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Cos’è la sindrome di Brugada, una delle possibili cause della morte di Astori

L'arresto cardiaco che ha portato alla morte Davide Astori, potrebbe essere dipeso da questa malattia. Ecco di che si tratta

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Davide Astori

Il 4 marzo 2018 è morto il capitano della Fiorentina Davide Astori. Oggi, 6 marzo, è stato reso noto il risultato dell’autopsia disposta per il calciatore di 31 anni. La causa della sua morte è descritta come “morte cardiaca senza evidenza macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica” che potrebbe essere stata causata dalla cosiddetta sindrome di Brugada.

Secondo l’autopsia eseguita da Carlo Moreschi, docente di Medicina Legale presso l’università di Udine e Pordenone, da Gaetano Thiene al professore dell’Università di Padova e direttore del Centro di patologia vascolare con specifica competenza in materia, il cuore di Astori ha rallentato fino a fermarsi.

Si tratta quindi di una conferma di ciò che si sospettava, ovvero un arresto cardiocircolatorio avvenuto verosimilmente durante la notte. Ma stabilire perché è avvenuto questo arresto non è così semplice.

Cos’è la sindrome di Brugada

La sindrome di Brugada è una patologia cardiaca ereditaria dovuta a dei disturbi dell’attività elettrica del cuore e che è difficile da rilevare proprio perché non si accompagna a degli evidenti difetti del miocardio, che è il tessuto muscolare che costituisce le pareti del cuore.

È nota come una delle principali cause di morte cardiaca improvvisa.

Si tratta di una malattia del cuore che altera il ritmo cardiaco, provocando palpitazioni, sincope, aritmie ventricolari e, nei più gravi, arresto cardiaco.

In alcuni casi la causa è ereditaria, in altri soggetti può insorgere dopo i 35 anni in maniera ancora inspiegabile.

È molto complicato fare una diagnosi della malattia dal momento che non presenta sintomi evidenti. Chi soffre della sindrome di Brugada solitamente ha un cuore strutturalmente sano, ma che non riesce a trasmettere gli impulsi per la contrazione cardiaca.

La sindrome di Brugada è stata descritta per la prima volta da autori italiani nel 1988 sul Giornale Italiano di Cardiologia, su Mises à Jour Cardiologiques e su American Heart Journal.

Può essere definita un disturbo del ritmo cardiaco, più precisamente dell’attività elettrica del cuore, che può provocare episodi di aritmia ventricolare gravi e, in alcuni casi, letali.

Riferendosi alle possibili cause della morte di Astori, il dottor Vincenzo Castelli, presidente della Fondazione Castelli, ha spiegato a TPI che le cause delle aritmie che hanno portato probabilmente all’arresto cardiaco di Astori sono molteplici. “Le più frequenti sono quelle che riguardano ad esempio l’infarto miocardico, che però è in genere una patologia che insorge dopo i 35 anni. Al di sotto di questa età generalmente l’aritmia non è causata da un infarto ma da malattie congenite e da alterazioni della struttura elettrica del cuore”, spiega lui.

“Quando c’è l’infarto a essere colpito è il muscolo del cuore”, aggiunge il medico, “mentre quando c’è un’aritmia primitiva è il sistema elettrico del cuore che va in corto circuito. In questo secondo caso ci sono una serie di cause, sindromi e alterazioni, spesso di natura congenita”.

Ci sono delle forme di aritmia scarsamente evidenziabili, che magari la prima volta in cui si manifestano portano proprio all’arresto cardiaco”, dice ancora Castelli. “I mezzi di indagine che noi abbiamo a disposizione potrebbero essere non sufficienti o inadeguati per quanto moderni. La medicina sportiva italiana da questo punto di vista è molto attenta”.

Sebbene a fare notizia siano in genere i casi di decessi improvvisi di sportivi professionisti, la stragrande maggioranza di coloro che muoiono facendo attività sportiva, secondo i dati della Fondazione Castelli, appartiene alla categoria degli amatori.

Secondo il database della Fondazione, che è necessariamente parziale perché si basa su notizie di stampa (l’unica Regione ad avere registri ufficiali è il Veneto) dal 2006 su circa 1.300 casi di decessi di questo tipo, solo quattro hanno riguardato sportivi professionisti, incluso Astori. Circa l’85 per cento di questi decessi ha riguardato sportivi amatoriali, mentre il 15 per cento circa erano sportivi dilettanti.

La ragione del minor numero di professionisti coinvolti è dettata dal fatto da essi sono un numero inferiore di molto rispetto agli amatori, ma anche dal fatto che sono sottoposti a protocolli medici molto più approfonditi e ricorrenti, per cui risulta più facile individuare un’eventuale problematica.

“Per ridurre questi casi dobbiamo provare a intervenire sia attraverso la prevenzione primaria, vale a dire la visita medico-sportiva che tutti dovrebbero fare, sia attraverso la prevenzione secondaria, cioè l’essere pronti a intervenire nel caso in cui qualcuno dovesse avere un arresto cardiaco, con defibrillatori e personale addestrato al loro utilizzo”.

La Fondazione Castelli svolge formazione a titolo gratuito, e negli ultimi anni ha formato 12mila persone, la maggior parte delle quali non sono operatori sanitari. Ha donato inoltre circa 400 defibrillatori in Lazio, Umbria, Abruzzo e Sardegna.

“Il tempo utile per intervenire in caso di arresto cardiaco”, spiega il dottor Castelli, “è tra i quattro e i sei minuti. E per ogni minuto che passa c’è un dieci per cento di possibilità in meno di sopravvivenza”. L’obbligo di possedere dei fibrillatori è valido per tutte le strutture sportive, ma secondo il dottor Castelli è auspicabile che venga esteso a tutti i luoghi ad alta frequentazione, come stazioni, aeroporti, grandi teatri.

“Se la persona non è cosciente e non respira al 99 per cento è in arresto cardiaco”, spiega Castelli. “Questi sono i segnali da cogliere. Se succede mentre si è da soli o di notte, purtroppo non si hanno chances. Se Astori fosse stato male sul campo o nella hall dell’albergo forse avrebbe avuto qualche possibilità in più di farcela rispetto alla situazione in cui si è trovato”.