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Home » Opinioni

Non siamo solo spettatori: i protagonisti della guerra al virus siamo noi

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Una persona nata nei decenni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale ha visto, o talvolta personalmente vissuto, alcuni dei principali episodi della storia recente. Ha visto il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, la caduta del muro di Berlino, è stato testimone degli attentati dell’11 settembre. Li ha visti, magari vi ha partecipato emotivamente o se ne è sentito coinvolto. Magari li ha seguiti da migliaia di chilometri di distanza, oppure ne è stato sfiorato. Ma a meno che non abbia ricoperto un ruolo specifico – e parliamo di un numero molto ristretto di persone -, di questi eventi non è stato protagonista.

Da quando, oltre un anno fa, il mondo è stato colpito dalla pandemia di coronavirus, non ci stiamo limitando ad assistere alla storia, ma la stiamo letteralmente vivendo, anche noi comuni mortali, e nel ruolo di protagonisti. Questo anche se non siamo noi a decidere la politica da adottare per contenere il virus, se non abbiamo voce in capitolo sulle riaperture e le chiusure, sui sostegni da dare alle categorie, sull’acquisto dei vaccini e la gestione della loro somministrazione. Tuttavia, siamo protagonisti semplicemente perché affrontiamo la vita di tutti i giorni, nel mezzo della pandemia e circondati dal rischio di essere colpiti dal virus.

Quella contro il Covid è a tutti gli effetti una guerra, seppur senza fucili e bombe: lo è perché può colpire tutti indiscriminatamente dobbiamo prendere le dovute misure per evitare di esserne colpiti. Non dobbiamo fare addestramenti di natura militare, non dobbiamo imparare a usare mitragliatori e cannoni anti-aerei, ma dobbiamo indossare correttamente dispositivi protettivi, mantenere i distanziamenti e usare ciclicamente i disinfettanti. Pur con tutte le differenze del caso, pur con un numero decisamente inferiore (ma lontano dall’essere basso) di rischi, siamo come dei soldati di questa guerra, magari non in prima linea nel fronte degli ospedali, non ai vertici dello stato maggiore, ma comunque soldati chiamati a combattere. Nel nostro piccolo, non solo testimoni, ma protagonisti di questo momento storico.

Forse di questo non siamo pienamente coscienti, ma quando si acquisisce la consapevolezza di aver fatto la storia, allora le cose cambiano. Pensiamo solo a cosa accadde al termine della Prima Guerra Mondiale, quando i nostri fanti tornarono vittoriosi dal fronte: non solo per i traumi subiti dalla guerra, ma anche per la consapevolezza di aver fatto la storia, tante volte non riuscirono a tornare a una vita ordinaria. Avevano ancora una forte energia che avrebbero dovuto incanalare verso qualcos’altro, e così negli anni successivi l’Italia, come il resto d’Europa, fu un fermento di idee e ideologie, che purtroppo sfociarono nei totalitarismi.

Oggi fortunatamente non siamo chiamati a espugnare la cima del Col Moschin, a difendere la linea del Piave, a combattere a migliaia di metri sul Lagazuoi, e difficilmente possiamo immaginare quali fossero le condizioni in cui i nostri alleati hanno affrontato questo. Ma anche noi, come loro, siamo protagonisti di un momento storico, e non semplici spettatori: forse ce ne accorgeremo solo alla fine, e proprio per questo tornare alla normalità potrebbe non essere così semplice.

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