Sayf: “La morte del mio migliore amico è stata un colpo durissimo, penso sempre a lui”
Il cantante si racconta in un'intervista a "La Repubblica"
Dall’infanzia a Santa Margherita Ligure al successo in campo musicale: il cantante Sayf si racconta in un’intervista a La Repubblica. Il cantante racconta di aver trascorso un’infanzia serena: “Se quello che vuol sapere è se a Santa Margherita mi sia mancato qualcosa, direi di no: avevo tutto ciò di cui un ragazzino potesse aver bisogno”. Le cose sono cambiate al liceo, quando ha iniziato a farsi carico delle battaglie altrui: “Di fronte alle ingiustizie sentivo di dover fare qualcosa”. L’interprete rivendica principi di giustizia ed equità ma crede che un artista non debba necessariamente schierarsi: “Ognuno ha la sua linea, ed è giusto che la segua”.
Il cantante, poi, parla di uno dei momenti più dolorosi della sua vita; ovvero quando il suo migliore amico è morto a vent’anni: “È stato un colpo durissimo, terribile. Penso a lui costantemente, e mi manca. È strano, è come se fosse cristallizzato nel tempo”. Sayf continua a chiedersi cosa sarebbe diventato il suo amico: “Noi iniziamo a essere adulti, e non posso fare a meno di chiedermi: chi sarebbe oggi?, chi sarebbe diventato?”. L’artista nei suoi testi parla spesso dell’assenza del padre dopo la separazione dei suoi genitori ma precisa: “Non è mai mancato in modo pratico, c’era sempre se avevo bisogno di qualcosa”.