedale di Cariati è stato sollevato dall’appello fatto dalla rockstar internazionale Roger Waters, grazie ai registi del documentario C’era una volta in Italia -Giacarta sta arrivando Federico Greco e Mirko Melchiorre: “L’idea di questo documentario, che dovrà uscire a breve, cercando di superare la difficoltà di trovare dei distributori, è nata circa un anno e mezzo fa, quando abbiamo seguito Emergency e quindi Gino Strada, per il loro lavoro all’ospedale di Crotone. Lì siamo venuti a conoscenza di quanto accadeva a Cariati e abbiamo capito che dovevamo allargare lo sguardo, capire più a fondo la situazione drammatica del territorio. Era una storia fantastica da raccontare, perché partendo dalla Calabria si poteva raccontare un problema che coinvolge tutto il mondo. Per questo abbiamo intervistato Ken Loach e Roger Waters, che sono entrati in empatia con l’ospedale di Cariati e che conoscono bene il problema della sanità. Roger Waters non ci ha pensato nemmeno un secondo e ha promesso che appena avrà la possibilità di muoversi verrà a Cariati e dare un sostegno a questi ragazzi e ai calabresi”.

La morfologia del territorio calabrese fa sì che molti comuni del crotonese risultino più vicini all’ospedale di Cariati che a quello di Crotone e in estate, questi territori che sono un privilegio della natura, arrivano quasi a raddoppiare la presenza sul territorio e quindi una maggiore richiesta al diritto alla salute. È quello che è capito ad Anselmo Grisafi, 87 anni, originario di Cirò, che vive in Germania da molti anni. “Questa estate sono sceso a Cirò Marina per trascorrere le mie vacanze. Nel frattempo ho avuto una bruttissima bronchite e nessuno era in grado di aiutarmi. Mi sono recato a Crotone ma visto il sovraffollamento del pronto soccorso per colpa del Covid, ho avuto paura e sono tornato a casa. Sarei potuto andare a Cariati ma l’ospedale mi è stato riferito che era ancora chiuso. Così ho dovuto fare un elettrocardiogramma in farmacia, ovviamente a pagamento. Preso dalla paura, ho interrotto le mie vacanze e sono rientrato in Germania. Una brutta esperienza e non posso ancora credere che se vado in vacanza, se ritorno a casa mia, non ricevo un’assistenza adeguata e peggio ancora non c’è un’alternativa che non sia quella privata”.

La provincia di Crotone è particolarmente coinvolta nella riapertura del Vittorio Cosentino di Cariati e a confermarlo sono le parole del Presidente della Provincia di Crotone e Sindaco di Cirò Marina, Sergio Ferrari: “La stragrande maggioranza degli abitanti di Cirò Marina porta nel proprio codice fiscale il suffisso “B774” che significa essere nato a Cariati. Questo lo dico a dimostrazione di quanto l’ospedale di Cariati, negli anni, sia stato per noi importante, un punto di riferimento. La riapertura dell’Ospedale riapre in noi la speranza di cure sanitarie adeguate e nelle vicinanze con l’auspicio che possa contribuire a diminuire l’emigrazione sanitaria sempre più diffusa anche per prestazioni ‘semplici’, e soprattutto a decongestionare il presidio ospedaliero di Crotone preso d’assalto da tutto il territorio crotonese. Così come gli altri comuni vicini, abbiamo già deliberato in Consiglio Comunale la proposta di riapertura dell’Ospedale indirizzata al Governo Regionale. Nella mia qualità di Presidente della Provincia, continuerò a lavorare per evidenziare e sollecitare anche in sinergia con la Provincia di Cosenza, la necessità della riapertura dell’Ospedale di Cariati”.

La riapertura dell’ospedale di Cariati coinvolge, per la morfologia del territorio, la provincia di Crotone e di Cosenza. “Certamente – dice la presidente della Provincia di Cosenza e Sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro – i cittadini di Cariati hanno le loro sacrosante ragioni. La battaglia che stanno conducendo in maniera esemplare merita rispetto da parte di tutti, vicinanza delle istituzioni e risposte. Non è ammissibile l’attuale articolazione della rete ospedaliera lungo una fascia costiera lunghissima, da Trebisacce a Crotone, tra l’altro sulla strada della morte, la Statale 106, che necessita di presìdi attrezzati. Nella fattispecie, l’ospedale di Cariati ha bisogno di essere inserito nella rete della emergenza/urgenza, quindi che sia dotato del Pronto soccorso. Su questo credo che si debba essere tutti d’accordo e che non ci siano dubbi. L’organizzazione attuale della rete dell’assistenza ospedaliera parte da lontano. Parte dalle indicazioni che diede l’Agenas nel 2010, quando fu fatto il famoso decreto 18, quindi quando fu riorganizzata la rete nell’ambito del Piano di rientro. Però l’Agenas non tenne conto delle specificità territoriali della Calabria. Oggi la grande battaglia di tutti gli amministratori pubblici deve essere proprio quella di far valere le specificità della nostra regione, che ha la sanità commissariata dal 2010. Questi 12 anni di commissariamento hanno penalizzato i cittadini. La Calabria ha per questo motivo un’evidente deprivazione sanitaria. L’altro aspetto è che si tenga conto delle difficoltà di collegamento che ha la regione. Si deve tenere conto, appunto, della specificità dei territori. Questa è un’esigenza che va portata avanti con degli atti ufficiali. In questo senso, farò la mia parte e continuerò con le interlocuzioni con gli altri sindaci, con i presidenti di Provincia e con le istituzioni tutte. Far sentire una voce unitaria dalla Calabria è importantissimo, perché, al di là dei colori della politica, sono battaglie di tutti il futuro dell’ospedale di Cariati e la necessità di introdurre le specificità territoriali negli standard assistenziali”.

E il Governo? Ha la voce del sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri, che conferma la sua vicinanza e il suo sostegno “I presidi sanitari sul territorio si aprono e non si chiudono, ne va del diritto alla salute, per questo ritengo questa una battaglia giusta. Seguo gli sviluppi della riapertura del Vittorio Cosentino e mi tengo sempre aggiornato su quello che la Regione Calabria sta progettando. Come rappresentante del Governo conto di venire il prima possibile a Cariati, a fare sentire ancora di più il mio appoggio. Cariati e tutta la Calabria non saranno abbandonati in questa lotta” .

Dalle informazioni che siamo riusciti ad avere si dà atto che allo stato attuale l’ospedale di Cariati è di fatto un ambulatorio di base. Sappiamo tuttavia che nel rifare la rete ospedaliera regionale per il periodo 2022-2024 il suddetto ospedale sarà riconfigurato come un’estensione dell’ospedale spoke di Rossano – Corigliano con i posti letto di medicina (20 posti), interventi di chirurgia che prevedono la degenza di un giorno, attività di terapia ambulatoriale di onco-ematologia, cardiologia e gastroenterologia, oltre che la radiologia compresa la tac e l’attivazione di 6 posti letto di osservazione breve intensiva aggregata al pronto soccorso.

Lo scriveva Gino Strada nel suo ultimo libro “forse è più facile costruire un ospedale a Kabul che qui“. Sarebbe davvero bello poter contraddire il fondatore di Emergency e saremmo anche sicuri che da lassù quello più felice sarebbe proprio lui.

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