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La poesia in romanesco di una bambina dislessica: “Er cervello cò le ali”

Aurora, 10 anni, si è aggiudicata il primo premio al concorso di poesia organizzato dalle scuole romane per i suoi versi che parlano della dislessia

Immagine di copertina
La poesia di Aurora in romanesco che ha vinto il premio per il concorso di poesia a Roma.

Aurora, una bambina di 10 anni della scuola elementare “Giacomo Leopardi” di Roma, ha vinto un concorso di poesia romanesca con alcuni versi dal titolo “Er cervello co’ le ali”.

La venticinquesima edizione del concorso di Poesia dialettale è stato organizzato dall’Istituto comprensivo “Parco della Vittoria”, al quale hanno partecipato scuole di Roma e Provincia.

L’alunna della quinta elementare si è aggiudicata il primo premio. La cerimonia di premiazione si è svolta in Campidoglio.

“Er mio nome è dislessia, ma non sò una malattia” è il primo verso della poesia di Aurora.

La poesia racconta la storia della bambina e la sua dislessia, che Aurira definisce a ragione come una “non malattia”.

La dislessia infatti è una neurodiversità di cui non si sa ancora abbastanza.

La poesia ha conquistato e commosso anche il web, diventando virale per la sua semplicità e per la forza del messaggio che contiene.

La mamma di Aurora, che fa parte dell’Associazione Italiana Dislessia, ha condiviso la poesia sulla pagina web dell’ente.

“Aurora voleva condividere questo successo con chi combatte tutti i giorni per i nostri diritti”, ha spiegato.

E ha aggiunto che Aurora ha scritto questa poesia per tutti i bambini che, come lei, soffrono dello stesso disturbo: “Spera che la leggano soprattutto i bambini che prendono i giro i compagni dislessici”.

L’insegnate Roberta Geremia, responsabile del concorso ha dichiarato che tra le 400 poesie esaminate   “quella di Aurora ci ha emozionati ed è quello che la poesia deve fare. Per questo ha vinto. Del resto lo ha già scritto lei: è una bambina “cor cervello cò le ali”.

“Aurora ha vinto partecipando a una selezione aperta a tutti, perché spesso i bambini come lei sono portati a chiedersi se sono diversi” ha concluso la madre della ragazzina.

Qui il testo completo della poesia: