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Genova, la denuncia di una badante: “Per avere la casa popolare mi hanno chiesto la tessera della Lega”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 20 Dic. 2019 alle 11:44
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Immagine di copertina

Genova, badante deve rivolgersi alla Lega per farsi aiutare dal Comune

Una badante denuncia di essere stata costretta a tesserarsi con la Lega per ricevere un aiuto dal comune di Genova.

Terezina e la mancata assegnazione delle case popolari

Terezina Shani, donna di 62 anni di origini albanesi residente in Italia da 22 anni e perfettamente integrata che ha raccontato: “Ho chiesto aiuto al Comune di Genova per avere la residenza anagrafica o la casa popolare ma l’assessore Giorgio Viale mi ha consigliato prima di fare la tessera alla Lega. Si vede che per iscriversi il ‘prima gli italiani’ non conta così tanto”.

La donna ha scritto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, intervistata da Marco Preve di Repubblica, ha dichiarato: “In mattinata andrò nella sede della Lega di via Macaggi per riconsegnare la tessera e farmi restituire i 10 euro di quota, tanto ho visto che non è servito a nulla”.

Arrivata in Italia nel 1992, Terezina tre anni più tardi si è trasferita a Genova, dove si è sposata per poi divorziare. La donna ha iniziato a lavorare come badante in alcune famiglie della città e, come di norma in questi casi, ha sempre acquisito la residenza nell’abitazione presso cui prestava servizio: “Quando a causa del decesso dell’anziano che assistevo concludevo il rapporto di lavoro – dichiara la donna –nel periodo in cui non avevo un’occupazione ero ospite di amici ma fissavo la mia residenza all’anagrafe del Comune di via di Francia o via di Mascherona, le cosiddette residenze fittizie o dei ‘Cittadini senza territorio’. Però, all’improvviso, a settembre ho scoperto che ero stata cancellata e che non avevo più una residenza e soprattutto un posto dove ritirare la posta”.

La donna ha quindi scoperto per puro caso che il Comune di Genova aveva chiuso per senzatetto, persone bisognose, ma anche individui non in carico ai servizi sociali che in via temporanea hanno necessità di una residenza formale per ricevere notifiche, atti, posta e anche comunicazioni di natura sanitaria. Questa residenza si può oggi ottenere solo dopo essere passati dai consultori, e anche in questo modo non si ha diritto a una casella postale se non sborsando cento euro alle Poste Italiane.

“L’assessore ha fatto da tramite”

Dopo aver scoperto di non avere più una residenza, e anche di essere in coda alla classifica per l’assegnazione di case popolari, la signora Terezina Shani ha iniziato la sua battaglia: ha scritto una lettera a Sergio Mattarella e ha iniziato a recarsi spesso al Comune per cercare di sbloccare la situazione: “Il 3 dicembre – spiega – mi sono avvicinata ad un signore giovane, l’assessore Giorgio Viale. Gli ho spiegato quale era il mio problema e lui mi ha detto che se volevo un aiuto mi consigliava di fare la tessera della Lega. E io sono subito andata a farla, quello stesso giorno. Ho ottenuto un appuntamento con l’assessore Fassio il 17 dicembre”.

L’incontro tuttavia non si è rivelato proficui, visto che l’assessore le ha ribadito che non ci sarebbero state speranze per ottenere un alloggio popolare. Terezina a quel punto è tornata da Giorgio Viale: “Gli ho detto che nessuno aveva risolto i miei problemi e mi ha risposto che la Fassio era entrata da poco tempo nella Lega. Me ne sono andata e ho visto il sindaco Bucci vicino al distributore delle bibite. Mi sono avvicinata e ho spiegato che ero in difficoltà. Lui non si è quasi neppure girato, mi ha detto di scrivere e poi è andato via”.

La militanza leghista di Terezina finirà presto: “Restituirò la tessera e rivoglio indietro i miei soldi. E ho scritto tutto al presidente Mattarella”.

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