Scandalo Cambridge Analytica | Ultime notizie | In Italia violati 214.134 profili
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Scandalo Cambridge Analytica | Ultime notizie | In Italia violati 214.134 profili

Un'inchiesta congiunta di Guardian, Observer e New York Times ha rivelato che la società di analisi di dati legata all'ex consigliere di Trump, Steve Bannon, ha violato 50 milioni di profili Facebook per influenzare le elezioni. Ecco di che si tratta

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Scandalo Cambridge Analytica e Facebook | Ultime notizie | Facebook dichiara che i profili social coinvolti sono 87 milioni (gli ultimi aggiornamenti sotto l’introduzione)

A metà marzo 2018, è scoppiato il cosiddetto scandalo Cambridge Analytica. Abbiamo risposto alle domande che tutti si stanno facendo: cos’è, chi c’è dietro, in che modo è coinvolto Facebook.

Si tratta di una delle più vaste violazioni di dati della storia. L’azienda, legata all’ex consigliere del presidente USA Trump, Steve Bannon, è accusata di aver violato i dati sensibili di oltre 87 milioni di profili Facebook.

La società di analisi, che ha collaborato nelle campagne elettorali di Donald Trump e in quella pro-Brexit, ha utilizzato i dati dei profili Facebook per creare un potente software al fine di prevedere e influenzare le scelte elettorali attraverso annunci politici personalizzati.

L’inchiesta di Guardian, Observer e New York Times che ha portato alla luce la vicenda si basava sulle rivelazioni di un informatore che ha raccontato come dal 2014 la società abbia iniziato a raccogliere senza autorizzazione i dati personali degli utenti del social network.

Cos’è e chi c’è dietro

Cambridge Analytica è una società di proprietà del milionario Robert Mercer, e guidata proprio da Steve Bannon.

Il 21 marzo, per la prima volta da quando è scoppiato lo scandalo Cambridge Analytica, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha ammesso le colpe della piattaforma e ha annunciato alcuni cambiamenti. Ecco quali.

Qui di seguito abbiamo approfondito i vari aspetti sul caso Cambridge Analytica, in relazione al quale ci siamo anche chiesti se fosse arrivata l’ora di cancellarsi da Facebook. (Qui abbiamo invece elencato il modo per cancellare le app che hanno accesso ai nostri dati di Facebook).

La testimonianza di Zuckerberg davanti al Congresso

Il 10 e 11 aprile 2018 Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Facebook, ha testimoniato davanti al Congresso degli Stati Uniti sullo scandalo Cambridge Analytica.

Zuckerberg si è scusato per la maxi-violazione di dati degli utenti della piattaforma realizzata dalla società britannica Cambridge Analytica, legata all’ex consigliere del presidente statunitense Trump, Steve Bannon.

Ma ha anche detto di non avere alcuna intenzione di “rinunciare a connettere le persone di tutto il mondo” e ha avvertito sulla costante lotta con gli operatori russi che cercano di sfruttare il social network per scopi politici.

“È una corsa agli armamenti e continueranno a migliorare”, ha sottolineato Zuckerberg.

Tra i principali filoni dello scandalo c’è infatti la presunta interferenza del Cremlino sulle elezioni presidenziali americane del 2016.

“Ci sono persone in Russia che hanno il compito di provare a sfruttare i nostri sistemi e altri sistemi Internet”, ha detto il fondatore di Facebook, precisando che la digital company sta collaborando con il procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sul cosiddetto Russiagate.

Zuckerberg: “È stato un mio errore”

“È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho aperto Facebook, lo gestisco e sono responsabile di ciò che accade qui”. È quanto si legge nella dichiarazione che il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, farà davanti al Congresso degli Stati Uniti, dove martedì 10 e mercoledì 11 aprile 2018 sarà interrogato sullo scandalo Cambridge Analytica.

“Facebook è un’azienda idealista e ottimista, ma ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questo strumento venisse utilizzato anche per fare del male”, si legge nella dichiarazione.

“Ciò vale per notizie false, interferenze straniere nelle elezioni e discorsi di incitamento all’odio, così come per gli sviluppatori e la privacy dei dati. Non abbiamo tenuto abbastanza in considerazione la nostra responsabilità, e questo è stato un grosso errore”, ha scritto Zuckerberg.

Dal 9 aprile Facebook avviserà gli utenti coinvolti

A partire dal 9 aprile 2018 Facebook avviserà gli utenti le cui informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica. Lo ha annunciato lo chief technology officer di Facebook, Mike Schroepfer, nel post ufficiale con cui ha rivelato che i profili social violati nell’ambito dello scandalo sono 87 milioni e non 50 milioni, come era emerso inizialmente.

Come è avvenuto il “contagio”

In Italia la violazione dei dati è partita da 57 utenti che avevano scaricato la app Thisisyourdigitallife, creata da Alexander Kogan, il ricercatore dell’Università di Cambridge che ha scaricato i dati da Facebook per passarli poi a Cambridge Analytica. Da questi 57 profili è partito il “contagio”: la società ha avuto accesso alle relative amicizie e si è così arrivati a 214.134 utenti coinvolti. (In questo articolo abbiamo spiegato come scoprire se Cambridge Analytica ha rubato i tuoi dati su Facebook).

In Italia coinvolti 214.134 profili

In Italia gli utenti coinvolti sono 214.134, a fronte di 31 milioni di account registrati.

Degli 87 milioni di profili complessivamente violati la netta maggioranza, oltre 70,6 milioni, appartiene a utenti statunitensi. Al secondo posto le Filippine con 1,17 milioni, seguite dall’Indonesia con 1,09 milioni, mentre in quarta posizione c’è il Regno Unito, con 1,07 milioni di profili usati impropriamente.

Tutti gli altri Paesi sono sotto il milione di profili violati. Al quinto posto il Messico, con poco più di 700mila profili, quindi il Canada con 622mila, l’India con 580mila, il Brasile con 440mila, il Vietnam con 427mila, l’Australia con 411mila.

Facebook dichiara che i profili social coinvolti sono 87 milioni

Aggiornamento 4 aprile Facebook ha affermato che i profili social coinvolti nello scandalo della società di consulenza Cambridge Analytica sono 87 milioni.

I dettagli sono stati rivelati in un post dallo chief technology officer di Facebook Mike Schroepfer.

“Crediamo che le informazioni relative a 87 milioni di utenti di Facebook potrebbero essere state condivise, in modo improprio, con Cambridge Analytica”.

Finora erano stati dichiarati 50 milioni profili Facebook, usati impropriamente dalla società Cambridge Analytica.

Zuckerberg: ci vorranno anni per risolvere i problemi di Facebook

“Usciremo da questo momento, ma ci vorranno anni”. Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato così degli effetti sull’azienda causati dallo scandalo Cambridge Analytica.

“Vorrei poter risolvere tutti questi problemi in tre mesi o sei mesi, ma penso che la realtà sia che la risposte ad alcune di queste domande richiederà un periodo più lungo”, ha dichiarato Zuckerberg in un’intervista al sito online statunitense Vox.

Nell’intervista il ceo di Facebook ha difeso il modello di business della società e respinto le critiche del collega di Apple, Tim Cook, sostenendo che uno dei problemi di Facebook è il suo “idealismo” e il fatto che si sia concentrato sugli aspetti positivi del connettere le persone: “Non abbiamo speso tempo a sufficienza nell’investire, o pensare, ad alcuni degli usi negativi degli strumenti”.

Il ceo di Apple Tim Cook si scontra con Zuckerberg di Facebook

L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha criticato il modo in cui Facebook ha gestito la privacy dei suoi utenti nell’ambito della vicenda Cambridge Analytica.

In un’intervista all’emittente statunitense Cnbc, all’amministratore delegato è stato chiesto cosa avrebbe fatto se si fosse trovato nella posizione di Mark Zuckerber, il fondatore e amministratore di Facebook. “Cosa farei? Non sarei in questa situazione”, ha risposto Cook.

“Potremmo fare moltissimi soldi monetizzando sui nostri clienti, se i nostri clienti fossero il nostro prodotto. Abbiamo deciso di non farlo. Non venderemo le vostre vite”, ha detto l’imprenditore.

“La privacy per noi è un diritto umano, è una libertà civile, è come la libertà di parola e la libertà di stampa”, ha aggiunto Cook nel corso dell’intervista.

Facebook annuncia nuove misure contro le fake news

Facebook ha annunciato nuove misure che aumenteranno la sicurezza delle elezioni e combatteranno le fake news.

L’azienda il 30 marzo 2018 ha fatto sapere che sta aumentando i propri sforzi nel fact-checking, migliorando la trasparenza degli annunci, raddoppiando il proprio team di sicurezza e lavorando per evitare che i meme “fuorvianti” diventino virali.

L’obiettivo dichiarato è rendere operativo questo piano prima delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, che si terranno nel novembre 2018.

Facebook non ha specificato se supporta in questo senso l’Honest Ads Act, disegno di legge americano che richiede alle società tecnologiche di rivelare le identità degli acquirenti di annunci pubblicitari di carattere politico.

Zuckerberg rifiuta di testimoniare al Parlamento britannico e accetta di parlare al Congresso Usa

Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha rifiutato l’invito a testimoniare del Parlamento del Regno Unito, mentre ha accettato di testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti, nell’ambito degli approfondimenti delle due assemblee sullo scandalo Cambridge Analytica.

In precedenza il fondatore di Facebook è stato invitato tre volte davanti al Parlamento britannico, ma ha sempre inviato deputati a testimoniare al suo posto.

“È assolutamente stupefacente che Zuckerberg non sia disposto a sottoporsi all’interrogatorio di fronte al Parlamento, dato che si tratta di questioni fondamentali importanza e preoccupazione per i suoi utenti, così come per questa indagine”, ha detto Damian Collins, presidente della commissione parlamentare britannica che indaga sul caso della presunta violazione di 50 milioni di profili del social network.

L’amministratore delegato di Facebook ha invece accettato di testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti. L’udienza potrebbe tenersi il 12 aprile, ma la data non è confermata.

Ue: Facebook chiarisca entro due settimane

La Commissione europea ha chiesto a Facebook di rispondere entro “le prossime due settimane” alle domande sollevate dallo scandalo Cambridge Analytica. Il commissario alla giustizia, Vera Jourova, ha inviato una lettera alla digital company nella serata del 26 marzo.

Le Ue vuole sapere, in particolare, se i dati personali degli europei sono stati colpiti e chiede di essere informata sulle misure previste per evitare che il caso si ripeta. “Gradirei una risposta nelle prossime due settimane”, ha sottolineato Jourova.

L’Antitrust Usa ha aperto un’inchiesta su Facebook

Le pratiche sulla privacy di Facebook sono sotto inchiesta da parte della Federal Trade Commission (Ftc) degli Stati Uniti, l’Antitrust statunitense. L’ipotesi è che la società fondata da Mark Zuckerberg abbia violato un accordo siglato nel 2011 con la stessa Ftc.

L’intesa impone a Facebook di avvisare gli utenti e di ottenere la loro autorizzazione in caso di condivisione di dati personali. La violazione dell’accordo comporta una sanzione di 40mila dollari per ciascun episodio: se fosse confermato che i profili violati sono stati 50 milioni, la sanzione per la digital company potrebbe essere nell’ordine di diversi miliardi di dollari.

“La Ftc prende molto sul serio le recenti notizie di stampa che sollevano notevoli preoccupazioni riguardo alle pratiche sulla privacy di Facebook”, ha detto Tom Pahl, direttore facente funzione dell’ufficio protezione dei consumatori dell’Antitrust, sottolineando che l’inchiesta mira a verificare se la società di Zuckerberg ha commesso “atti ingiusti che causano un pregiudizio sostanziale ai consumatori “.

Facebook raccoglieva anche i dati di chiamate e sms

Moltissimi utenti Facebook, che hanno deciso di cancellare i loro account dopo lo scandalo Cambridge Analytica, si stanno rendendo conto che il social network aveva accesso a molti più dati di quanto pensassero, compresi molti dei loro dati personali tra cui chiamate e sms. Leggi l’articolo

Puoi scaricare tutto ciò che Facebook sa di te. Ecco come

Sulla scia dello scandalo Cambridge Analytica, moltissime persone si stanno chiedendo quali (e quante) informazioni Facebook possegga sul loro conto. Ecco come scoprirlo 

Zuckerberg scrive una lettera di scuse sui quotidiani britannici

Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha pubblicato sui giornali britannici in edicola il 25 marzo 2018 una lettera di scuse per aver “tradito la fiducia” degli utenti del social network.

“Abbiamo la responsabilità di proteggere le vostre informazioni. Se non ci riusciamo, non vi meritiamo”, ha scritto Zuckerberg nella lettera, un semplice testo, nero su bianco, con un piccolo logo di Facebook.

Zuckerberg nella pagina cerca di spiegare ai lettori che una app realizzata da un ricercatore universitario ha distribuito illecitamente “i dati di Facebook di milioni di persone nel 2014”. “È stata una violazione di fiducia, e ci dispiace non aver fatto di più in quel momento”.

L’informatore rivela: “Abbiamo lavorato in Italia”

Cambridge Analytica ha lavorato in Italia. Lo ha detto l’informatore dalle cui rivelazioni è partita l’inchiesta giornalistica che ha sollevato il caso, Christopher Wylie.

“L’unico paese europeo di cui so per certo che ha lavorato con Cambridge Analytica è l’Italia”, ha detto Wylie in un’intervista al quotidiano La Repubblica. “Ricordo vari progetti in Europa, so che hanno fatto qualcosa in Italia, anzi, l’Italia di cui so con certezza, ma non rammento per quali partiti”.

Wylie, canadese, esperto di analisi dei dati, ha contribuito a fondare Cambridge Analytica. “Io mi occupavo dell’America, non sono stato direttamente coinvolto nel vostro paese”, ha detto l’informatore con riferimento all’Italia.

Alla domanda se all’interno di Cambridge Analytica lavorasse qualche italiano, Wylie ha risposto che “ce n’era uno”. “Non lavorava direttamente per Cambridge Analytica, bensì ‘con’ Cambridge Analytica: era il collegamento con l’Italia. Ma non so come si chiamava”, ha aggiunto.

Zuckerberg convocato dal Senato Usa

Nel giorno in cui è stata formalmente autorizzata la perquisizione presso la sede di Cambridge Analytica, colpevole di aver acquisito illegalmente i dati sensibili di oltre 50 milioni di utenti Facebook al fine di influenzare il voto sulla Brexit e a favore dell’elezione di Donald Trump, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg è stato convocato a testimoniare davanti alla Commissione Commercio del Senato USA.

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine

La Procura della Repubblica di Roma il 23 marzo 2018 ha aperto un fascicolo di indagine sullo scandalo Cambridge Analytica. L’azione è partita in seguita all’esposto presentato dall’associazione dei consumatori Codacons.

L’obiettivo dell’associazione è “avviare una’azione di massa e tutelare la posizione di oltre 30 milioni di italiani iscritti al social network”, ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons.

L’esposto è stato inviato a 104 Procure di tutta Italia e al Garante della Privacy per “verificare eventuali illeciti sul fronte della privacy degli utenti commessi sul territorio italiano”.

Negli Stati Uniti il 21 marzo 2018 è stata presentata la prima class action contro Facebook. L’azione legale è stata depositata presso la corte distrettuale di San Josè, in California.

Facebook ha fornito i dati di 57 miliardi di “amicizie”

Aleksandr Kogan, il ricercatore dell’Università di Cambridge che ha scaricato i dati da Facebook per passarli poi alla società Cambridge Analytica, ha raccolto con la collaborazione del social network un insieme di dati aggregati anonimi relativi a 57 miliardi di “amicizie” su Facebook.

Facebook ha fornito un volume di dati comprendente “ogni amicizia formata nel 2011 in tutti i paesi del mondo a livello aggregato nazionale” al laboratorio dell’Università di Cambridge di Kogan, impegnato in uno studio sul comportamento umano attraverso i social media.

Due dipendenti di Facebook sono stati nominati coautori dello studio, insieme a ricercatori di Cambridge, Harvard e della University of California, Berkeley. Kogan pubblicava con il nome di Aleksandr Spectre.

Un comunicato stampa dell’Università di Cambridge sostiene che quello studio è stata “la prima collaborazione di ricerca tra il laboratorio di Spectre a Cambridge e Facebook”. Ma secondo Jonathan Albright, direttore della ricerca presso il Tow Center for Digital Journalism della Columbia University, “il volume di 57 miliardi di coppie di amici implica una relazione preesistente”.

Il fondatore di WhatsApp consiglia di cancellare Facebook

Il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton, ha detto che è arrivato il momento di cancellare Facebook. Sull’onda dello scandalo Cambridge Analytica, Acton ha scritto sul suo account Twitter:  It’s time. #deletefacebook”.

L’hashtag #deletefacebook ha iniziato a diffondersi sui social dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica sulla massiccia violazione dei dati degli utenti di Facebook messa in atto dalla società britannica.

Acton, che ha partecipato alla fondazione di WhatsApp nel 2009, oggi non fa più parte della digital company, venduta a Facebook nel 2014 per 19 miliardi di dollari.

Cambridge Analytica ha aiutato anche un partito italiano

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, nemmeno le elezioni italiane sarebbero rimaste del tutto immuni dall’influenza di Cambridge Analytica.

È stata la stessa società che lo ha fatto capire, e in maniera anche piuttosto esplicita. Sul suo sito, infatti, è possibile leggere che nel 2012 CA aveva portato avanti un progetto di ricerca per un partito italiano.

Non viene specificato di che partito si tratti, ma il sito specifica che questo partito nel 2012 “era in fase di rinascita, dopo aver ottenuto i suoi più grandi successi negli anni ’80”.

Nello specifico, l’aiuto fornito da CA a questo partito sarebbe consistito nel fare “una ricerca su iscritti e simpatizzanti, per aiutarlo nella strategia di riorganizzazione”.

Cambridge Analytica specifica anche che questa formazione politica, grazie al suo operato, sarebbe riuscita a dotarsi di “una struttura organizzativa flessibile e moderna”, così da ottenere “risultati superiori a quelli attesi in una fase turbolenta della politica italiana”.

A seguito di queste rivelazioni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni sull’uso di dati personali per finalità di comunicazione politica.

È infatti forte e fondato il sospetto che la profilazione degli utenti per fini elettorali, così come negli Stati Uniti, possa essersi verificata anche in Italia.

Michele Anzaldi, deputato del Partito Democratico, ha formulato una sua ipotesi su quale potrebbe essere il partito che ha beneficiato dell’aiuto di CA: “L’identikit fornito farebbe pensare alla Lega”, ha detto.

Tuttavia, il riferimento agli anni ’80 non sembra corrispondere al partito che oggi è guidato da Matteo Salvini, che i suoi maggiori successi li ha ottenuti dal ’94, a seguito dell’alleanza elettorale che portò Berlusconi a vincere le elezioni.

Proprio i riferimenti forniti da Cambridge Analytica rendono piuttosto difficoltoso identificate il partito in questione, poiché negli anni ’80 le formazioni più popolari erano quelle della prima Repubblica.

Il ricercatore universitario che ha scaricato i dati

È stato Aleksandr Kogan, ricercatore dell’Università di Cambridge, a scaricare i dati da Facebook e a passarli poi alla società Cambridge Analytica. Lo riporta la Bbc.

Kogan, ricercatore alla facoltà di psicologia, ha detto di aver bisogno delle informazioni per una sua ricerca su un modello di comportamento umano attraverso i social media.

L’uomo ha sviluppato un sondaggio intitolato “Questa è la vita digitale”. Sono stati raccolti i dati di circa 270mila utenti e dei loro contatti.

Facebook ha dichiarato che Kogan ha violato la politica del sito.

Christopher Wylie, l’informatore dalle cui rivelazioni è nato lo scandalo, ha detto che sono stati violati i profili di complessivamente 50 milioni di persone.

Mark Zuckeberg convocato dal parlamento britannico e da quello europeoo

Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, è stato convocato dal parlamento del Regno Unito e da quello dell’Unione europea.

A Londra una commissione del parlamento britannico lo interrogherà sull’uso dei dati personali da parte di Cambridge Analytica.

Il parlamentare Damian Collins, presidente della commissione di inchiesta sulle fake news, ha accusato Facebook di aver “ingannato” la commissione.

“La commissione ha ripetutamente chiesto a Facebook come le aziende acquisiscono e trattengono i dati degli utenti, e in particolare se i dati sono stati presi senza il loro consenso”, ha scritto il parlamentare nella lettera con cui ha convocato Zuckerberg. “Le risposte dei funzionari hanno costantemente sottovalutato questo rischio e sono state fuorvianti per la commissione”.

Collins ha chiesto una risposta alla sua richiesta entro il 26 marzo.

Anche il parlamento europeo ha convocato il fondatore di Facebook. Il presidente dell’assemblea, Antonio Tajani, ha scritto su Twitter di aver “invitato Mark Zuckerberg al Parlamento europeo. Facebook ha bisogno di chiarire davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i loro dati personali non vengono utilizzati per manipolare la democrazia”.

Sospeso l’amministratore delegato di Cambridge Analytica

L’amministratore delegato di Cambridge Analytica, Alexander Nix, è stato sospeso dal suo incarico. L’azienda in una nota ha fatto sapere che l’operato di Nix “non rappresenta i valori e il modo di operare della società”.

Il ruolo di amministratore delegato è stato affidato ad Alexander Tayler, responsabile del settore dati.

Cambridge Analytica ha anche dichiarato che le conclusioni dell’indagine interna, condotta dall’avvocato Julian Malins, verranno “rese pubbliche al momento opportuno”.

Il titolo Facebook crolla in Borsa

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul caso Cambridge Analytica il titolo di Facebook ha registrato due giorni consecutivi di forte calo a Wall Street.

Il 19 marzo il titolo è arrivato a perdere fino al 7 per cento, mentre il giorno successivo ha chiuse le contrattazioni a -6,8 per cento, il livello più basso degli ultimi quattro anni, trascinando giù l’intero settore tecnologico.

Si è dimesso il responsabile della sicurezza di Facebook

Il 20 marzo 2018 il responsabile della sicurezza delle informazioni di Facebook, Alex Stamos, si è dimesso sull’onda dello scandalo Cambridge Analytica, ma continuerà a lavorare per la digital company fino al prossimo agosto per supervisionare il passaggio di consegne.

La sua uscita di scena è un segnale della tensione interna all’azienda sul modo in cui vertici hanno gestito la questione delle fake news diffuse attraverso il social network.

Stamos avrebbe voluto più volte sollecitato la direttrice generale del gruppo, Sheryl Sandberg, ad adottare una politica di massima trasparenza sull’interferenza russa nella piattaforma.

Il caso Cambridge Analytica

“Abbiamo sfruttato Facebook per raccogliere milioni di profili di persone. E costruito modelli per sfruttare ciò che sapevamo su di loro e bersagliare i loro demoni interiori. Questa è stata la base su cui è stata costruita l’intera azienda”, ha raccontato l’informatore, Christopher Wylie, ha dichiarato all’Observer:

I documenti visti dall’Observer e confermati da una dichiarazione di Facebook mostrano che alla fine del 2015 il social network di Zuckerberg aveva scoperto la violazione senza precedenti. Tuttavia, non erano stati avvisati gli utenti ed erano solo state adottate misure limitate per proteggere le informazioni degli utenti.

Il New York Times scrive che copie dei dati raccolti per Cambridge Analytica possono ancora essere trovate online; il suo team di reporting aveva visto alcuni dei dati grezzi.

I dati sono stati raccolti attraverso un’app chiamata thisisyourdigitallife, programmata dall’accademico dell’Università di Cambridge Aleksandr Kogan. Attraverso la sua società Global Science Research (GSR), in collaborazione con Cambridge Analytica, centinaia di migliaia di utenti sono stati pagati per sostenere un test della personalità e hanno accettato di raccogliere i loro dati per uso accademico.

Tuttavia, l’app ha anche raccolto le informazioni degli amici di Facebook dei partecipanti alla prova, portando all’accumulo di un pool di dati di decine di milioni di persone.

La scoperta apre un nuovo capitolo della “guerra delle informazioni”, che hanno interessato in maniera profonda le elezioni americane del 2016.

Cambridge Analytica e Facebook sono al centro di un’inchiesta sui dati e sulla politica del British Information Commissioner’s Office. Separatamente, la Commissione elettorale sta anche indagando sul ruolo svolto da Cambridge Analytica nel referendum dell’UE.

“Stiamo esaminando le circostanze in cui i dati di Facebook potrebbero essere stati acquisiti e utilizzati illegalmente”, ha dichiarato il commissario per le informazioni Elizabeth Denham. “Fa parte delle nostre indagini in corso sull’uso dell’analisi dei dati per scopi politici che è stato avviato per valutare come i partiti politici e le campagne, le società di analisi dei dati e le piattaforme di social media nel Regno Unito stiano utilizzando e analizzando le informazioni personali delle persone per gli elettori”.

L’inchiesta ha provocato molte reazioni di indignazione e la promessa di indagini più approfondite su vari fronti.

“Questa storia è una prova ulteriore del fatto che il mercato pubblicitario politico online è essenzialmente il selvaggio West”, ha detto il senatore democratico Mark Warner, proponendo un Honest Ads Act per regolamentare la pubblicità politica online.

Il mese scorso sia Facebook che l’amministratore delegato di Cambridge Analytica, Alexander Nix, avevano riferito a un’inchiesta parlamentare su notizie false dicendo che la società non aveva utilizzato dati privati ​​di Facebook.

Christopher Wylie, esperto di analisi dei dati canadese che ha lavorato con Cambridge Analytica e Kogan per ideare e implementare lo schema, ha mostrato un dossier di prove sull’uso improprio dei dati all’Observer. L’informatore ha trasmesso il dossier, che comprende mail, fatture, contratti e bonifici bancari all’Agenzia nazionale per la criminalità e all’ufficio del commissario per l’informazione.

Le prove fornite da Wylie alle autorità britanniche e statunitensi includono una lettera inviata dagli avvocati di Facebook nell’agosto 2016, che gli chiedeva di distruggere tutti i dati che aveva raccolto.

Facebook però, secondo quanto riferisce Wylie, non si è assicurato che quei dati venissero cancellati. “Per me è stata la cosa più sorprendente. Hanno aspettato due anni e non hanno fatto assolutamente nulla per controllare che i dati fossero cancellati. Tutto quello che mi hanno chiesto di fare è spuntare una casella su un modulo e mandarlo indietro”, ha spiegato lui.

Facebook nega che la raccolta di decine di milioni di profili da parte di GSR e Cambridge Analytica sia stata una violazione dei dati. Ha affermato in una dichiarazione che Kogan “ha ottenuto l’accesso a queste informazioni in modo legittimo e attraverso i canali appropriati”, ma “in seguito non ha rispettato le nostre regole” perché ha inoltrato le informazioni a terzi.

Come si legge in un comunicato Facebook del 17 marzo 2018, il social network nega che si tratti di violazione: “L’affermazione che si tratta di una violazione dei dati è completamente falsa. Aleksandr Kogan ha richiesto e ottenuto l’accesso alle informazioni dagli utenti che hanno scelto di iscriversi alla sua app e tutti i soggetti coinvolti hanno dato il loro consenso. Le persone hanno fornito consapevolmente le loro informazioni, nessun sistema è stato infiltrato e nessuna password o informazione sensibile è stata rubata o hackerata”, ha detto Facebook, dicendo che Strategic Communication Laboratories (SCL), e Cambridge Analytica sono state sospese da Facebook.

L’inchiesta del Guardian: