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Fiction Rai, il pentito chiede un milione di euro: “Mia figlia ora sa che sono killer”

"Tutte falsità". Il collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo ha fatto causa per diffamazione alla Rai dopo la serie tv "Il cacciatore"

Immagine di copertina
La serie televisiva Rai "Il cacciatore" sul magistrato Alfonso Sabella

Il pentito Pasquale Di Filippo ha chiesto alla Rai 1 milione di euro per ciò che viene raccontato nella serie tv “Il cacciatore”. “Mia figlia ha scoperto che sono un killer e non mi parla più”.

Succede tutto nel marzo 2018, quando la Rai trasmette la fiction ispirata alla storia del magistrato Alfonso Sabella, membro del pool antimafia di Palermo nei primi anni Novanta dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio contro Falcone e Borsellino.

“Una sera, mentre stavamo guardando una puntata, a un certo punto l’immagine si ferma sull’attore che interpreta me – racconta il pentito – e spunta una scritta: ‘Pasquale Di Filippo, oltre 20 omicidi’”.

Di Filippo ha scontato dieci anni in carcere per aver confessato 4 omicidi. È stato un killer di Cosa nostra e poi è diventato collaboratore di giustizia, ha cambiato identità e città.

Grazie alle sue testimonianze fece arrestare il cognato di Riina, Leoluca Bagarella e poi Salvatore Grigoli, l’assassino di don Pino Puglisi.

“Mia figlia è nata quando ormai ero un altro uomo, con una nuova identità. Fino a qualche tempo fa, sapeva soltanto che avevo aiutato il mafioso Bagarella a nascondersi. Solo questo le avevo detto, fra qualche anno le avrei raccontato tutto”.

Ma davanti allo schermo scopre la verità: la figlia del pentito, 14 anni, conosceva il precedente nome del padre. “Ha urlato: ‘Papà cosa hai fatto?’ E poi si è rinchiusa nella sua stanza. Da sei mesi vive lì dentro, esce soltanto per andare a scuola, frequenta il liceo classico”.

“Nella fiction vengo dipinto come un torturatore, addirittura coinvolto nel sequestro del piccolo Di Matteo, il figlio del pentito. Tutte falsità, ma intanto il mondo ci è crollato addosso”.

“Ora – aggiunge – pende sulla mia testa la condanna a morte di Cosa nostra, per questo sono costretto a cambiare spesso città. Non sopporto di essere diffamato, mi sono rivolto al mio avvocato. Alla Rai e alla società produttrice chiedo un risarcimento di un milione di euro. La storia non si può falsare”.

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