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Grida “Buffone” a Salvini. La donna viene portata in commissariato

"È in pericolo la nostra democrazia", ha dichiarato l'uomo che ha assistito alla scena

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Il leader della Lega accolto fuori dall'università e la "contestatrice" Eleonora

Eleonora, una casalinga di circa 60 anni, residente a Borgo Pio di Roma è stata accompagnata dagli agenti di polizia in commissariato per avere dato del “buffone” al vice premier Matteo Salvini.

È successo il 9 novembre fuori dall’università Lumsa, dove il ministro dell’Interno stava per entrare nella sala congressi dell’ateneo privato per partecipare alla conferenza “La trappola delle sette”, un convegno sul fenomeno delle sette organizzato dal Dipartimento della pubblica sicurezza e dall’associazione Giovanni XXIII.

La donna ha urlato a Salvini “buffone, buffone” e quattro agenti in borghese si sono avvicinati per ordinarle di smetterla. Questo è quanto racconta Eleonora al quotidiano Repubblica.

“Ho iniziato a fischiare forte con le dita, come fanno i pastori. Gli ho anche gridato ” buffone”, mi è venuto spontaneo”, ha raccontato la donna.

“Uno di loro mi ha afferrato le braccia per impedirmi di portare le dita alla bocca e fischiare ancora”. Eleonora ha raccontato di essere persino caduta in terra nel tentativo di divincolarsi.

“A quel punto sono intervenuto – ha aggiunto Romano Ancona, un barista che ha assistito alla scena – ho detto agli agenti di lasciarla, non c’era motivo di fare così”.

La signora è stata quindi accompagnata in commissariato dove si è rifiutata di mostrare i documenti, e quindi di essere identificata e, perciò, è stata denunciata.

“Il dirigente mi ha chiesto il documento gli ho detto che non l’avevo. L’ho esibito ai suoi colleghi quando mi hanno caricata sulla volante per portarmi al commissariato di zona”, ha assicurato Eleonora.

Dopo un’ora di attesa la 59enne è uscita dal posto di polizia con una denuncia per non aver esibito il documento. “Tutto questo solo per essermi azzardata a contestare Salvini. Vi rendete conto?”, ha dichiarato la donna.

“È un fatto grave, che testimonia il brutto clima che si respira nel Paese è nelle cose che un politico possa essere applaudito o fischiato a seconda del gradimento dei cittadini, ma se ciò viene impedito come è accaduto venerdì allora è in pericolo la nostra democrazia”, ha dichiarato il barista del locale in via di Porta Castello.