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Morte di Fakir, poliziotti e sanitari non sono indagati: iscritti sul registro Modello 45-bis

Immagine di copertina
Frame video e Foto AGF

Scontri a Bologna tra antagonisti e Polizia. La famiglia della vittima di dissocia dalle violenze: "No odio, ma verità e giustizia". Il ministro Piantedosi: "Vicenda dolorosa. Per gli agenti nessuno scudo penale"

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto la scorsa domenica a Bologna, nel quartiere Pilastro, durante un intervento della polizia, mentre era ammanettato a terra. Al momento, però, non c’è nessun indagato. Sei persone – i due poliziotti e i quattro operatori sanitari visibili nel video, diventato virale, che mostra Fakir a terra con i due agenti inginocchiati sopra di lui per immobilizzarlo – sono state iscritte nel nuovo registro Modello 45-bis introdotto dal Decreto Sicurezza.

Si tratta di una delle prime applicazioni di questo nuovo strumento giuridico ideato dal Governo Meloni. Sul registro Modello 45-bis vengono annotati in via preliminare quei fatti che costituiscono un presunto reato ma che sono stati commessi in presenza di evidenti cause di giustificazione (ad esempio: legittima difesa, uso legittimo delle armi, esercizio di un diritto o adempimento di un dovere).

La procedura prevede che il pubblico ministero debba accertare entro trenta giorni se tali cause di giustificazione effettivamente sussistono. Nel caso in cui le scusanti siano confermate, il magistrato chiederà al gip l’archiviazione. Se invece la validità delle scriminanti fosse esclusa, la notizia di reato verrà iscritta nell’apposito registro e il presunto responsabile risulterà a tutti gli effetti indagato.

Scontri a Bologna
Nella serata di lunedì 20 luglio a Bologna si è tenuta una manifestazione, convocata dal sindaco Matteo Lepore, per esprimere cordoglio rispetto alla morte di Fakir e per chiedere che venga fatta chiarezza sulle cause del suo decesso. Conclusa l’iniziativa, tenuta in piazza del Nettuno, alcune centinaia di manifestanti si sono diretti verso piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura e alla Questura. Lì si sono registrati violenti scontri tra gruppi di antagonisti e forze dell’ordine.

Ci sono stati lanci di bombe carta, manganellate e cariche da parte della Polizia con lacrimogeni e idranti nel tentativo di disperdere la folla. Le tensioni sono proseguite fino a tarda sera. Il bilancio è stato di 11 feriti lievi tra agenti e attivisti.

La famiglia di Fakir si dissocia: “No odio, ma verità e giustizia”
La famiglia di Fakir ha preso le distanze dalle violenze di piazze. L’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta i parenti della vittima, ha definito gli scontri “un attacco alla famiglia”, avvertendo che la strumentalizzazione della protesta rischia di allontanare l’attenzione dalla richiesta di accertare la verità sulla morte del 42enne. Il legale ha anche espresso solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione dell’ordine pubblico.

La nipote di Fakir, Yosra, tra le lacrime ha ricordato lo zio chiedendo che la sua vicenda non venga dimenticata. “Quello che è successo – ha detto in piazza del Nettuno – ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande. Noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità. Continueremo a batterci perché nessuno debba vivere quello che ha vissuto lui”.

Il ministro Piantedosi
Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha chiarito che l’iscrizione dei poliziotti sul registro Modello 45-bis “non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del Governo Meloni”.

“In Italia nessuno è al di sopra della legge”, assicura il ministro n un’intervista su Il Messaggero. “Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa. Quella di Bologna è una vicenda dolorosa che impone anzitutto rispetto per la persona deceduta e per i suoi familiari. Proprio per questo ritengo doveroso attendere l’esito degli accertamenti. La magistratura sta lavorando e avrà tutta la collaborazione delle istituzioni”.

La vicenda
Domenica gli agenti di Polizia e i sanitari del 118 erano intervenuti in via Svevo, nel quartiere Pilastro, su richiesta di alcuni residenti che avevano segnalato la presenza di un uomo in escandescenza. Gli agenti hanno usato lo spray al peperoncino per neutralizzare Fakir, prima di bloccarlo a terra.

L’autopsia sarà fondamentale per comprendere come è morto il 42enne. Il pm Domenico Ambrosino e il procuratore Guido hanno affidato gli accertamenti alla Squadra Mobile: le verifiche, fa sapere la Procura, “terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti – di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest’ufficio – e dell’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario”. Anche le immagini della bodycam indossata dal capopattuglia saranno analizzate dagli inquirenti. La Mobile sta acquisendo inoltre le telefonate degli agenti e le comunicazioni radio e sta raccogliendo le testimonianze delle persone presenti sul posto.

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