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Bolsonaro toglie agli indigeni la gestione delle loro riserve: regalo alla lobby dei proprietari terrieri

Il presidente mantiene l'impegno assunto in campagna elettorale e affida la gestione dei confini al ministero dell'Agricoltura, retto da una ministra vicina alla lobby degli agricoltori. La leader degli indigeni avverte: "La rottura è iniziata"

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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Credit: EVARISTO SA / AFP

In Brasile il neo-presidente Jair Bolsonaro ha sottratto alle popolazioni indigene la gestione dei confini dei loro territori e l’ha affidata al ministero  dell’Agricoltura, retto da Tereza Cristina, donna assai vicina alle lobby dei proprietari agricoli.

Il provvedimento era stato più volte annunciato da Bolsonaro in campagna elettorale ed è stato concretizzato tramite un decreto che il presidente ha firmato poche ore dopo il suo insediamento.

Da trent’anni la gestione dei confini delle riserve indigene era in mano alla Fondazione nazionale per gli Indigeni (Funai, Fundaçao Nacional do Indio): questo ente, che fa capo al ministero della Giustizia, era deputato, tra le altre cose, all’identificazione, delimitazione e creazione di nuove riserve indigene.

Bolsonaro ha tolto questa prerogativa al Funai e l’ha assegnata al ministero  dell’Agricoltura, guidato da Tereza Cristina, già deputata federale eletta nello stato di Mato Grosso, nonché leader del gruppo parlamentare Bancada Ruralista, che rappresenta gli interessi dei grandi proprietari terrieri brasiliani.

Il decreto del presidente è stato duramente criticato da Sonia Guajajara, una dei principali leader indigeni del Brasile, già candidata alla vicepresidenza della Repubblica con il Partito Socialista e della Libertà (PSOL).

“La rottura è iniziata. Il Fuani non è più responsabile per l’identificazione, la delimitazione, la demarcazione e la registrazione delle terre indigene. C’è qualcuno che ancora dubita dell’elusione delle promesse elettorali (di Bolsonaro, ndr)?”, ha scritto Guajajara sul suo profilo Twitter.

In Brasile ci sono oggi 462 riserve indigene, che occupano un’area pari al 12,2 per cento del territorio nazionale, per lo più in Amazzonia: in questi territori vivono complessivamente circa 900mila indigeni.

In campagna elettorale il neo-presidente Bolsonaro ha anche promesso di difendere i proprietari terrieri le cui terre sono occupate dai contadini e ha annunciato che presenterà al Congresso una proposta di legge che classifica come terrorismo l’occupazione di una terra.