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Migranti e non solo: Germania, Francia e Spagna verso un “G3” contro l’Italia di Salvini

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Sánchez con Merkel e Macron al Consiglio Europeo di ottobre a Bruxelles. PIER MARCO TACCA GETTY

Un asse Germania, Francia e Spagna per evitare la distruzione dell’Unione Europea. I lavori sono in corso, spiega il quotidiano spagnolo El Paìs, per iniziare a costruire il futuro dell’Ue in quella che viene definita l’era “post Brexit”.

Le voci sul nuovo asse si rincorrono da tempo, ma in queste ore il progetto di un “G3” ha visto un’importante accelerazione, con tanto di incontro – mercoledì 6 febbraio – nell’ambasciata tedesca di Madrid che “fonti del ministero degli Esteri” spagnolo, spiega El Paìs, definiscono “brainstoming”.

Francia e Germania stanno quindi lavorando per allargare alla Spagna il “trattato di Aquisgrana” firmato da Emmanuel Macron e Angela Merkel alla fine di gennaio.

Un trattato, “destinato a rivitalizzare la storica alleanza e adattarla alle nuove sfide”, che è stato fin da subito “aperto ad altri Stati”. Spagna in prima fila.

Nell’incontro, presenti il segretario di Stato spagnolo per l’Ue, Marco Aguiriano, e gli ambasciatori a Madrid di Francia e Spagna,  sarebbero state identificate sei aree di “cooperazione” nei settori in cui l’Europa è maggiormente in affanno, tra le quali il bilancio europeo e la gestione “post elettorale”, con l’ormai probabile avanzata delle forze politiche anti-europeista “guidate dall’Italia di Matteo Salvini”.

Il primo punto, spiega El Paìs, è “ovviamente” quello delle migrazioni. “Parigi, Berlino e Madrid puntano a una forte cooperazione con i Paesi ‘di transito’ per gestire i flussi”. In quest’ottica la proposta fatta dal ministro degli Interni, il basco Fernando Grande-Marlaska, è di una distribuzione dei migranti a livello continentale “gestita” da Francia e Spagna.

L’obiettivo: non farsi trovare impreparati al primo “governo europeo” senza il Regno Unito e con un’Italia “populista” e “anti europeista”.

Non solo “migrazioni”, però: la “missione” di questo G3 sarà anche quella di “unire le forze nella battaglia sui conti europei”, considerando il “buco” da 10 miliardi di euro dovuto all’uscita del Regno Unito dall’Ue.

I lavori “continueranno nelle prossime settimane” ma intanto “è stato preso l’impegno da parte dei segretari di Stato dell’Ue dei tre Paesi a tenere riunioni regolari prima di ogni summit europeo”.

Questa nuova alleanza “a tre” solleva però “grandi domande”, spiega El Paìs: “Tutta da vedere” sarà la capacità di “mantenere un’unica voce” su questioni calde come le migrazioni.

Come si rapporterà questa alleanza con la nuova “Lega anseatica” guidata dall’Olanda e che riunisce i Paesi “baltici e nordici” che stanno facendo pressioni affinché l’Ue si concentri più sul mercato unico e meno sulle questioni sociali?

E, soprattutto, riuscirà questo asse a contrastare il più forte a livello di consenso ma “meno organizzato politicamente” gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), che si oppone a qualsiasi forma di “solidarietà” in tema di immigrazione?