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Gli angeli di Mattarella, le interviste di TPI ai giovani eroi della Repubblica: Fabio Caramel

Immagine di copertina
Fabio Caramel

“Ho fatto una cosa normale”. Fabio Caramel non è un ragazzo come tutti gli altri eppure lui non si sente speciale. Ha 26 anni, abita a Marcon (in provincia di Venezia) e lavora nell’azienda di famiglia che produce vernici. Ha salvato una vita, ma è consapevole che non potrà mai prendere neanche un caffè con la persona alla quale ha regalato il futuro. Sa che si tratta di una donna. Niente altro. Le ha donato il suo midollo e lo ha fatto “senza pensarci”.

Per questo è diventato Cavaliere della Repubblica, un’onorificenza che vorrebbe condividere con tutti i donatori del mondo. “Secondo me – dice – dobbiamo tutti donare qualcosa nella vita”.

Quella a Fabio Caramel è la seconda intervista di TPI della serie “Gli angeli di Mattarella“, i più giovani tra gli “eroi” nominati cavalieri della Repubblica dal Capo dello Stato. La prima intervista è a Riccardo Muci, il poliziotto eroe dell’incidente di Bologna. (Qui l’intervista a Riccardo Muci)

Facciamo un passo indietro. Febbraio 2018. Fabio è un calciatore dilettante, un difensore. Gioca sui campetti di provincia. Ha una grande passione, la sua squadra non è male e arriva anche il giorno del match tanto atteso, quello che può dare un senso allintera stagione.

“Da dicembre sapevo già che avrei donato. Ho saltato la partita attesa da mesi, ma è davvero una piccola rinuncia rispetto alla possibilità di salvare una vita. Lo rifarei. lo rifarei mille volte. Devo ringraziare anche i miei compagni di squadra che mi hanno incoraggiato e sostenuto fino alla fine. Anche perché molti di loro sono donatori e sanno quanto sia difficile trovare la persona adatta: risulta adatto un soggetto su centomila”.

Ci racconta la sua esperienza?

“Il prelievo dura circa quattro ore, ma sono più complicati i giorni che lo precedono.. Ho preso un farmaco per evidenziare le cellule midollari. Ho avuto un po’ di nausea e di febbre. Te lo somministrano cinque giorni prima e puoi accusare qualche fastidio come nausea o febbre. Dopo la donazione invece non ho avuto alcun problema fisico”.

Quando ha deciso di donare il midollo? Perché?

“Sono iscritto allAdmo da quando avevo 18 anni. Ero già donatore di sangue e quando mi hanno chiesto se ero disponibile a donare il midollo ho detto subito di sì. Come ho detto, donare per me è un atto normale. Un dovere. Tutti dovrebbero farlo”.

Tra poco sarà ricevuto al Quirinale dal presidente Mattarella

“Ho saputo della premiazione da un mio amico che stava guardando il telegiornale. Una settimana dopo è arrivato il telegramma. Quando sono stato avvisato ho provato grande imbarazzo. Ho pensato: “Perché io e non le altre persone che come me hanno donato?”. Mi sembra strano essere finito sui giornali per qualcosa che, secondo me, non ha niente di eroico. Sono rimasto colpito dal clamore mediatico. Mi hanno chiamato in tanti. Spero che tutto questo possa contribuire a far aumentare il numero dei donatori”.

La legge non lo permette, ma vorrebbe conoscere la persona che ha ricevuto il suo midollo?

“Non volevo e non voglio alcun riconoscimento dalla persona che ho aiutato. Sono contento di averlo fatto, mi basta sapere che il mio gesto è servito a salvare una vita”.

Lei è a capo di Associazione uguale. Di cosa vi occupate?

“Siamo un gruppo di amici, raccogliamo fondi per aiutare i ragazzi disabili. Lavoriamo nel Veneziano da ormai quattro anni”.

Titolo di Cavaliere ancor più meritato

“No, per favore. Non chiamatemi così. Chiamatemi Fabio”.