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Ungheria: la crescita dell’economia ha favorito la vittoria di Viktor Orban, ma non ha migliorato la vita dei cittadini

Il tasso di disoccupazione del paese è ai minimi storici, il rapporto tra debito e Pil è diminuito, ma l'Ungheria cresce meno rispetto agli alti paesi del gruppo di Visegrád

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Viktor Oban, il primo ministro ungherese

Un mese fa Viktor Orban, candidato del partito ultraconservatore Fidesz, ha vinto le elezioni in Ungheria, ottenendo per la terza volta la carica di primo ministro.

Orban può quindi continuare a portare avanti il suo progetto di “democrazia illiberale”, come lui stesso lo ha definito.

Il premier ungherese infatti si ispira esplicitamente al presidente russo Putin e al suo omologo turco, Erdogan.

La campagna elettorale di Orban è stata caratterizzata da toni molto duri nei confronti degli immigrati, definiti un pericolo mortale per l’Ungheria, e dell’Unione europea.

Ma a garantire la vittoria del leader conservatore sono stati anche i successi raggiunti dal suo governo in ambito economico.

Il Pil dell’Ungheria, infatti, è cresciuto oltre il 4.2 per cento nel 2017 e nel 2018, secondo i dati, si chiuderà con valori superiori al 4 per cento.

Inoltre, la disoccupazione nel paese è ai minimi storici.

Il tasso di disoccupazione ungherese,infatti, è uno dei più bassi registrati in Europa dalla fine della crisi economica, essendo passato dall’11,3 per cento del 2010 al 3,8 per cento del 2018.

Il rapporto tra debito e Pil è al 73 per cento, un valore inferiore rispetto all’81 per cento registrato nei momenti peggiori della crisi economica.

Tuttavia, se confrontata con i risultati raggiunti dagli altri paesi del gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), la crescita economica dell’Ungheria sembra meno sorprendente.

Negli anni della presidenza di Orban, infatti, il paese è cresciuto di meno rispetto agli altri Stati dell’Europa centro-orientale.

La crescita economica dell’Ungheria, inoltre, è stata sostenuta principalmente dai fondi dell’Unione europea, istituzione fortemente criticata dallo stesso premier Orban.

L’Ungheria è infatti il paese europeo che più di tutti ha beneficiato dei fondi comunitari, avendo acceso a 34,3 miliardi di euro nel periodo 2014-2020.

Va inoltre considerato che gli ungheresi hanno visto aumentare molto poco la speranza di vita rispetto al 1990, che resta infatti tra le più basse in Europa.

Nel 2016, l’età media massima raggiunta dagli ungheresi era ferma a 76,2 anni, più bassa rispetto a quella dell’Albania, che arrivava a 78,5 anni.

Il modello economico del premier ungherese, conosciuto anche come Orbanomics, si basa su controllo statale sull’economia, tagli alle tasse, sostegno alle imprese, con particolare attenzione a quelle nazionali, e aiuti ai redditi delle famiglie.

La strategia di Orban, alla fine dei conti, è stata soprattutto utile al partito del premier per consolidare il consenso e il potere in Ungheria, più che a dare slancio all’economia del paese.

Il leader del partito ultraconservatore Fidesz, come già detto, non è riuscito a ridurre il divario tra l’Ungheria e l’Occidente, né tantomeno a crescere allo stesso passo degli altri paesi dell’Europa centro-orientale.

Inoltre, il divario tra le classi sociali del paese è aumentato in seguito all’introduzione della flat tax, la tassa del 15 per cento sui redditi delle persone, che favorisce i ceti medio alti a discapito di quelli più poveri.