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Belgio, il serial killer pedofilo Dutroux ha scritto una lettera alle famiglie delle bambine che ha rapito e ucciso

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Credit: Getty Images

È stato soprannominato il “mostro di Marcinelle”, perché tra il 1995 ed il 1996 sequestrò, violentò e seviziò in Belgio sei tra bambine e adolescenti, provocando la morte di quattro di queste. marc dutroux lettera vittime

Ora Marc Dutroux, 61 anni (di cui gli ultimi 22 trascorsi in carcere) ha scritto una lettera alle famiglie delle sue vittime in cui si offre di rispondere alle loro domande, per tentare una riconciliazione con le ragazze sopravvissute e con i familiari delle vittime.

Molte famiglie hanno respinto questo approccio come una “mossa cinica”, con cui Dutroux punta solo ad ottenere la libertà condizionale. Dutroux, condannato all’ergastolo nel 2004, da anni sta provando a tornare in libertà.

Cosa dice la lettera

La lettera, scritta dall’avvocato di Dutroux, Bruno Dayez, è stata postata su Facebook da Jean-Denis Lejeune, padre di una delle vittime del killer, Julie Lejeune, morta di stenti a 8 anni.

Dutroux promette che non avrebbe cercato un contatto diretto, ma dice di essere “pronto a fornire risposte” a chi volesse porre domande. Secondo quanto scritto nella lettera, non si tratta di creare polemiche o riaprire le ferite, ma di contribuire, anche in modo molto modesto, alla loro guarigione.

Commentando la lettera, Jean-Denis Lejeune scrive: “Ecco la famosa lettera dell’avvocato di Dutroux (…) Mi ha inviato una lettera di 44 pagine in cui si discolpa di tutto, non è responsabile di nulla visto che non sarebbe stato lui a prendere Julie e Melissa, che le avrebbe protette dai cattivi, e che non sarebbe responsabile della loro morte, dato che sua moglie Michelle Martin doveva andare a dar loro da mangiare”.

“Poverino…”, commenta con amarezza il padre della vittima, “e ora con l’obiettivo della condizionale l’avvocato vuole che non si rimanga in una posizione di mutismo totale. Parla anche di “giustizia ricostruttiva”. Cosa c’è da riparare? Niente mi restituirà mia figlia!”.

“No, signor Dayez, non farò il suo gioco, nonostante tutta la pomata che lascia trapelare dalla sua lettera. Non c’è spazio per il dialogo con il vostro cliente”.

Chi è  Marc Dutroux

Marc Dutroux nasce il 6 novembre 1956 a Ixelles, uno dei comuni di Bruxelles.

I suoi genitori, due insegnanti, trasferiscono poco dopo la sua nascita in Burundi, dove vivono fino al 1960.

Il fratello di Marc, Johan, viene fermato per comportamento schizofrenico e si impicca nel 1992. I genitori si erano separati nel 1966.

Marc Dutroux prende il diploma di elettricista a 18 anni, e intanto commette piccoli crimini.

A vent’anni si sposa con Francoise, la sua prima moglie, da cui ha due figli. Si separano nel 1983 e la donna ottiene l’affidamento dei figli.

Dutroux si risposa con la seconda moglie Michèle Martin, da cui ha altri tre figli: due maschi e una bambina, nata nel novembre del 1995.

Nel 1985 viene arrestato per il sequestro e la violenza su cinque adolescenti dai 12 ai 19 anni.

Condannato nell’aprile dell’89 a 13 anni e mezzo di prigione, ma ottiene la libertà condizionata nel 1992 dopo aver scontato metà della pena.

Sua moglie, arrestata per gli stessi fatti, è stata condannata a tre anni di prigione per complicità di sequestro.

Nel 1996 vengono scoperti in una sua cantina i corpi di Julie Lejeune e Melissa Russo, due bambine di otto anni sequestrate e violentate, prima di morire di stenti nella loro prigione.

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In un’altra cantina di sua proprietà vengono rinvenuti i cadaveri sepolti di due adolescenti, An Marchal e Eefje Lambrecks, rapite, violentate e uccise.

Solo due vittime di Dutroux sono sopravvissute. Si tratta di due ragazzine che all’epoca dei fatti avevano 12 e 14 anni, Sabine Dardenne e Laetitia Delhez.

Dutroux aveva affermato di far parte di una rete di pedofili che coinvolgeva figure importanti.

Le mancanze da parte delle forze di polizia nel suo caso hanno portato a diffuse accuse di insabbiamento.

La sua ex moglie è uscita dal carcere nel 2012.

Le reazioni delle vittime

L’avvocato che rappresenta una delle due ragazze sopravvissute, ha condannato il linguaggio “sdolcinato” della lettera e ha affermato che preferirebbe mantenere questo tipo di dibattito limitato all’aula piuttosto che in pubblico.

“Dopo 23 anni, è ora che questo circo si fermi, non ci faremo coinvolgere”, ha detto Paul Marchal, padre di An, alla televisione belga.

Jean-Denis Lejeune ha parlato della lettera come una sorta di “tortura morale”. Aveva saputo della sua esistenza il 23 agosto, l’anniversario del funerale di sua figlia.

Gino Russo, padre di Melissa, ha detto che qualsiasi idea di perdonare l’assassino di sua figlia è fuori questione. “Lo lascerò a Dio”, ha detto alla tv francese. La madre, Carine Russo, ha parlato di “molestie morali”.