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È morto Kofi Annan, ex segretario generale dell’Onu

Il premio Nobel della Pace e primo segretario generale africano nero delle Nazioni Uniti aveva 80 anni

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È morto Kofi Annan, ex segretario generale dell’ONU. Aveva 80 anni. Vinse il premio Nobel per la Pace nel 2001.

Annan è stato il primo diplomatico africano nero ad assumere il ruolo di segretario generale delle Nazioni Unite, con due mandati dal 1997 al 2006.

Successivamente è stato inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, per contribuire a trovare una soluzione pacifica al conflitto.

Il comunicato ufficiale della famiglia:

Come si legge nel comunicato, la famiglia Annan e la Kofi Annan Foundation hanno annunciato con grande tristezza la morte dell’ex segretario dell’Onu, che si è spento in Svizzera, a Ginevra dove viveva da molti anni, dopo una breve malattia.

Chi era Kofi Annan

È stato il settimo Segretario generale delle Nazioni Unite. Il suo mandato è scaduto il 31 dicembre 2006.

Kofi Annan è nato in Ghana l’8 aprile 1938.

La sua carriera diplomatica inizia negli anni ’60 con un incarico per l’Organizzazione mondiale della sanità.

Alle Nazioni Unite ricopre vari ruoli: “Assistant Secretary-General”, “Human Resources Management and Security Coordinator” (Gestione delle Risorse umane e coordinatore della sicurezza) dal 1987 al 1990, “Program Planning, Budget and Finance, and Controller” dal 1990 al 1992, e “Peacekeeping Operations” dal marzo 1993 fino al febbraio 1994.

Annan divenne poi “Undersecretary-General” fino all’ottobre 1995, quando fu nominato incaricato speciale del Segretario per la ex-Jugoslavia. Si è occupato inoltre di gestire le trattative con l’Iraq per il rilascio di 900 dipendenti dell’Onu rimasti bloccati nel paese all’inizio della guerra.

Il 13 dicembre 1996 Annan fu scelto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e confermato quattro giorni dopo dall’Assemblea generale, come nuovo Segretario Generale dell’ONU. Sostituì il segretario uscente, l’egiziano Boutros Boutros-Ghali, divenendo il primo segretario generale africano nero. Il suo mandato fu rinnovato l’1 gennaio 2002.

Il 10 dicembre 2001, Annan e le Nazioni Unite ricevettero il Premio Nobel per la pace per il loro lavoro “per un mondo meglio organizzato e con più pace” (“for their work for a better organized and more peaceful world“).

Fu succeduto dal sudcoreano Ban Ki-moon.

Il ruolo delle Nazioni Unite nel genocidio di Srebrenica

La strage di Srebrenica avvenne sotto l’occhio delle Nazioni Unite e delle grandi potenze internazionali, ma nessuno intervenne.

Secondo quanto rivelano nuove indagini, le tre grandi potenze occidentali all’epoca – Regno Unito, Stati Uniti e Francia – sapevano che le truppe serbo-bosniache erano pronte a commettere un massacro. I caschi blu dell’Onu si trovavano in Bosnia, in quel momento. Ma nessuno mosse un dito.

Nel 2000, in occasione del quinto anniversario del massacro, Kofi Annan – l’allora Segretario generale dell’Onu – ammise gli errori commessi dalla comunità internazionale durante la guerra in Bosnia, dicendo che la tragedia di Srebrenica “avrebbe macchiato per sempre la storia delle Nazioni Unite”.

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Si trattò del massacro più brutale e sanguinoso dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel luglio del 1995, a Srebrenica, cittadina nell’attuale Bosnia ed Erzegovina, oltre 8.300 uomini e ragazzi bosniaci – in gran parte musulmani – furono sterminati dall’esercito serbo-bosniaco.

Per non lasciare traccia della carneficina, i corpi delle vittime furono smembrati e i resti furono sotterrati in diversi punti, lontano da Srebrenica. Le ossa di una delle vittime, Kadrija Music, ragazzo di 23 anni ucciso a Srebrenica, sono state trovate in cinque luoghi diversi, in un raggio di 32 chilometri.

Dal 1995 a oggi sono state ritrovate 233 fosse comuni, in cui erano stati nascosti i corpi delle vittime di Srebrenica. Oggi oltre 6mila vittime sono seppellite nel memoriale di Potocari. Di alcune sono state ritrovate solo alcune ossa, ma per i familiari è importante avere un luogo in cui recarsi a piangere e ricordare i propri cari.

Secondo l’Istituto bosniaco delle persone scomparse, mancherebbero ancora all’appello i corpi di 1.200 vittime.