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I ragazzi di Parkland, nuovo volto della lotta alle armi negli USA
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La diciottenne Emma Gonzalez durante una manifestazione dello scorso 17 febbraio a Fort Lauderdale, in Florida. Credit: Rhona Wise/AFP/Getty Images

I ragazzi di Parkland, nuovo volto della lotta alle armi negli USA

Come alcuni studenti in poche settimane sono diventati un punto di riferimento nella lotta alle armi negli Stati Uniti

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La diciottenne Emma Gonzalez durante una manifestazione dello scorso 17 febbraio a Fort Lauderdale, in Florida. Credit: Rhona Wise/AFP/Getty Images

Un gruppo di adolescenti è diventato in poche settimane il nuovo volto della lotta alla lobby delle armi negli Stati Uniti, dopo essere sopravvissuti a una tra le peggiori stragi nella storia del paese.

Emma Gonzalez, David Hogg, isabella Gomez e altri compagni e genitori delle vittime della sparatoria alla scuola Marjory Stoneman Douglas di Parkland in Florida già a pochi giorni dalla tragedia hanno conquistato un posto di primo piano su media tradizionali e non, e dato nuovo vigore al dibattito sulle armi, nel paese che possiede il maggior numero di armi procapite al mondo.

Per nulla intimoriti dall’attenzione mediatica, e lucidi nel chiedere riforme immediate e denunciare le vuote condoglianze della classe politica, a quasi due mesi dalla strage i ragazzi di Parkland sono tutt’ora al centro dei riflettori e in prima linea nella lotta alla National Rifle Association (NRA). La potente organizzazione che riunisce i proprietari di armi da fuoco ha risposto in maniera vigorosa quanto scomposta all’ondata di proteste, mentre il movimento per riformare le leggi sulle armi ha accumulato successi insperati.

 

“Stronzate!”

“We Call BS!” è il coro che ha scandito il discorso di Emma Gonzalez durante la manifestazione che ha lanciato l’alunna della Marjorie Stoneman sulla scena nazionale, tenuta a pochi giorni dalla strage dello scorso 14 febbraio, in cui 17 studenti sono stati uccisi da un ex compagno con gravi disturbi psichici e armato di fucile semiautomatico.

La studentessa di origine cubana, visibilmente emozionata, ha denunciato la retorica e i luoghi comuni che seguono ogni strage, e i “thoughts and prayers” (pensieri e preghiere) dei politici, leit motiv che accompagna ogni dichiarazione pubblica. Poco più di un mese dopo il raduno di Fort Lauderdale, Emma Gonzalez era alla testa della March for Our Lives, un corteo che ha portato a Washington circa 800.000 persone e 2 milioni di persone in tutto gli Stati Uniti secondo alcune stime, una delle più grandi manifestazioni mai organizzate nella storia del paese.
Anche qui la studente diciottenne ha tenuto un discorso diventato virale e ripreso dai media di tutto il mondo (TPI incluso), in cui è rimasta in silenzio per sei minuti e 20 secondi, la durata della strage, per poi ricordare ai partecipanti di andare a votare: “combattete per la vostra vita, prima che tocchi a qualcun altro”.

Emma Gonzalez non è stata un’eccezione tra gli studenti di Parkland: nei giorni successivi alla strage genitori degli studenti e sopravvissuti si sono espressi in maniera dura in tutti gli spazi mediatici a disposizione, scuotendo l’opinione pubblica dall’indifferenza che sempre più rapidamente andava accogliendo le stragi dopo Sandy Hook.

Isabella Gomez ha smontato in diretta televisiva le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che invitava gli studenti a rivolgersi agli insegnanti, la diciassettenne Carly Novell ha raccolto quasi 900.000 like con un tweet in cui ribatteva a una celebre commentatrice che condannava la strumentalizzazione della tragedia.

La sedicenne Sarah Chadwick ha ottenuto il quadruplo dei retweet di Donald Trump con una reazione viscerale al tipico messaggio di condoglianze del presidente.

Il diciottenne Sam Zeif allo stesso modo non sprecato parole nel criticare il presidente repubblicano per non aver ascoltato gli studenti durante un incontro alla Casa Bianca ed essersi scritto su un bigliettino come e quando dire “vi ascolto”.

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la “sessione di ascolto” sulle sparatorie nelle scuole alla quale hanno anche preso parte alcuni degli studenti di Parkland Credit: Afp

 

Nel chiedere di vietare la vendita di armi semiautomatiche come l’AR-15 che è stato usato nella strage, con effetti devastanti sulle vittime, i ragazzi di Parkland hanno dovuto sfidare a viso aperto la potente National Rifle Association, l’associazione che rappresenta proprietari di armi statunitensi. Secondo quanto riportato dal Guardian, alle elezioni del 2016 la NRA ha speso quasi 85 milioni di dollari per sostenere candidati vicini all’associazione e l’elezione di Donald Trump e difendere l’interpretazione del emendamento alla costituzione statunitense che garantisce ai cittadini il diritto di possedere armi.

Durante un confronto diretto con gli studenti e i genitori delle vittime, il senatore repubblicano Marco Rubio, ex candidato alle primarie, e la portavoce della NRA Dana Loesch sono stati bersagliati da fischi e insulti mentre continuavano a difendere le proprie posizioni, accusando gli scarsi controlli sulla sanità mentale per le uccisioni.

Uno degli studenti più presenti e intervistati è stato il 17enne David Hogg, redattore del giornale d’istituto. Durante la sparatoria Hogg aveva intervistato i suoi compagni di scuola, chiedendogli cosa pensassero delle leggi sulle armi mentre cercavano di nascondersi dall’autore della strage. Successivamente è diventato uno dei volti più noti del nuovo movimento per la lotta alla vendita indiscriminata di armi, che al momento superano i 320 milioni di abitanti del paese. La preparazione di Hogg e degli altri studenti hanno preso alla sprovvista spettatori e commentatori, alla presa con un modo diverso di porsi di fronte ai media, tradizionali e non, rispetto alle vittime di altre stragi del passato. Secondo alcuni, i ragazzi di Parkland rappresentano una nuova generazione di “social justice warriors”, cresciuti a colpi di battaglie verbali sui social network. Altri hanno evidenziato come il diverso programma scolastico offerto dalla scuola Stoneman Douglas abbia influito sull’impegno degli studenti. Alcuni ragazzi si stavano preparando da inizio proprio proprio per dibattiti sulla vendita delle armi, come parte dei corsi di dibattiti che il distretto scolastico prevede per le scuole della zona. La scuola di Parkland si distingue anche per il particolare risalto dato a materie umanistiche, offrendo corsi per letteratura, recitazione, giornalismo (a cui prendeva parte David Hogg).

La determinazione dei ragazzi di Parkland ha presto attirato l’attenzione di politici e opinionisti conservatori che li hanno accusati di “arroganza e vanità”, ma anche le calunnie di gruppi cospirazionisti secondo cui sarebbero attori assoldati per sfruttare il momento politico, accuse già rivolte ad alcuni dei sopravvissuti più impegnati ai tempi di Sandy Hook e che sono finite per arrivare da ambienti una volta insospettabili. Oltre a questo sono stati definiti nazisti, comunisti, ayatollah, bulli e sospettati di voler sterminare i proprietari di armi.

 

Boicottaggi millennial

Hogg e gli altri compagni di scuola non hanno esitato a sfruttare la propria popolarità per contrastare le critiche più insinuanti. Quando una popolare conduttrice di Fox News, il canale di notizie più seguito nel paese, lo ha ridicolizzato per non essere stato accettato in diverse università, David Hogg ha mobilitato i suoi sostenitori per chiedere risposte agli inserzionisti di “The Ingraham Angle”, condotta dall’icona dell’informazione repubblicana Laura Ingraham. In poche ore diverse aziende hanno scelto di non fare più pubblicità sulla trasmissione e la conduttrice ha annunciato che avrebbe preso una settimana di ferie. Di fronte alle richieste degli attivisti, diverse aziende di rilievo come Hertz hanno eliminato i rapporti commerciali con la NRA. Il successo di Hogg ha mostrato in maniera innegabile il potere dei boicottaggi nel promuovere cause vicine ai valori dei millennial, la generazione dei nati tra il 1980 e il 2000 di orientamento decisamente più liberal rispetto a quelle che le hanno precedute e che già dal prossimo anno diventeranno la generazione più numerosa nel paese, superando i baby boomer. I ragazzi cresciuti durante la peggiore recessione negli ultimi ottanta anni sono spesso diventati bersaglio di critiche per molte scelte che li dividono dalle generazioni di genitori e nonni. Negli ultimi anni i millennial sono stati accusati di aver rovinato, tra le altre cose, i matrimoni, il mercato immobiliare, il cinema, i diamanti, le auto, il golf, di vivere con i propri genitori e di essere ossessionati dalla “correttezza politica”. Oggi tuttavia potrebbero riuscire dove altre generazioni hanno già fallito, nel paese che dopo la strage della scuola Sandy Hook nel 2012 ha visto il ferimento di oltre 400 persone a causa di sparatorie nelle scuole. Oltre all’organizzazione di una manifestazione storica e ad aver ricevuto il sostegno da parte di importanti aziende, la mobilitazione dei ragazzi di Parkland ha portato all’approvazione in diversi stati americani di misure per limitare la vendita di armi, in attesa che le elezioni di midterm del prossimo ottobre portino al Congresso una maggioranza in grado di cambiare le leggi anche a livello federale.

Come diceva Emma Gonzalez solo due mesi fa: “[dicono] che noi ragazzi non sappiamo di cosa parliamo, che siamo troppo giovani per capire come funziona il governo. Stronzate!”


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