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Cesare Battisti catturato in Bolivia dall’Interpol. Arrivato in Italia alle 11:30

L'ex terrorista italiano, latitante da oltre trent'anni tra Europa e Sud America, è stato arrestato a Santa Cruz de la Sierra: aveva barba e baffi finti

Immagine di copertina
L'ex terrorista italiano Cesare Battisti. Credit: Miguel SCHINCARIOL / AFP

Cesare Battisti catturato in Bolivia | Ultime notizie sull’ex terrorista italiano in fuga

Cesare Battisti è arrivato in Italia alle 11:38 dopo essere stato arrestato in Bolivia.

L’ex terrorista [chi è Cesare Battisti] è stato consegnato alle autorità italiane la sera del 13 gennaio 2019 ed è arrivato in Italia per le 11:38 del 14 gennaio: ad attenderlo all’aeroporto di Ciampino i ministri della Giustizia Bonafede e dell’Interno Salvini. Inizialmente l’arrivo era previsto per le 12:30, ma è stato anticipato di un’ora.

> Qui gli ultimi aggiornamenti su Cesare Battisti in Italia

L’annuncio dell’arresto era stato dato dalle autorità brasiliane intorno alle 7 italiane di domenica 13 gennaio. La cattura era stata eseguita dall’Interpol in un blitz con agenti italiani a Santa Cruz de la Sierra: al momento della sua cattura aveva barba e baffi finti [qui il video girato poco prima dell’arresto].

L’ex terrorista, condannato all’ergastolo e latitante da oltre trent’anni, subito dopo l’arresto è stato estradato in Italia. Il vicepremier italiano Matteo Salvini aveva subito commentato la notizia scrivendo: “Battisti arriverà domani alle 12 e 30 a Ciampino”.

“Cesare Battisti rientrerà in Italia nelle prossime ore, con un volo in partenza da Santa Cruz e diretto a Roma”, aveva poi scritto su Facebook il premier Giuseppe Conte, dopo aver sentito telefonicamente il presidente brasiliano Jair Bolsonaro. “Siamo soddisfatti di questo risultato che il nostro Paese sta aspettando da troppi anni”, ha aggiunto Conte. [Battisti sconterà l’ergastolo?].

La latitanza – Battisti era ricercato dalle autorità brasiliane da metà dicembre, quando aveva fatto perdere le sue tracce dopo che un giudice federale aveva emesso un ordine di cattura nei suoi confronti.

Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, si è congratulato con il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini: “Congratulazioni, conta sempre su di noi”, ha twittato il presidente. “Grazie di cuore presidente Bolsonaro!”, ha risposto sempre su Twitter Salvini.

La cattura di Cesare Battisti è un “successo atteso da anni”, ha sottolineato Salvini in un post su Facebook. “Il mio primo pensiero va oggi ai famigliari delle vittime di questo assassino, che per troppo tempo si è goduto una vita che ha vigliaccamente tolto ad altri, coccolato dalle sinistre di mezzo mondo. È finita la pacchia”. [Quando gli intellettuali chiedevano la libertà per Battisti]

Cosa succede adesso – Sembra davvero la volta buona per il rientro in Italia di Cesare Battisti, dopo oltre trent’anni di latitanza. Dopo l’arresto, l’ex terrorista sarà estradato direttamente in Italia [qui le ultime notizie].

“Se Battisti dovesse venire estradato direttamente dalla Bolivia non possiamo intervenire in alcun modo”, ha dichiarato l’avvocato dell’ex terrorista, Igor Tamasauskas. “Se torna in Brasile cercheremo di fare qualcosa, dobbiamo aspettare e vendere cosa succederà”.

Filipe Martins, consigliere speciale del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ha scritto su Twitter: “Il terrorista italiano Cesare Battisti è stato arrestato in Bolivia e sarà presto portato in Brasile, da dove verrà probabilmente mandato in Italia, così da poter scontare l’ergastolo secondo la decisione della giustizia italiana”.

Il ministro degli Esteri brasiliano, Ernesto Araujo, ha confermato che “i ministeri della Giustizia e degli Esteri stanno prendendo tutte le misure necessarie, in collaborazione con i governi della Bolivia e dell’Italia, per adempiere l’estradizione di Battisti e consegnarlo alle autorità italiane”.

Il ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, ha spiegato che, una volta rientrato in Italia, Battisti “sarà portato nel carcere più vicino allo scalo di atterraggio”. “Probabilmente sarà Rebibbia”, ha aggiunto Bonafede.

Perché ora – Battisti, 63 anni, ex leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato in Italia per quattro omicidi, vive in Brasile dal 2010, da quando l’ex presidente Inacio Lula da Silva, nell’ultimo giorno del suo mandato, gli concesse la residenza permanente. Ora il neo-presidente Bolsonaro è intenzionato a portare avanti le pratiche per l’estradizione immediata di Battisti in Italia.

La ricerca e la conseguente cattura di Battisti hanno subito un’accelerazione da quando in Brasile è salito al potere il presidente Bolsonaro, noto anche come il “Trump brasiliano”, un ex militare schierato su posizioni fortemente conservatrici.

Il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini si era già rivolto in passato direttamente a Bolsonaro, dicendo: “Dopo anni di chiacchiere, chiederò che ci rimandino in Italia il terrorista rosso”. “Un ergastolano che si gode la vita, sulle spiagge del Brasile, alla faccia delle vittime, mi fa imbestialire. Renderò grande merito al presidente Bolsonaro se aiuterà l’Italia ad avere giustizia, ‘regalando’ a Battisti un futuro nelle patrie galere”.

Ma Battisti aveva risposto: “Nessuna fuga assolutamente, in Italia possono dire quello che vogliono”. E in riferimento ai propositi del presidente brasiliano Bolsonaro di volerlo estradare quanto prima, l’ex terrorista italiano aveva commentato: “Lui può dire quello che vuole, io sono protetto dalla Corte Suprema. Le sue sono solo parole. Sono fanfaronate. Lui non può fare niente, c’è una giustizia, io per la giustizia sono protetto, è un processo giudiziario, lui non ha nulla a che vedere con questo … Non sono assolutamente preoccupato, Bolsonaro non penso abbia interesse a creare discordia tra il potere giudiziario e l’esecutivo. Si parla, ognuno può dire quello che vuole. Io non ho nessun problema”.

La foto di Battisti dopo l’arresto in Bolivia. Credit: Polizia di Stato

Chi è Cesare Battisti

Cesare Battisti è nato a Cisterna di Latina, in provincia di Latina, il 18 dicembre 1954. Cresciuto in una famiglia di tradizione operaia e contadina, negli anni dell’adolescenza ha militato per un po’ nel Partito comunista italiano, ma ne è presto uscito.

Ha abbandonato il liceo classico prima della maturità e a 18 anni è stato arrestato per la prima volta per una rapina a Frascati, in provincia di Roma.

Trasferitosi a Milano, si è avvicinato al gruppo eversivo Proletari Armati per il Comunismo (Pac), con cui ha commesso svariati atti di delinquenza, tra cui diverse rapine a banche e supermercati. Finito in carcere, nel 1981 è riuscito a evadere in Francia dal penitenziario di Frosinone.

Nel 1985 è stato condannato all’ergastolo per omicidio plurimo e per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi, per fatti che risalgono al periodo tra il 1978 e il 1979. La sentenza è stata emessa in contumacia ed è stata confermata sia in appello sia in Cassazione.

Battisti si dichiara tuttavia innocente per gli omicidi, sostenendo di non aver mai sparato a nessuno.

Dopo essere stato per qualche mese a Parigi, Battisti ha trovato riparo negli anni Ottanta in Messico, a Puerto Escondido, dove ha vissuto con la compagna Laurence dalla quale ha avuto due figlie.

In Messico ha fondato il giornale Via Libre, di cui si è occupato anche dopo il ritorno in Francia, nel 1990, dove ha goduto della dottrina Mitterand, che offriva asilo a chi, anche se autore di crimini violenti, proveniva da un paese in cui il sistema giudiziario era divergente con l’idea francese di libertà.

In Francia, Battisti ha vissuto traducendo in italiano romanzi di autori noir francesi, provando ad aprire una lavanderia e facendo vari lavori, come il portinaio dello stabile in cui risiedeva.

La legge è rimasta in vigore fino al 2004, quando il Consiglio di Stato francese ha confermato l’estradizione di Cesare Battisti, che a quel punto è fuggito in Brasile, dove ha ricevuto asilo politico. [Qui la biografia completa di Cesare Battisti]

Chi è Bolsonaro, il nuovo presidente del Brasile che ha voluto l’arresto di Cesare Battisti

L’arresto di Cesare Battisti è stato fortemente voluto dal neo-presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Bolsonaro, leader del Partito social liberale (Psl), è stato eletto nell’ottobre 2018 con il 56 per cento dei voti, sconfiggendo il rivale Fernando Haddad, il candidato del Partito dei lavoratori (Pt), che si è fermato al 44, 71 per cento. Tra i due quasi undici milioni di voti di differenza.

Noto anche come il “Trump brasiliano”, Bolsonaro è un ex militare schierato su posizioni fortemente conservatrici. Ha concentrato la sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e della lotta alla corruzione ed è riuscito a conquistare anche il voto di una parte degli evangelisti grazie al suo contrasto all’omosessualità.

Il candidato dell’estrema destra si è più volte presentato come il vero difensore del Brasile e ha incentrato il suo discorso sulla sicurezza pubblica, proponendo la reintroduzione delle leggi sull’ordine pubblico in vigore negli anni della dittatura militare (1964-1985).

I media internazionali lo hanno presto etichettato come il “Trump brasiliano” o il “Trump dei tropici”, mettendo a confronto la sua propaganda populista e la costante presenza sui social media con quella del presidente statunitense. Il candidato del Partito democratico laburista, Ciro Gomes, lo aveva anche definito un “piccolo semi-Hitler”.

Bolsonaro, nel corso della campagna elettorale, ha evitato i confronti televisivi e ha visto la sua popolarità crescere dopo essere stato accoltellato durante un comizio.

Nato a Campinas, San Paolo, il 21 marzo 1955, sposato tre volte, Bolsonaro si è laureato presso l’Accademia militare di Agulhas Negras nel 1977.

In una valutazione risalente ai suoi anni nell’esercito e pubblicato da un giornale locale si legge che l’uomo ha mostrato “segni di eccessiva ambizione e di voler a tutti i costi essere un uomo di successo”.

Nel 1986, mentre era ancora un capitano dell’esercito, fu arrestato dopo aver firmato un articolo pubblicato su una rivista brasiliana in cui si lamentava per i bassi salari dei militari.

Bolsonaro è stato eletto per la prima volta al Congresso nel 1990 e durante i suoi sette mandati le sue priorità e interessi hanno subito un cambiamento: se all’inizio le sue politiche erano dirette maggiormente a garantire i diritti dei militari, negli ultimi anni il candidato dell’estrema destra ha ampliato la sua base elettorale concentrandosi su temi come sicurezza e ordine pubblico.

Nel 2014, è stato il candidato al Congresso che ha ottenuto il maggior numero di voti a Rio de Janeiro e nel corso della sua carriera politica si è distinto per le sue posizioni controverse su diversi temi.

“La sicurezza è la nostra priorità! È urgente! Le persone hanno bisogno di lavoro, vogliono l’istruzione, ma è inutile se continuano a essere derubati mentre sono al lavoro, è inutile se il traffico di droga si svolge alle porte delle nostre scuole”, ha scritto su Twitter Bolsonaro l’11 settembre, continuando a incentrare la sua campagna elettorale sul tema della sicurezza.

Il candidato dell’estrema destra si è anche espresso contro l’omosessualità in un’intervista del 2011. “Preferirei vedere uno dei miei figli morire in un incidente che sapere che è un omosessuale”.

Nel 2016, quando i membri del Congresso hanno votato per mettere sotto accusa l’allora presidente, Dilma Rousseff, Bolsonaro ha dedicato il suo voto contro la rappresentante del PT al defunto colonnello Alberto Brilhante Ustra, una figura molto controversa accusato di aver torturato i prigionieri durante la dittatura.

Sempre nel 2016, Bolsonaro ha scosso l’opinione pubblica, affermando che non valeva la pena stuprare una sua collega perché era “troppo brutta” e non era il “suo tipo”.

Nel corso della sua campagna elettorale ha allargato la sua base elettorale riuscendo a conquistare anche i voti degli imprenditori grazie alla sua proposta di sostenere il libero mercato e le imprese private.

Ad attirare dalla sua parte l’elettorato più giovane invece, la capacità del candidato di utilizzare un linguaggio semplice e diretto, oltre ad una forte presenza sui media.

Tra i suoi elettori si contano anche una buona parte degli evangelici, che apprezzano la sua visione conservatrice del matrimonio e il suo contrasto all’omosessualità.

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