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Il caso Ilva di Taranto: un riassunto della vicenda
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L'Ilva di Taranto

Il caso Ilva di Taranto: un riassunto della vicenda

Il caso, che non si è ancora concluso, risale al 2012, quando la procura di Taranto stabilì la chiusura del polo siderurgico e l'arresto dei suoi dirigenti, a causa delle gravissime violazioni ambientali che portarono alla morte di centinaia di persone

06 Set. 2018
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L'Ilva di Taranto

Che cos’è l’Ilva | Il caso Ilva | Le date fondamentali | Chi è Arcelor Mittal | Il ruolo del governo Conti e del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio

Una storia lunga un secolo. È quella dell’acciaieria Ilva di Taranto, il maggior stabilimento per la lavorazione dell’acciaio in Europa.

Il caso, che non si è ancora concluso, risale al 2012, quando la procura di Taranto stabilì la chiusura del polo siderurgico e l’arresto dei suoi dirigenti, a causa delle gravissime violazioni ambientali che portarono alla morte di centinaia di persone.

Da allora è iniziato un lungo e complicatissimo iter nel quale lo stato ha cercato di salvare l’azienda dalla chiusura, sia per evitare la perdita del lavoro di migliaia di persone, sia per l’importanza fondamentale dell’azienda per l’economia italiana.

TPI ha riassunto in breve l’intricata vicenda:

Che cos’è l’Ilva

L’Ilva è la più grande acciaieria d’Europa e i suoi problemi riguardano in particolare il suo stabilimento maggiore, quello di Taranto, dove le emissioni inquinanti del sito produttivo hanno causato negli ultimi decenni la morte di un imprecisato, ma molto elevato, numero di operai e abitanti della città pugliese.

L’Ilva di Taranto nasce nel 1961. Si tratta del maggior stabilimento per la lavorazione dell’acciaio d’Europa.

Il caso Ilva

Il caso Ilva prende avvio nel 2012 quando la magistratura dispone il sequestro dell’acciaieria per gravi violazioni ambientali. In realtà le prime indagini e le prime azioni legali iniziano molti anni prima, già dagli anni ’80. Le violazioni e i problemi gravi legati all’inquinamento iniziano a essere noti negli anni successivi.

“Le proporzioni del dramma sanitario e ambientale nel capoluogo ionico, a partire dai primi anni ‘90, erano evidenti sia alla popolazione che ai medici che constatavano un aumento di malattie da mesotelioma, leucemie, patologie tumorali e malattie della tiroide. Nonostante vi fossero segnali preoccupanti dal punto di vista sanitario, collegati alla grave situazione di inquinamento ambientale, le istituzioni si dimostravano immobili e latitanti”, scrive Angelo Bonelli nel suo libro “Goodmorning diossina“, che ricostruisce la vicenda di Taranto.

Il 26 luglio il gip di Taranto Patrizia Todisco firma il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’Ilva di Taranto e le misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici aziendali.

Vengono arrestati Emilio Riva, presidente dell’Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio e suo successore Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell’area del reparto cokerie Ivan Di Maggio e il responsabile dell’area agglomerato Angelo Cavallo.

L’accusa è di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Dal momento che l’Ilva ricopriva un ruolo fondamentale per l’economia italiana, lo stato italiano cercò di proseguire la produzione dell’azienda, fondamentale per l’industria italiana. Per fare questo furono varate delle leggi ad hoc per aggirare i livelli di inquinamento consentiti, rimandando i termini entro i quali l’azienda sarebbe dovuta essere messa a norma dal punto di vista degli standard ambientali.

Con il Decreto Ministeriale 21 gennaio 2015 è stata aperta una Procedura di Amministrazione Straordinaria ed è stato nominato il Collegio Commissariale di ILVA S.p.A. Gli attuali commissari Ilva sono Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.

I commissari straordinari avevano il compito di risanare, sia a livello ambientale che economico l’azienda, per poi rivenderla.

Le gravi violazioni in termini di inquinamento erano note da anni, ma solo nel 2012 la magistratura intervenne per sequestrare le aree.

I periti nominati della Procura di Taranto hanno calcolato che in sette anni sono morte 11.550 persone a causa delle emissioni, in particolare per cause cardiovascolari e respiratorie.

Dopo l’inchiesta avviata nel 2012 e dopo aver avviato la procedura di commissariamento dell’azienda, lo stato ha avviato una gara internazionale, vinta da Arcelor Mittal. Ancora oggi l’azienda si trova in amministrazione straordinaria.

La questione ambientale

Quello provocato dall’Ilva di Taranto è uno dei più gravi disastri sanitari e ambientali della storia italiana ed europea.

Nel 2010, secondo le perizie del tribunale e le dichiarazioni dell’Ilva, sono state immesse nell’ambiente circostante 4.159 tonnellate di polveri, 11 mila di diossido d’azoto e anidride solforosa

A Taranto, secondo i dati del registro Ines, negli ultimi anni, è stata immessa in atmosfera il 93 per cento di tutta la diossina prodotta in Italia insieme al 67 per cento del piombo.

La questione occupazionale

Sono circa 14mila i dipendenti di Ilva, che rischierebbero il lavoro se l’Ilva venisse chiusa, come paventato svariate volte negli anni scorsi. E migliaia quelli che lavorano nell’indotto dell’Ilva, che conta decine di aziende.

La non chiusura dell’Ilva risulta inoltre fondamentale per le aziende italiane, poiché l’acciaio prodotto da Ilva fa sì che non ci si debba rivolgere alle acciaierie straniere, con acciaio a prezzi maggiorati.

Le tappe fondamentali

Luglio 2012: Il gip Patrizia Todisco firma il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’Ilva di Taranto e le misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici aziendali

Gennaio 2015: vengono nominati i commissari straordinari Gnudi, Carrubba e Laghi

Gennaio 2016: viene pubblicato il bando per la messa in vendita di Ilva

Giugno 2017: la multinazionale indiana Arcelor Mittal vince la gara pubblica per assumere il controllo parziale dell’acciaieria

Luglio 2018: il governo Conte chiede all’Anac di indagare sulle regolarità della procedura di gara

Chi è Arcelor Mittal

Si tratta di una multinazionale indiana che nel giugno 2017 aveva vinto una gara pubblica che gli consentì di sottoscrivere un accordo con l’allora ministro Calenda per assumere il controllo parziale dell’acciaieria.

In base a quell’intesa, Arcelor Mittal, attraverso la controllata Am Investco,  ha messo le mani sull’acciaieria con la formula dell’affitto, obbligandosi a procedere in seguito alla sua acquisizione, e ha avviato una fase negoziale con i commissari straordinari che dal 2015 guidano l’azienda.

Martedì 24 luglio 2018 la multinazionale Arcelor Mittal ha reso noto di aver accettato tutte le richieste fatte dai commissari straordinari dell’Ilva per dare il via libera all’acquisizione dell’acciaieria.

I nodi principali riguardavano la tenuta occupazionale e l’impatto ambientale dello stabilimento di Taranto.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha spiegato che la proposta sarebbe stata esaminata, tenendo però anche conto del fatto che l’Autorità Anticorruzione (Anac) ha rilevato delle criticità sulla procedura che ha portato Arcelor Mittal a firmare un contratto di acquisto con il precedente governo.

Arcelor Mittal “ha informato i commissari straordinari di Ilva che accetta tutte le richieste sostanziali di ulteriori impegni riguardo al contratto di affitto e acquisto firmato nel giugno 2017”, si legge nella nota diffusa dal gruppo indiano.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, però il 30 luglio 2018 ha bocciato il piano migliorativo sull’Ilva presentato da Arcelor Mittal.

“Le proposte migliorative del piano ambientale non sono ancora soddisfacenti”, aveva dichiarato il ministro al termine dell’incontro tenuto al Ministero dello Sviluppo economico (Mise), al quale hanno partecipato una sessantina di sigle, tra enti locali, associazioni e soggetti vari.

Il ruolo del governo Conti e del ministro dello Sviluppo Economico Di Maio

Il nuovo governo Conte, insediato a giugno 2018, ha chiesto all’Anac di indagare sulle regolarità della procedura di gara e l’autorità guidata da Raffaele Cantone ha rilevato alcuni punti sospetti.

I dubbi espressi dall’Anac hanno reso ancor più complessa una vicenda in cui si scontrano due principi: quello della tutela dell’ambiente e quello della tutela del lavoro.

Il 18 giugno 2018 il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha avviato una serie di incontri sull’Ilva, in merito alla crisi dell’acciaieria di Taranto.

Di Maio ha inoltre stoppato come “idea personale” la proposta che Beppe Grillo ha lanciato dal suo blog, ovvero Ilva chiusa e trasformazione dell’area in un’attrazione turistica.

Il 23 agosto 2018 si è tenuta la conferenza stampa dell’Avvocatura dello Stato sulla procedura di gara dell’Ilva. “Su Ilva è stato commesso il delitto perfetto”, ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

“Se oggi, dopo 2 anni e 8 mesi, esistessero aziende che volessero partecipare alla gara, noi potremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità. Oggi non abbiamo aziende che vogliono partecipare, ma se esistesse anche solo una azienda ci sarebbe motivo per revocare la gara”.

“Caro Luigi Di Maio il ‘delitto (im)perfetto’ è il tuo verso la nostra intelligenza. Se la gara è viziata annullala. ‘Potremmo se ci fosse qualcuno interessato’ e le altre fesserie del genere che ci stai propinando da mesi, dimostrano solo confusione e dilettantismo”. Lo scrive, su Twitter, l’ex ministro dello Sviluppo economico e esponente Pd, Carlo Calenda, a proposito di quanto dichiarato dal ministro in carica, Luigi Di Maio, sul caso Ilva.

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