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Venezuela, 19 paesi Ue riconoscono Guaidò, l’Italia no: il governo è spaccato

Di Laura Melissari
Pubblicato il 5 Feb. 2019 alle 15:39 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:24
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Sono 19 i paesi Ue che hanno riconosciuto l’autoproclamato presidente a interim Juan Guaidò, allo scadere dell’ultimatum a Nicolas Maduro. (Qui gli ultimi aggiornamenti sulla situazione in Venezuela).

Tra questi ci sono Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Svezia, Austria, Paesi Bassi, Portogallo, Lituania, Lettonia. L’Ue come istituzione non ha invece preso una posizione ufficiale e comune.

In un secondo momento anche la Bulgaria e Malta hanno riconosciuto Juan Guaidò presidente a interim del Venezuela.

Tra i paesi che si sono messi contro il riconoscimento unanime da parte dell’Ue c’è l’Italia, dal momento che il governo è spaccato tra Lega, schierata contro Maduro, e Movimento Cinque Stelle, che non vuole riconoscere Guaidò.

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Palazzo Chigi ha scritto una nota in cui si sostiene che “l’Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione”, senza prendere posizione nell’uno o nell’altro senso.

L’Italia comunque parteciperà alla riunione del 7 febbraio a Montevideo, in Uruguay, attraverso il suo ministro degli Esteri, Moavero Milanesi. Alla riunione del cosiddetto “gruppo di contatto”, che vuole favorire nuove elezioni e una transizione del potere pacifica, prenderanno parte Germania, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia, Bolivia, Costarica, Ecuador e Uruguay.

“È urgente intervenire subito per alleviare le sofferenze materiali della popolazione e per consentire l’immediato accesso agli aiuti umanitari. Va inoltre garantita la sicurezza dei cittadini astenendosi da ogni forma di violenza e va garantita la libera e pacifica manifestazione del dissenso e della protesta, senza alcuna forma di coercizione”, dice la nota.

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha però preso posizione a favore di Guaidò, esortando il governo a fare altrettanto. “Tra Venezuela e Italia il legame è strettissimo, questa condizione ci richiede senso di responsabilità e linea condivisa con partner europei. E nella scelta non vi può essere né incertezza né esitazione”, ha detto.

“La scelta è tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile”, ha riassunto Mattarella.

La popolazione italiana in Venezuela ha criticato la posizione del governo italiano. Secondo il direttore de La Voce d’Italia, giornale per la comunità italiana in Venezuela, intervistato da TPI, “gli italiani stanno con Guaidò e vogliono subito andare a elezioni per uscire dalla crisi“.

L’Italia è l’unico paese che non ha firmato la dichiarazione congiunta dei 28 stati membri.

“Maduro è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo. L’auspicio sono libere elezioni il prima possibile”, sostiene la Lega, andando contro la posizione del M5s, che dice che “l’Europa dovrebbe smetterla una volta per tutte di obbedire agli ordini statunitensi”, criticando esplicitamente l’appoggio a Guaidò.

“Non riconoscere la presidenza Guaidò non significa rimanere neutrali né, tanto meno, appoggiare Maduro: significa sostenere con fermezza la strada del dialogo e della non ingerenza per scongiurare una situazione che, in assenza di accordo tra le parti, rischia di condurre il Venezuela non verso libere elezioni, democrazia e benessere, ma verso una guerra civile e magari a un intervento militare esterno che condannerebbe i venezuelani a un inferno in stile Iraq o Libia”, ha detto Alessandro Di Battista.

A schierarsi apertamente a favore di Maduro sono Russia, Cina e Turchia in primis. La Russia ha criticato la posizione dei paesi europei, accusati di ingerenza negli affari interni del Venezuela e di voler legittimare l’usurpazione del potere.