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A 17 anni potrà diventare un maschio: Alessio è il primo transgender minorenne in Italia

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Per la prima volta in Italia, una persona sotto i 18 anni potrà cambiare il suo sesso e la sua identità. Lo ha stabilito il tribunale di Genova con una sentenza storica.

Si chiamerà Alessio, per l’anagrafe e sul passaporto, perché cambierà sesso da femminile a maschile, ancora prima della maggiore età. Le spese dell’intervento chirurgico sono a carico dello stato.

Il tribunale di Genova, come hanno riportato i media locali, ha risposto positivamente a un ricorso presentato dai genitori dell’allora bambina quindicenne, che aveva una “disforia di genere”: ovvero sentiva di non appartenere al sesso con il quale era nata.

La giurisprudenza aveva mantenuto una linea contraria a questo tipi di caso, fino a qualche anno fa.

Mai c’erano state prima, nel percorso degli altri minorenni, operazioni profonde come quelle affrontate da Alessio e legittimate dagli psichiatri. Oggi invece, per via giudiziaria viene contemplata la sostanziale urgenza di azioni non reversibili come l’isterectomia (asportazione dell’utero), alle quali sottoporsi non ancora maggiorenni “per assicurargli benessere psicofisico”.

Un’operazione del genere è senza via di ritorno, una volta cambiato sesso non si può re-intervenire. I giudici del caso, Francesco Mazza Galanti e Marina Pugliese, si sono chiesti se una decisione così difficile e importante possa essere presa in tenera età.

“La richiesta è stata presentata dalla madre e dal padre, con la consulenza del legale Andrea Martini, tenendo imprescindibilmente conto della volontà della figlia” spiegano i giudici. Poi un passaggio che certifica il rispetto delle leggi italiane, della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sul consenso informato.

Nel 2017, a 15 anni, il primo intervento a Barcellona, in Spagna: Alessio aveva asportato i seni in quell’occasione, con una mastectomia. In Italia questa operazione sarebbe stata vietata in quel periodo.

Alessio è stato seguito da uno psichiatra e da un endocrinologo fin dalle prime cure ormonali a 14 anni: Pietro Ciliberti e Diego Ferone. Entrambi lo hanno incoraggiato a seguire il suo intuito: “Presenta una disforia di genere, non secondaria a condizioni di disturbo psicopatologico. L’identificazione con il sesso maschile è evidente e non appare legata a qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’eventuale riattribuzione. Non sono emersi aspetti psicopatologici significativi o tali da controindicare l’inizio del trattamento ormonale. Durante gli incontri ha dimostrato coerenza alla decisione, evidenziando consapevolezza sulle conseguenze legali, ma soprattutto affettive e relazionali”.

I genitori sostengono loro figlio. La mamma ha ripetuto più volte in tribunale che “tutto questo è un bene per l’equilibrio di Alessio”.

Si apre, con questo primo sì ufficiale ad un minore per il cambio di genere, una storia sull’identità sessuale tutta da scrivere.

 

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