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La guerra dimenticata in Yemen | Le origini, le vittime e le tappe del conflitto

Immagine di copertina
La capitale yemenita Sanaa. Credit: Mohammed HUWAIS / AFP

Guerra in Yemen | Le origini del conflitto | Chi sono i ribelli Houthi | A che punto è la guerra | La carestia | Chi combatte | L’epidemia di colera | I morti dall’inizio della guerra

Lo Yemen è devastato dal 2015 da un conflitto tra i ribelli houthi e le forze governative, supportate da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita. Si sono susseguiti numerosi tentativi di negoziati di pace. L’ultimo, in ordine di tempo, è previsto per il prossimo 6 dicembre a Stoccolma, in Svezia.

La sanguinosa guerra civile va avanti ormai da tre anni, da quando i ribelli houthi, appoggiati dall’Iran, hanno conquistato gran parte del paese, inclusa la capitale Sana’a.

La coalizione guidata dall’Arabia Saudita combatte i ribelli dal 2015 e sostiene il governo riconosciuto a livello internazionale, quello di Hadi, che si è stabilito nella città portuale di Aden.

Ma come è iniziato il conflitto? Un riassunto di tutto quello che c’è da sapere sulla “guerra dimenticata” in Yemen:

Yemen: le origini del conflitto

Gli scontri sono esplosi nel 2015, quando i ribelli hanno preso il controllo di gran parte della zona occidentale del paese, tra cui la capitale Sanaa, costringendo il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi a scappare all’estero.

Preoccupati per la destabilizzazione della regione e per l’aumento del potere di una forza vicina all’Iran, l’Arabia Saudita e altri 8 paesi arabi sono intervenuti in Yemen per cercare di ristabilire il governo di Hadi.

Almeno 10mila persone, due terzi dei quali civili, sono stati uccisi negli anni della guerra in Yemen e 55mila sono rimasti feriti, secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite.

Il conflitto e i blocchi imposti dalla coalizione hanno causato la più grande emergenza alimentare al mondo, colpendo 22 milioni di persone che per sopravvivere hanno bisogno degli aiuti umanitari. Inoltre, in Yemen è scoppiata un’epidemia di colera che ha ucciso 2.290 persone.

Il conflitto ha le sue radici nel fallimento di una transizione politica che avrebbe dovuto portare stabilità nel paes a seguito di una rivolta della Primavera araba che aveva costretto il suo presidente autoritario, Ali Abdullah Saleh, a consegnare il potere al suo vice Abdrabbuh Mansour Hadi, nel 2011.

Ali Abdullah Saleh fu costretto a cedere il potere ad Abdrabbuh Mansour Hadi. 

Il movimento ribelle Houthi ha approfittato della debolezza del nuovo presidente per prendere il controllo su molte aree del paese, compresa la capitale. 

Una coalizione internazionale guidata dai sauditi è intervenuta nel conflitto nello Yemen nel marzo 2015 per ripristinare il governo di Hadi. 

Gli Houthi e le forze di sicurezza fedeli a Saleh, hanno tentato di prendere il controllo dell’intero paese, costringendo Hadi a fuggire all’estero nel marzo 2015.

Le truppe della coalizione sono sbarcate nella città portuale meridionale di Aden nell’agosto del 2015 e hanno aiutato gli Houthi. Il governo di Hadi si insediato ad è Aden, dove si è stabilito anche Hadi, dopo il suo ritorno dall’esilio. 

Nel novembre 2017 è morto l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, nei feroci scontri tra i suoi sostenitori e gli Houthi a Sanaa. 

I combattenti di Houthi hanno lanciato un’operazione per assumere il pieno controllo della capitale e il 4 dicembre 2017 hanno annunciato la morte di Saleh.

Yemen: chi sono i ribelli Houthi

Gli houthi sono un gruppo armato di religione musulmana sciita, nello specifico legato alla sua variante dello Zaydismo, ovvero quella che fa riferimento a Zayd ibn’ Ali ibn al-Husayn, figlio del quarto imam sciita.

Questo gruppo è nato nel 1992 con il nome di al-Shabab al Mumin, Gioventù credente, per iniziativa di Muhammad al-Houthi, il suo primo comandante da cui il gruppo prende il nome con il quale è attualmente conosciuto. Il luogo in cui il movimento nacque fu il governatorato di Sa’da, nel nord dello Yemen, abitato da una maggioranza di sciiti.

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In Yemen la quasi totalità degli abitanti è di religione musulmana, ma tra questi il 56 per cento sono sunniti e il 44 per cento sciiti. Una divisione che negli ultimi anni si è fatta sempre più netta e ha contribuito al consolidamento del ruolo degli houthi.

Il movimento houthi iniziò il proprio radicamento nelle scuole durante gli anni Novanta, organizzando campi estivi frequentati da decine di migliaia di persone.

Nel 2003 gli Stati Uniti dettero inizio all’invasione dell’Iraq, e gli houthi scandirono durante la preghiera del venerdì una serie di slogan contro l’America e Israele che crearono le basi di uno scontro con il governo filostatunitense del paese.

Gli houthi, infatti, avevano già nel mirino della loro azione politica il governo, non solo in quanto filoamericano, ma in quanto ritenuto corrotto e responsabile della marginalizzazione degli sciiti e degli zayditi nelle aree dello Yemen settentrionale. L’episodio degli slogan antiamericani, dunque, portò alla radicalizzazione dello scontro tra houthi e governo.

Nel 2004 il governo fece arrestare 800 persone legate agli houthi e l’allora presidente yemenita Ali Abdallah Saleh – membro di un clan zaydita – invitò al-Houthi a incontrarlo presso la capitale Sana’a, ma il leader del gruppo rifiutò. Nel settembre 2004, quindi, il presidente ordinò l’arresto del leader houthi, il quale in risposta invitò i cittadini al’insurrezione.

Oggi le milizie legate all’ex presidente Saleh, spodestato nel 2012 in seguito alla primavera yemenita e sostituito da quello che era stato il suo vicepresidente Hadi, combattono al fianco dei ribelli houthi.

Dieci anni dopo, nell’agosto del 2014, gli houthi incitarono i cittadini yemeniti a scendere in strada per protestare contro il taglio dei sussidi sul carburante. Il 21 settembre, i ribelli sciiti presero il controllo della capitale Sana’a, senza quasi incontrare alcune resistenza da parte dell’esercito yemenita.

All’inizio del 2015, Hadi fu costretto ad abbandonare la capitale e a rifugiarsi nella sua città natale, Aden, ed è proprio da lì che riorganizzò le forze per la controffensiva. Dopo essere volato a Riad per chiedere l’aiuto dell’Arabia Saudita, ottenne l’intervento della coalizione internazionale che sostiene le truppe filogovernative con raid aerei.

Yemen: a che punto è la guerra

A metà giugno, la guerra nel paese ha visto una nuova escalation in seguito all’offensiva lanciata sulla città di Hodeidah, l’unico porto rimasto in mano ai miliziani sciiti filo-iraniani huthi, la cui caduta potrebbe determinare il crollo del fronte ribelle.

Almeno 35mila famiglie risultano sfollate, mentre gli scontri hanno provocato la morte di centinaia di combattenti e decine di civili.

Secondo le Nazioni Unite, almeno 22,2 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari in Yemen, e 8,4 milioni sono minacciati da una grave insicurezza alimentare.

Il colera ha infettato 1,1 milioni di persone da aprile 2017 nel peggior focolaio mondiale e la difterite è tornata nel paese per la prima volta dal 1982.

Yemen: la carestia

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha denunciato che lo Yemen si trova “sull’orlo della carestia”. Il paese dovrà ricorrere completamente ad aiuti umanitari per sopravvivere.

“Il pericolo che una carestia imminente e grande inghiotta lo Yemen è imminente”, ha dichiarato Mark Lowcock al Consiglio di sicurezza.

Lowcock ha definito “scioccante” quanto sta avvenendo in Yemen, dal momento che solamente due carestie sono state annunciate negli ultimi 20 anni in tutto il mondo, nel 2011 in Somalia e lo scorso anno in un’area del Sud Sudan.

Secondo quanto dichiarato dall’Onu, per essere verificata la definizione di carestia oltre il 20 percento della popolazione non deve essere in grado di nutrirsi e almeno il 30 percento dei bambini con meno di cinque anni di età deve soffrire da malnutrizione acute con un raddoppio del tasso di mortalità.

Sono 22 milioni le persone che in Yemen hanno bisogno di aiuti umanitari, in quella che è ritenuta la più grande emergenza al mondo per la sicurezza alimentare. 

“Se lo Yemen fosse composto da 100 persone, 80 avrebbero bisogno di aiuti per sopravvivere; 60 avrebbero a malapena qualcosa da mangiare; 58 non avrebbero accesso ad acqua pulita; 52 all’assistenza sanitaria; mentre 11 risulterebbero gravemente malnutriti”, si legge sul profilo Twitter dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che cita dati dell’ICRC.

“Ma lo Yemen non conta 100 persone, ma 27 milioni”.

In un comunicato pubblicato oggi da Ahmed Al-Mandhari, direttore regionale dell’Oms per il Mediterraneo orientale e il Medio Oriente, si apprende che “1,8 milioni di bambini sotto i cinque anni e 1,1 milioni di donne in gravidanza o in periodo di allattamento risultano gravemente malnutriti”.

“Oltre 400mila bambini gravemente malnutriti hanno bisogno di cure mediche urgenti e accessibili per sopravvivere”, si legge nella nota. “Con solo il 50 per cento delle strutture sanitarie funzionanti in tutto il paese e nessun medico nel 18 per cento dei distretti dello Yemen, non possiamo permetterci che un altro operatore sanitario perda la vita o un altro ospedale chiuda”.

Yemen: chi combatte 

La guerra in Yemen, scoppiata a marzo 2015, vede contrapposti il movimento dei ribelli sciiti Houthi, fedele all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, assassinato il 4 dicembre 2017 a Sanaa, e la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita che sostiene Abdrabbuh Mansour Hadi.

L’intervento militare della coalizione araba ha provocato una grave carestia che ha a sua volta creato le condizioni per la pesante epidemia di colera che ha colpito il paese. 

Gli esperti dell’Onu ritengono che possano essere stati commessi crimini di guerra da tutte le parti attive nel conflitto in Yemen, durante i tre anni e mezzo di guerra ai ribelli sciiti filo-iraniani houthi.

In un report commissionato dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, tre esperti accusano le forze governative dello Yemen, la coalizione a guida saudita che li appoggia, e i ribelli del movimento houthi di non aver fatto nulla per impedire o ridurre la morte di civili.

I governi dello Yemen, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita potrebbero essersi resi responsabili anche di crimini di guerra come stupri, torture, sparizioni forzate e “privazione del diritto alla vita”.

Anche le milizie sciite ribelli potrebbero essersi rese responsabili di crimini di guerra nel paese arabo.

“(Abbiamo) motivi ragionevoli per credere che i governi dello Yemen, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita siano responsabili delle violazioni dei diritti umani”, si legge nel rapporto, che accusa anche le “autorità de facto” del nord del paese, cioè i ribelli houthi, di crimini tra cui detenzioni arbitrarie, torture e reclutamento di minori.

In particolare, gli esperti Onu puntano il dito sui bombardamenti condotti contro scuole, ospedali e mercati, in cui hanno perso la vita migliaia di persone.

L’Arabia Saudita è accusata da anni di condurre attacchi aerei indiscriminati.

Yemen: l’epidemia di colera

Oltre 600mila sono stati i casi di colera registrati in Yemen, che hanno causato almeno 1.930 morti in tutto il paese. Quasi 15 milioni di yemeniti non hanno accesso ai servizi di base, come le infrastrutture idriche o l’assistenza sanitaria.

Sono infatti oltre 14 milioni gli yemeniti che vivono in zone dove non c’è acqua potabile. Oltre sette milioni di persone poi rischiano di morire a causa della fame.

L’Onu stima che in Yemen, ogni dieci minuti, muoia un bambino di meno di cinque anni per cause prevenibili. Oltre tre milioni di persone sono già fuggite dalle zone teatro dei combattimenti, lasciando le loro case e tutto ciò che possedevano.

Inoltre, solo la metà degli ospedali e delle strutture sanitarie del paese risultano pienamente in funzione. Due terzi della popolazione poi non ha accesso all’acqua potabile, mentre più di sette milioni di persone vivono in aree ad alto rischio di trasmissione del colera.

Al momento il paese mediorientale sta subendo tre tragedie contemporaneamente: la popolazione è assediata dai combattimenti; la crisi economica ha portato a un aumento vertiginoso del tasso di criminalità e il crollo delle infrastrutture sta causando un’epidemia devastante.

In totale, dall’inizio della guerra civile sono stati almeno 9mila gli yemeniti morti a causa degli scontri. Milioni di persone hanno invece dovuto lasciare le proprie case e affrontare la fame e l’epidemia di colera scatenata dalle condizioni fatiscenti delle infrastrutture fognarie del paese.

Yemen: i morti dall’inizio della guerra

L’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha documentato che tra il 26 marzo 2015 e l’8 novembre 2018, ci sono stati in totale 17.640 vittime civili nello Yemen, di cui 6.872 morti e 10.768 feriti.

La maggior parte di queste vittime, 10.852 sono il risultato di attacchi aerei condotti dalla Coalizione guidata dai sauditi. Questi sono i numeri ufficiali, ma numerose organizzazioni umanitarie stimano che in realtà il numero delle vittime sia di gran lunga superiore.

Secondo la ong Save The Children, nel paese dall’inizio del conflitto sono morti per fame quasi 85mila bambini. Il numero è basato sui dati forniti dalle Nazioni Unite, che stima i tassi di mortalità in casi di grave malnutrizione e malattia tra i bambini al di sotto dei cinque anni di età.

Sulla base di una “stima prudente”, l’organizzazione umanitaria ha denunciato la morte di 84.701 bambini per fame o malattie tra l’aprile 2015 e l’ottobre 2018.

Il Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite (Unicef) ha fatto sapere che dal 2015 oltre 2.400 bambini hanno perso la vita e oltre 3.600 sono rimasti feriti a causa degli scontri avvenuti in Yemen.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a causa della guerra in corso l’80 per cento dei minori residenti in Yemen ha bisogno di assistenza umanitaria, pari a oltre 11 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni.

“Più di 11 milioni di bambini, che costituiscono l’80 per cento della popolazione infantile del paese, hanno bisogno di assistenza umanitaria a causa della guerra in Yemen”, si leggeva sull’account ufficiale Twitter dell’Oms in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia.

Leggi anche il diario di Laura Silvia Battaglia dallo Yemen per TPI.it:

Prima puntata: LUNGO LA VIA DELLA SETA

Seconda puntata: LA NOTTE DI SANAA

Terza puntata: DENTRO GLI OSPEDALI, TRA GLI EROI DI TUTTI I GIORNI

Quarta puntata: ECCO COME SI MUORE DI FAME

Quinta puntata: NEL NORD COLPITO DAI BOMBARDAMENTI

Sesta puntata: IL RITORNO E L’ARRESTO