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Standard & Poor’s conferma rating Italia a BBB e taglia l’outlook a negativo

Il parere arriva dopo quello di Moody’s che venerdì 20 ottobre 2018 aveva declassato l’Italia a Baa3

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L’agenzia internazionale Standard & Poor’s conferma il rating dell’Italia, lasciandolo a ‘BBB‘, a due gradini dal non investment grade, e abbassa l’outlook, da stabile a negativo. (Agenzie di rating: che cosa sono e cosa fanno).

“A nostro avviso il piano di politica economica e fiscale del governo italiano sta pesando sulle prospettive di crescita economica del paese”. Lo riporta l’Agi citando le valutazioni di S&P sull’Italia. “Le impostazioni programmate di politica economica e fiscale del governo hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso da un aumento del rendimento sul debito pubblico. Ciò a sua volta sta influenzando negativamente l’accesso delle banche al finanziamento del mercato dei capitali e, in misura minore, il loro coefficiente patrimoniale regolamentare”.

“È un film già visto. Le agenzie di rating non si sono accorte della crisi mondiale? In Italia non saltano né banche né imprese” ha commentato il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo il giudizio di Standard and Poor’s sull’Italia.

“Non ho paura del giudizio di Standard & Poor’s”, aveva dichiarato il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo alla trasmissione su Rai2 Nemo-Nessuno escluso. “Come ha detto un’altra agenzia di rating, abbiamo una situazione stabile perchè abbiamo un debito privato quasi inesistente e questo crea una stabilità economica per il paese”, aveva concluso.

Il verdetto di Standard & Poor’s arriva in un momento di forti tensioni tra Roma e Bruxelles sui conti dell’Italia. La Commissione europea non eslcude che ci saranno contatti tra il presidente Jean Claude Juncker e il premier Giuseppe Conte sulla manovra.

Jeroen Dijsselbloem, l’ex presidente dell’eurogruppo, in un editoriale sul quotidiano finanziario olandese Het Financieele Dagblad aveva detto: “Se nulla cambia l’Italia andrà in bancarotta, e chi sarà colpito? Poco gli investitori stranieri, perchè hanno un terzo del debito italiano. Chi pagherà il conto saranno i cittadini italiani, perchè la maggior parte del debito è in mano ad assicurazioni, fondi pensioni e cittadini”.

Il presidente della Bce Mario Draghi, riferendosi alle tensioni tra il governo italiano e la Commissione, aveva detto: “È una mia percezione personale per cui prendetela per quello che è: resto fiducioso che un accordo sarà trovato”.

Venerdì 20 ottobre 2018, l’agenzia di rating Moody’s aveva declassato l’Italia a Baa3.

Nel motivare la decisione, Moody’s aveva sostenuto che le cause del declassamento di un notch del rating italiano sono imputabili a “un indebolimento della politica fiscale con un deficit di bilancio più alto per i prossimi anni che l’agenzia aveva assunto in precedenza”.

Nei prossimi anni, proseguiva Moody’s, il debito pubblico italiano si stabilizzerà in rapporto al Pil intorno all’attuale 130 per cento, piuttosto che iniziare la fase discendente così come era atteso.

Le agenzie internazionali di rating ricoprono un ruolo centrale sulle piazza finanziarie: sono istituti che svolgono analisi e esami dei dati e cercano di capire quale sia il valore di un titolo di Stato o di una banca. Giudicano l’affidabilità creditizia dei governi e dei loro titoli: in questo modo, esprimono anche una valutazione finanziaria, ossia la “capacità di credito”, ed e in base a queste stime che gli azionisti si muovono di conseguenza.

Le più note agenzie di rating sono tre: Standard & Poor’s Moody’s e Fitch, controllano il 95 per centi del mercato globale, e hanno tutte e tre base negli Stati Uniti.