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11mila rom avranno il reddito di cittadinanza: “È giusto, fatevene una ragione”

L'intervista di TPI a Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio

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“Ogni volta che Salvini parla di reddito di cittadinanza un altro rom scopre di averne diritto”. Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio, intervistato da TPI non usa giri di parole per commentare la “ridicola” prima pagina di Libero che attacca la “demenza grillina” denunciando – come fosse uno scandalo – che “undicimila rom avranno il reddito di cittadinanza”.

Il riferimento di Carlo Stasolla è all’ultimo aut aut del leader leghista, che ha subordinato il suo via libera al reddito di cittadinanza all’inserimento nel decreto attuativo di misure ad hoc per “disabili e famiglie numerose”.

“Sembra fatto su misura per le famiglie rom” ci spiega Carlo Stasolla. “Un po’ come sta avvenendo a Roma con le case popolari”. Al centro le quattro fasce per avere accesso a un alloggio in base al numero dei componenti il nucleo familiare.

“La divisione in quattro fasce sta creando una sorta di autostrada nell’assegnazione per le famiglie rom”. Perché i nuclei rom sono “ovviamente più numerosi”, ed è “più veloce assegnare un’abitazione di oltre 75 metri quadrati a un nucleo di 4, 5, 6 persone che una da 40 mq a un single o a una coppia”.

Questione di numeri. E di diritti. Ed è con questi che deve fare i conti l’ala leghista del governo. A spiegare che i rom che avranno diritto al reddito di cittadinanza sono circa 11mila è stato proprio Carlo Stasolla, su Facebook.

Un post che è stato ripreso da Libero prima e dal Giornale poi per avvalorare la tesi della “idiozia grillina”. Ma “io ho messo quel post per far capire che i rom sono perfettamente inseriti nel corpus sociale, anche se la cosa fa venire il mal di pancia a qualche esponente politico. Perché quando c’è qualcosa che va a vantaggio delle categorie sociali, e non delle categorie etniche, inevitabilmente interessa anche i rom. Che piaccia o meno”.

Questione di diritti: “I rom non sono un qualcosa di avulso dal tessuto sociale. Se ne facciano una ragione. Basta parlare di politiche ad hoc e politiche speciali: le politiche riguardano tutti, senza distinzione di razza o etnia”.

Perché “un conto è la propaganda, un conto la realtà”. L’attenzione di Stasolla si sposta, inevitabilmente, anche sul paletto dei “dieci anni di residenza” in Italia per consentire a uno “straniero” di accedere al reddito di cittadinanza.

Primo punto: “I rom che vivono nei campi sono in maggioranza italiani. E avranno diritto al reddito di cittadinanza. Poi, tra gli stranieri, ci sono soprattutto romeni e bulgari. E avranno il reddito di cittadinanza in quanto comunitari”.

Gli extracomunitari? “Quelli che vivono nei campi sono in Italia dagli anni novanta e duemila, quindi hanno i dieci anni minimi di residenza richiesti”. Quindi “anche loro avranno il reddito di cittadinanza”.

E chi è in Italia da meno di dieci anni? “Qui si aprirà la strada dei ricorsi qualora questo paletto verrà inserito nel decreto attuativo” perché “la legge dice che una persona è a tutti gli effetti cittadina italiana dopo cinque anni. Quello è il parametro. E una legge non può andare contro un’altra legge”.

Attenzione però: “Queste mie considerazione non sono un messaggio d’amore al reddito di cittadinanza”, tutt’altro: “È una misura che non può funzionare perché, come dimostrano i dati Istat, sono solo il 20 per cento dei poveri ad avere problemi legati al lavoro”. La povertà “è un fenomeno ampio, che va ben oltre il tema dell’occupazione”.