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Merkel era una spia della Stasi? Cosa c’è di vero nelle teorie complottiste

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Credit: AFP

Merkel spia Stasi – Da tempo girano teorie complottiste secondo cui la cancelliera tedesca Angela Merkel sarebbe stata una spia del ministero dell’Interno nota con il nome di “Erika”.

A fare luce sulla vicenda è stato lo storico ed ex direttore del memoriale del carcere della Stasi di Hohenschoenhausen, Hubertus Knabe, che ha spiegato che non esistono documenti in cui compaia il nome della Merkel come ”informatrice informale”.

Knabe ha però specificato che “ciò non significa che quei documenti non siano mai esistiti”: subito dopo la caduta del Muro di Berlino del 1989 i funzionari della Stasi distrussero migliaia di documenti prima di essere scoperti dai cittadini.

Documenti che ancora non sono stati del tutti ricomposti e che nascondo segreti non ancora svelati, custoditi nei 15mila sacchi pieni di carte ridotte a coriandoli.

Nella sua ricerca, Knabe ha ricordato che la stessa Merkel  ha ammesso che nel 1978 la Stasi cercò di reclutarla e che lei rifiutò l’offerta: peccato però che la scheda del ministero relativa alla cancelliera non sia consultabile da esterni per cui è impossibile verificarne la veridicità.

I viaggi all’estero

Secondo elemento preso in considerazione e al centro delle teorie complottiste sono i viaggi che la Merkel ha fatto all’estero e nella Germania dell’ovest negli anno Ottanta, viaggi che venivano concessi solo a pochi al tempo e che fanno sorgere dei sospetti.

Knabe ha però fatto notare che la cancelliera ha lasciato la Germania dell’est nel momento in cui i cittadini ebbero maggiori possibilità di viaggiare per cui “non si può assolutamente dedurre l’appartenenza alla Stasi” solo da questo elemento.

Un viaggio in particolare però desta l’attenzione dei detrattori della Merkel: quello in Polonia nel 1981. Al ritorno, la cancelliera aveva con sé dei volantini di Solidarnosc, il sindacato anticomunista di Lech Walesa, ma non venne punita per questo.

Gli errori dei complottisti

Secondo Knabe ciò accadde perché era in un visita ufficiale con il dipartimento della sua università e perché era un membro della Gioventù comunista nonché responsabile, secondo i complottisti, della Propaganda. Il che farebbe di lei una spia.

Informazione smentita però da Knabe, che ha anche cestinato la teoria secondo cui la Merkel sarebbe stata incaricata di sorvegliare il dissidente Robert Havemann.

Ad essere sbagliato, poi, è anche il nome della spia di cui non si conosce ancora l’identità e che non sarebbe Erika bensì Renate, una scienziata alle prese col dottorato di cui si parla nel romanzo “Roberts Reise”, scritto da un ex spia.

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