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Home » Ambiente

Crisi climatica, l’allarme dell’Onu: “Emissioni inquinanti a livelli record, le temperature sulla Terra saliranno di 2,6°C entro fine secolo”

Immagine di copertina
Una veduta aerea mostra la piena del fiume Padma che circonda abitazioni e terreni agricoli nelle zone di Daulatpur, a Kushtia, in Bangladesh, dove il 13 settembre l'innalzamento del livello delle acque ha sommerso diverse comunità insulari situate in zone pianeggianti, lasciando isolate le famiglie della zona. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

L'ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente fotografa lo stato critico del pianeta e denuncia ritardi nell'attuazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni

L’attuale traiettoria climatica sulla Terra porterà a un riscaldamento di 2,6°C entro la fine del secolo. Ma solo se verranno rispettati tutti i limiti determinati a livello nazionale, altrimenti entro il 2100, con la mancata attuazione degli impegni presi, il riscaldamento del pianeta potrebbe arrivare addirittura a 2,8°C in più. L’allarme è contenuto nel nuovo “Emissions Gap Report 2026” pubblicato oggi dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), che contiene previsioni peggiori rispetto a quelle diffuse l’anno scorso, principalmente a causa del ritiro degli Stati Uniti d’America dall’Accordo di Parigi, voluto dal presidente Donald Trump, e delle stime riviste sulle emissioni storiche.
Purtroppo, osserva il rapporto, neanche lo scenario più ottimistico, che contempla il raggiungimento di tutti i contributi determinati a livello nazionale uniti a ulteriori obiettivi di azzeramento delle emissioni nette, riuscirebbe a contenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia di 2,1°C in questo secolo. Il rapporto sottolinea inoltre che, senza azioni immediate, il contenimento del picco di riscaldamento sotto la soglia di 1,7-1,8°C diverrà impossibile, calcolando che ogni cinque anni di emissioni di CO2 ai livelli attuali questa soglia massima cresce di circa 0,1°C.

LEGGI ANCHE: [L’estate del 2026 è stata la più calda mai registrata per 1,3 miliardi di persone]

I tagli necessari
Per evitare i peggiori scenari climatici, il rapporto esamina il cosiddetto scenario di overshoot “più basso possibile” a +1,5°C, che prevede un picco di riscaldamento intorno alla metà del secolo limitato a +1,7-1,8°C per poi ritornare a +1,5°C entro il 2100, con una probabilità stimata intorno al 50 per cento. Per inserirsi in questo percorso, l’Unep calcola che le emissioni globali di gas serra dovrebbero essere ridotte del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Per fare un confronto, la piena attuazione degli attuali impegni nazionali di contenimento delle emissioni garantirebbe una riduzione compresa unicamente tra il 5% e l’8% entro il 2030 e tra l’11% e il 15% entro il 2035, con tassi di riduzione medi annui del 5,7% nel prossimo decennio. Questo scenario richiede, inoltre, la rimozione dall’atmosfera e lo stoccaggio permanente di circa 320 gigatonnellate di CO2 nel corso del secolo, sebbene le sfide socioeconomiche e tecnologiche rendano incerte le probabilità di successo. Insomma, siamo ben lontani dall’obiettivo.

Rimedi possibili
C’è spazio però per invertire la rotta. “Il superamento temporaneo non è una resa”, ha però rimarcato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. “Possiamo ancora mantenerlo il più piccolo e breve possibile e riportare le temperature al di sotto di 1,5 gradi entro la fine del secolo”. Una valutazione condivisa anche da Andersen. “Abbiamo una ricchezza di storie di successo che dimostrano come le emissioni possano essere ridotte rapidamente. Spetta ora alle nazioni attuare urgentemente politiche che inneschino riduzioni delle emissioni rapide, profonde e sostenute, e che mettano il mondo sulla via di un clima più stabile e di economie e società più stabili”.
Il rapporto evidenzia come esistano oggi più opportunità che mai per accelerare l’intervento contro la crisi climatica, ricordando che dall’adozione dell’accordo di Parigi le energie rinnovabili hanno registrato un vero e proprio boom, la fornitura totale di energia da carbone e petrolio è cresciuta più lentamente del previsto e le politiche climatiche hanno ridotto le emissioni in molte aree geografiche. Più di 220 valutazioni politiche contenute nel documento forniscono prove concrete di ciò che funziona realmente, tra cui le politiche attuate nel settore elettrico, che hanno ridotto le emissioni in media del 9%, e strumenti di mercato, come i sistemi di scambio delle quote di emissione, o fiscali come la carbon tax, che hanno ottenuto riduzioni tra il 5% e il 13% nei diversi settori analizzati. Tuttavia, il documento ammonisce che questi successi rimangono concentrati in contesti circoscritti, rendendo indispensabile replicare, estendere e sostenere tali risultati su scala globale.

Transizione energetica
Un capitolo centrale riguarda l’accelerazione degli obiettivi concordati nel primo Global Stocktake, in cui i governi si erano impegnati a triplicare la capacità di energia rinnovabile e raddoppiare il tasso annuale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030, oltre ad abbandonare i combustibili fossili nei sistemi energetici e a fermare la deforestazione. Ciononostante, gli indicatori attuali si muovono nella direzione sbagliata.
Per rimediare, il secondo Global Stocktake potrà estendere gli obiettivi quantificati al 2035 e al 2040. Nello specifico, per il 2035 si prevede di triplicare la capacità di elettricità rinnovabile e ridurre l’intensità energetica primaria del Pil di almeno il 30% rispetto al 2025, parametri che salgono rispettivamente a 4,5 volte e al 40% per il 2040. Dal lato dell’offerta di energia, la quota di carbone, petrolio e gas dovrà ridursi rispettivamente di almeno il 55%, il 15% e il 5% entro il 2035, per arrivare a tagli del 75%, del 30% e del 35% nel 2040, con la generazione da carbone destinata a calare del 75% entro dieci anni e a essere azzerata a livello globale entro il 2040, mentre le emissioni di metano dovranno diminuire di almeno il 25% nel 2035 e del 40% nel 2040.
Gli obiettivi appaiono ambiziosi, visti i ritardi nell’attuazione degli impegni, ma la crisi climatica non aspetta. “Ogni frazione di grado aggiuntiva e ogni anno ulteriore di riscaldamento al di sopra di 1,5°C aumentano gli impatti e i rischi climatici, come le inondazioni mortali, le ondate di calore e gli incendi che hanno colpito molte nazioni quest’anno”, ha dichiarato la direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen, evidenziando la gravità dei rischi che corre il pianeta. “Dobbiamo quindi fare tutto il possibile per ridurre al minimo il picco di riscaldamento e tornare a 1,5°C entro la fine del secolo”.

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