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Ponte Morandi, Ministero e Autostrade erano a conoscenza della gravità della corrosione del viadotto

Secondo un'inchiesta realizzata su L'Espresso dal giornalista Fabrizio Gatti, la situazione della struttura era stata chiarita già a febbraio 2018. Nel verbale dell'incontro tra Infrastrutture, Direzione generale di vigilanza, Provveditorato opere pubbliche compaiono i nomi di Ferrazza e Brencich, ora membri della commissione d'inchiesta del governo

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Credit: Afp

Le condizioni di degrado del ponte Morandi di Genova erano note da tempo. È quanto ricostruisce il giornalista Fabrizio Gatti su L’Espresso: il verbale di una riunione tra il ministero delle Infrastrutture, la Direzione generale di vigilanza e il Provveditorato opere pubbliche e società di gestione dimostra che la gravità della corrosione del viadotto era nota già da febbraio 2018.

Secondo quanto ricostruito da Gatti, a febbraio 2018 il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova ha rilasciato il parere obbligatorio sul progetto di ristrutturazione del ponte Morandi presentato da Autostrade. Almeno sette tecnici, cinque dello Stato e due dell’azienda di gestione, erano a conoscenza  della corrosione del ponte Morandi.

Nel documento finale della riunione, erano state evidenziate le criticità della struttura: già sei mesi fa, era stato sottolineato che la corrosione della pila 9, quella poi crollata, e della pila 10 avevano provocato una riduzione fino al venti per cento dei cavi metallici interni agli stralli, i tiranti di calcestruzzo che sostenevano il sistema bilanciato della struttura.

Inoltre, erano già state espresse criticità sul progetto di rinforzo presentato da Autostrade, in cui erano stati rilevati “alcuni aspetti discutibili per quanto riguarda la stima della resistenza del calcestruzzo”.

“Nonostante queste conclusioni, in sei mesi da allora né il ministero né la società concessionaria hanno mai ritenuto di dover limitare il traffico, deviare i mezzi pesanti, ridurre da due a una le corsie per carreggiata, abbassare la velocità. Come si dovrebbe sempre fare, in attesa dell’avvio dei lavori, per garantire la sicurezza e alleggerire il carico e l’affaticamento della costruzione”, scrive Gatti.

Come evidenziato dai documenti analizzati dal giornalista dell’Espresso, nel documento del verbale della riunione di febbraio compaiono anche i nomi dell’architetto Roberto Ferrazza e di Antonio Brencich, il professore associato della facoltà di ingegneria dell’Università di Genova che già dal 2016, e più volte in questi giorni, ha rilasciato dichiarazioni sulla pericolosità del ponte Morandi. Compaiono anche i nomi di Giuseppe Sisca e Salvatore Buonaccorso, due ingegneri del provveditorato relatori per conto del ministero delle Infrastrutture.

Come si legge nel verbale, né Ferrazza – ora nominato a capo della commissione d’inchiesta del Mit sul cedimento del ponte – né Brencich – membro esperto della commissione di inchiesta del governo sul crollo del viadotto – hanno prescritto raccomandazioni specifiche da tenere data la condizioni dei tiranti, del calcestruzzo e del traffico previsto sul viadotto.

“Ferrazza e Brencich avranno libero accesso ai luoghi delle indagini, alle macerie e a tutti gli atti amministrativi che riterranno di interesse. Arriverà forse il giorno in cui dovranno autointerrogarsi: chi meglio di loro è testimone della riunione del primo febbraio?”, scrive Gatti.

I dettagli sul ponte Morandi erano stati presentati dall’ingegner Paolo Strazzullo, responsabile unico del procedimento per Autostrade, e dal collega Massimiliano Giacobbi, progettista dell’intervento per conto della Spea Engineering. I due tecnici avevano illustrato il declino della struttura. A pagina 3 del verbale, nel capitolo “Descrizione difetti”, si può leggere: “I risultati delle prove riflettometriche hanno evidenziato un lento trend di degrado dei cavi costituenti gli stralli (riduzione d’area totale dei cavi dal 10 al 20 per cento) e proprio per tale considerazione la committente ha ritenuto opportuno avviare una progettazione finalizzata al rinforzo degli stralli delle pile 9 e 10”.

I cavi dei tiranti sono inglobati nel calcestruzzo e per studiarli è stato necessario ricorrere alle riflettometria.

“Le indagini sono state estese agli altri elementi strutturali che hanno evidenziato quadri fessurativi (lesioni) più o meno estesi, presenza di umidità, fenomeni di distacchi, dilavamenti, ossidazione… sulla base delle indagini svolte la società progettista ha cautelativamente stimato un grado di ammaloramento medio oscillante dal dieci al venti per cento”, si continua a leggere nel verbale.

L’unico ad assumere un atteggiamento critico è stato Brencich, anche se la criticità del professore si sono rivolte principalmente ai metodi di analisi impiegati.

Nelle considerazioni finali, il piano di Autostrade è approvato dai tecnici che si esprimo a nome dello Stato: “Complessivamente il progetto esecutivo esaminato appare ben redatto e completo in ogni dettaglio. Lo stesso risulta studiato in modo metodologicamente ineccepibile”. Il documento è poi inviato a Roma alla Direzione generale per la vigilanza.