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AstraZeneca, stop alla somministrazione agli under 60. Locatelli: “Non è il funerale del vaccino”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 8 Apr. 2021 alle 09:21
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Credits: Twitter

AstraZeneca, stop alla somministrazione agli under 60

Alla fine l’Ema ha verificato l’esistenza di una correlazione tra “rari casi di trombosi” e il siero anglo-svedese AstraZeneca: una notizia che irrompe nuovamente nella campagna vaccinale che alcuni Paesi portano avanti a a fatica proprio a causa della mancanza di dosi. La direttrice esecutiva Emer Cooke ha affermato che “la vaccinazione deve continuare“, ribadendo che i benefici del vaccino continuano a essere superiori ai rischi, senza raccomandare misure specifiche di restrizioni al vaccino per ridurre il rischio.

Di conseguenza la decisione sull’uso “ottimale” del vaccino di Oxford è stata rimessa alle autorità nazionali, che secondo l’Ema dovranno adottare restrizioni sulla base della situazione specifica di ogni Stato. I Paesi dell’Unione Europea si sono messi all’opera per limitarne la somministrazione, ma ognuno con criteri diversi: in Italia sarà inoculato solo agli over 60, e così anche in Germania: una decisione che Berlino aveva preso già una settimana fa. Francia e Belgio, invece, lo distribuiranno a partire dai 55 anni, come avevano già iniziato a fare la settimana scorsa. Nel Regno Uniti l’autorità britannica del farmaco ha prescritto di offrire agli under 30 un’alternativa ad AstraZeneca.

I Ministri della Salute dell’Unione non sono riusciti ad aderire all’appello della commissaria europea Stella Kyriakides di adottare linee comuni su tutto il continente. Per Kyriakides sarebbe stato necessario “parlare con una sola voce” e dunque decidere criteri unici per tutti – nello specifico, evitare la somministrazione agli under 60 – per infondere fiducia ai cittadini ed evitare messaggi discordanti verso una popolazione già confusa dalle informazioni spesso discordanti su un che è sembrato problematico dall’inizio della campagna.

Ma ognuno andrà da sé, mentre la commissaria ha incaricato gli esperti nazionali di lavorare con l’Ema per sviluppare un approccio coordinato che tenga conto anche degli studi sui gruppi di età. In Italia, la decisione di limitare la distribuzione del vaccino di Oxford alla fascia di età 60-79 anni è arrivata in serata, comunicata alle Regioni dai Ministri Speranza e Gelmini di concerto con il Commissario straordinario. Riguarderà una platea di 13,9 milioni di persone. Ma i 2,34 milioni di italiani che hanno già ricevuto la prima dose del rimedio di Oxford avranno il richiamo con lo stesso vaccino. Sono soprattutto under 60, operatori sanitari, forze dell’ordine, insegnanti, caregiver e appartenenti alla categoria “altri”, per cui non ci sono timori su eventuali ricadute.

“Non ci sono elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose per quanti avessero già avuto la prima”, ha affermato il portavoce del Cts Franco Locatelli, aggiungendo che “questo non è né il funerale né l’eutanasia del vaccino AstraZencea. È un vaccino efficace”. “Su 600mila trattati con due dosi di AstraZeneca nessuno ha mostrato eventi trombotici”, ha aggiunto il direttore dell’Aifa, Nicola Magrini, per cui “non c’è motivo di avere paura di AstraZeneca”. Ad avere paura sono i governatori e le autorità sanitarie: ora nel piano vaccinale dovranno essere sostituite 34 milioni di dosi.

Cosa ha rilevato l’Ema

Il Comitato per la sicurezza (Prac) dell’Ema ha analizzato in modo approfondito i 62 casi di trombosi del seno venoso cerebrale e i 24 casi di trombosi venosa splancnica – di cui 18 fatali – riportati nel database sulla sicurezza dei farmaci dell’UE al 22 marzo 2021, su una base di 25 milioni di persone vaccinate. Il Prac ha rilevato che la maggior parte si è verificata in donne di età inferiore a 60 anni entro 2 settimane dalla vaccinazione. Ma “sulla base delle prove attualmente disponibili i fattori di rischio specifici non sono stati confermati”, ha dichiarato l’Ema in una nota.

“L’età, il sesso o la precedente storia medica di disturbi della coagulazione non sono stati in grado di essere confermati poiché gli eventi rari si osservano in tutte le età e in uomini e donne”, hanno spiegato gli esperti nella conferenza stampa di ieri. Per questo la decisione è stata rimessa agli Stati. Cooke ha ribadito che “i benefici continuano a prevalere” e che “il rischio di mortalità per Covid-19 è molto più grande del rischio di mortalità da questi effetti collaterali”, che sono “davvero molto rari”.

“È importante che noi usiamo i vaccini che sono disponibili”, ha detto la direttrice esecutiva dell’Ema. La frequenza dei casi di trombosi è difficile da valutare, ma si parla di “1 caso su 100 mila, o più”. Il Prac ha richiesto ad AstraZeneca nuovi studi e modifiche a quelli in corso per fornire maggiori informazioni.

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