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La Biennale di Venezia premia tre donne e una spiaggia

Immagine di copertina
Credit: Felix Hörhager/dpa

Biennale Venezia 2019 vincitori – Il Leone d’Oro va alla Lituania. La Giuria della 58esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha premiato l’opera Sun & Sea (Marina).

A firmare l’opera in questione sono tre donne: Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite. La vittoria delle tre artiste lituane è stata accolta da un lungo applauso alla manifestazione.

Il Leone d’Oro alla Lituania è stato conferito “per l’approccio sperimentale del Padiglione e il suo modo inatteso di affrontare la rappresentazione nazionale. La giuria è rimasta colpita dall’originalità nell’uso dello spazio espositivo, che inscena un’opera brechtiana, e per l’impegno attivo del Padiglione nei confronti della città di Venezia e dei suoi abitanti”.

Come spiega la giuria, presieduta da Stephanie Rosenthal, Sun & Sea (Marina) “è una critica del tempo libero e della contemporaneità, cantata dalle voci di un gruppo di performer e volontari che impersonano la gente comune”.

L’opera è una spiaggia ripresa dall’alto, in cui i protagonisti – due gemelle che giocano, alcune donne che leggono, uomini che sonnecchiano – si godono una giornata estiva.

Menzione speciale alla Partecipazione Nazionale del Belgio ‘Mondo Cane’, Jos de Gruyter & Harald Thys. Il presidente Paolo Baratta alla cerimonia a Ca’ Giustinian giustifica la Menzione speciale: “Con il suo humour spietato, il Padiglione del Belgio offre una visione alternativa degli aspetti, spesso trascurati, dei rapporti sociali in Europa. L’inquietante rappresentazione di una serie di personaggi che hanno l’aspetto di fantocci meccanici ispirati a stereotipi di folklore fanno sì che il Padiglione agisca su vari registri creando due, se non più, realtà parallele”.

Il Leone d’Oro a Jafa è “per il suo film del 2019 The White Album, che è in egual misura un saggio, una poesia e un ritratto. Jafa usa materiale originale e d’appropriazione per riflettere sul tema razziale. Oltre ad affrontare in modo critico un momento carico di violenza, nel ritrarre con tenerezza gli amici e i familiari dell’artista il film fa anche appello alla nostra capacità di amare”.

Il Leone d’Argento va a Haris Epaminonda “per le sue costellazioni che uniscono in un’attenta costruzione immagini, oggetti, testo, forme e colori, fatte di memorie frammentate, storie e connessioni frutto dell’immaginazione; per mostrarci che la dimensione storica e quella personale possono essere compresse in un intreccio di molteplici significati, potente e duttile al tempo stesso”.

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