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Da Vauro a Wu Ming, quando gli intellettuali chiedevano la libertà per Battisti

La storia dell'appello per il terrorista, sottoscritto nel 2004 da Pennac a Vauro, da Scarpa a Saviano, l'unico che nel 2009 ritirò la firma

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Gen. 2019 alle 16:15 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:24
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Immagine di copertina

Un appello risalente al 2004 difendeva la libertà di parola di Cesare Battisti. Sono molti gli italiani noti ad averlo firmato. E oggi, giorno di cattura e estradizione del terrorista, cosa direbbero?

Terrorismo e libertà di parola – Nell’appello c’era scritto: “Nulla lega Battisti a terrorismi di sorta, se non la capacità di meditare su un passato che per lui si è chiuso tanti anni fa. Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità, ma pure a tutti coloro che, nella storia anche non recente, hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto”.

Le colpe – Nel 1993, Battisti è stato condannato definitivamente all’ergastolo per due omicidi volontari e per il concorso morale in altri due. Insomma, si tratta di un criminale acclarato. Eppure Cesare Battisti è stato il terrorista più difeso e protetto nella storia italiana. Una vicenda che può chiudersi oggi con l’arresto in Bolivia. L’annuncio è stato dato dalle autorità brasiliane intorno alle 7 del mattino italiane di domenica 13 gennaio 2019. La cattura è stata eseguita dall’Interpol in un blitz con agenti italiani a Santa Cruz de la Sierra. [Chi è Cesare Battisti]

Il video girato poco prima dell’arresto

Perché Battisti non sconterà l’ergastolo

Cesare Battisti catturato: e adesso cosa succede?

L’appello  – Nell’appello si leggevano queste frasi entusiaste: “Dal momento della sua fuga dall’Italia, prima in Messico e poi in Francia, Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria, centrata sul ripensamento dell’esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata. La sua opera è nel suo assieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni Settanta, quale nessuna forza politica che ha governato l’Italia da quel tempo a oggi ha osato tentare”.

I firmatari – Tra i firmatari che 13 anni fa si schierarono a favore dell’intellettuale, l’uomo “arguto e profondo” che oggi sostiene nelle sue interviste brasiliane che l’Italia chiede la sua estradizione “perché è un Paese arrogante”, c’erano scrittori e artisti di rilievo come il collettivo Wu Ming, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, il vignettista Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari. Tra i firmatari del 2004 figurava anche uno sconosciuto ventiquattrenne napoletano, Roberto Saviano.

La risposta di Saviano – Due anni dopo, però, quel Saviano raggiunge però la fama con un romanzo, Gomorra, e nel 2009, quando la sua fama esplode, corre a ritirare la firma dall’appello motivando la sua decisione con queste imbarazzate parole: “Mi segnalano la mia firma in un appello per Cesare Battisti (…) finita lì per chissà quali strade del web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Chiedo quindi di togliere il mio nome, per rispetto a tutte le vittime”.

Chi potrebbe difenderlo ancora oggi?

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