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Fabio Rovazzi: “Ho lunghi periodi di vuoto e depressione, ecco il mio modo di uscirne”

Youtuber, videomaker, attore e autore: Rovazzi arriva alla Festa del Cinema di Roma con il suo "Faccio quello che voglio"

Immagine di copertina
Fabio Rovazzi. Instagram/Fabio Rovazzi

Arriva alla Festa del Cinema di Roma e tutti lo trattano per quello che è: un vero e proprio caso. Perché Fabio Rovazzi è nato e cresciuto come un caso. Da quando è saltato in cima alle classifiche con il successone della sua Andiamo a comandare, Fabio Rovazzi non si è mai fermato e ha messo in mostra il suo talento in più occasioni e sotto forme diverse.

Non è solo uno youtuber – così ha cominciato Rovazzi, con la videocamera del papà nella sua cameretta di Lambrate – è anche videomaker, attore e autore. E lo è da quando ha capito che le sue idee, quelle che regalava agli altri, potevano essere vincenti anche per lui.

L’ultimo successo è quello di Faccio quello che voglio. Che non è solo una canzone, ma è anche e soprattutto un corto di dieci minuti, in cui Rovazzi esprime tutto il suo talento. Ed è questo il centro del discorso. Il talento e, ancor di più, da artista, la paura di perderlo.

Una vita fatta di alti e bassi, quella dello youtuber milanese. “È un tempo in cui non è facile trovare idee originali, da effetto ‘wow’, ogni volta quel qualcosa in più. Ho lunghi periodi di vuoto e depressione, in cui mi chiudo in casa e gioco a Call of Duty e non rispondo al telefono, con addosso l’estremo dramma di chi ho intorno, che pensa alla mia carriera breve, ormai finita per sempre”.

Poi, però, qualcosa cambia: “Succede che una notte, dal niente, mi metto a scrivere. Per esempio proprio da questo non avere talento e doverlo rubare è partito l’incipit di quest’ultimo successo, e da quell’incipit tutto il resto: il pezzo, le partecipazioni, il video. Allora, divento velocissimo. Ma ho grossi buchi, estesi periodi senza lampi di luce”.

Quegli estesi periodi senza lampi di luce sono una forma di depressione che l’artista si porta dentro. A un certo punto, Rovazzi ha capito che per cambiare avrebbe dovuto concentrarsi su se stesso: “Prima davo le idee agli altri. Le scrivevano, e funzionavano tantissimo, e ne giovavano solo loro, loro che avevano saputo interpretare quell’idea. A un certo punto, ho provato a mettermi al centro della mie cose”.

“A diventare proprietario effettivo dei miei contenuti, della mia fortuna”, dice ancora Rovazzi. E si riferisce chiaramente alla fine del rapporto professionale (e personale) con J-Ax e Fedez, con i quali aveva avviato il progetto dell’etichetta discrografica Newtopia.

Alza sempre l’asticella e non ha paura del rischio, Rovazzi, e quella di Faccio quel che voglio è una vera e propria sfida per l’artista. “Un’opera scritta e diretta da me. Un po’ 007, un po’ di azione, un po’ thriller, un po’ comico. Vorrei mettermi come al solito al centro della situazione: io che non faccio niente, con tutte le cose che mi succedono intorno. Ci sto già lavorando. Speriamo venga bene”, dice.