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Crisi in Venezuela, Moavero: “L’Italia chiede nuove elezioni presidenziali”

Il ministro degli Esteri è intervenuto nel corso della risoluzione di maggioranza sul Venezuela presentata in Parlamento

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Il governo italiano chiede che in Venezuela siano indette nuove elezioni presidenziali. L’accordo è stato raggiunto nel corso di un vertice di governo a Palazzo Chigi [qui le ultime notizie sul caos in Venezuela].

La Lega e il Movimento 5 Stelle in una mozione scrivono che il paese si impegna “a sostenere gli sforzi diplomatici anche attraverso la partecipazione a fori multilaterali al fine di procedere, nei tempi più rapidi alla convocazione di nuove elezioni presidenziali che siano libere credibili e in conformità con l’ordinamento costituzionale”.

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, nelle sue dichiarazioni alla Camera, ha dichiarato che gli elettori venezuelani “devono tornare padroni di scegliere chi li rappresenta e governa” in quanto “le scorse elezioni presidenziali non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro”.

“La nostra posizione è coerente con le conclusioni, con il comunicato del Gruppo di Montevideo e con la dichiarazione del 26 gennaio dei Paesi europei”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che “la condanna di ogni tipo di violenza e la richiesta di nuove elezioni presidenziali restano i nostri punti cardine”.

All’incontro, previsto inizialmente nella serata di lunedì, hanno partecipato anche il residente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro degli Esteri,  il ministro per i rapporti con il Parlamento,Riccardo Fraccaro, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti.

Assente invece il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio.

La lettera di Juan Guidò all’Italia – Lunedì 11 febbraio Juan Guaidò, il presidente autoproclamato del Venezuela, aveva scritto una lettera rivolta agli italiani in cui esprimeva “profondo sconcerto” per la posizione del Governo di Roma sulla crisi nel paese. “Non capiamo perché il paese europeo a noi più vicino non prenda una posizione chiara e netta contro il dittatore Maduro e non chieda, con forza, libere elezioni sotto l’egida della comunità internazionale e lo sblocco degli aiuti umanitari”, si leggeva nella lettera.

Nei primi momenti, infatti, non si era arrivati a un chiaro posizionamento del governo nei confronti di quanto stava accadendo in Venezuela e Lega e M5S non avevano espresso una posizione comune. La Lega aveva definito Maduro “uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo”, mentre il Movimento 5 Stelle aveva dichiarato che l’Europa non deve seguire i dettami degli Stati Uniti e non deve interferire nella politica di uno stato sovrano.

“Non riconoscere la presidenza Guaidò non significa rimanere neutrali né, tanto meno, appoggiare Maduro: significa sostenere con fermezza la strada del dialogo e della non ingerenza per scongiurare una situazione che, in assenza di accordo tra le parti, rischia di condurre il Venezuela non verso libere elezioni, democrazia e benessere, ma verso una guerra civile e magari a un intervento militare esterno che condannerebbe i venezuelani a un inferno in stile Iraq o Libia”, era stata la posizione espressa da Alessandro Di Battista.

Nicolas Maduro, intanto, ha avviato nello stato di Miranda, vicino Caracas, le esercitazioni militari ‘Bicentenario de Angostura 2019’, definite dallo stesso leader “le più grandi della nostra storia”.

Maduro incassato il sostegno anche dei Paesi della Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc), che conta conta 16 Stati membri: Angola, Botswana, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Seychelles, Sudafrica, Tanzania, Zambia e Zimbabwe.