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Risultati elezioni 2018: i seggi del nuovo Parlamento, alla Camera e al Senato
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Risultati elezioni 2018: i seggi del nuovo Parlamento, alla Camera e al Senato

I voti ottenuti da ciascun partito che ha superato la soglia di sbarramento sono stati tradotti in seggi: ecco come è composto il nuovo parlamento italiano dopo le elezioni politiche 2018

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Domenica 4 marzo, alle elezioni politiche 2018, gli elettori italiani hanno votato per rinnovare il Parlamento. I risultati usciti dalle urne hanno premiato il Movimento 5 stelle, partito più votato in particolare nel Sud Italia, e la coalizione di centro-destra, coalizione che avrà più seggi alla Camera e al Senato, con Lega primo partito.

Il Pd ha preso una sonora sconfitta, che ha portato Matteo Renzi a dimettersi da segretario del partito, così come gli altri partiti di centro-sinistra.

Sulla basi di questi risultati, non deve stupire se anche in Italia crolla quella sinistra che è già crollata in tutta Europa. La sinistra italiana è morta e sepolta? Il commento di Fulvio Scaglione all’indomani delle elezioni italiane

Per governare serve una maggioranza di 316 seggi alla camera e 158 al Senato.

Ma questi risultati elettorali, come si traducono in seggi alla Camera e al Senato?

La legge elettorale Rosatellum bis, utilizzata per la prima volta a questa tornata elettorale, prevedeva che alla Camera 231 seggi venissero assegnati con il sistema maggioritario in altrettanti collegi uninominali (nei quali, quindi, viene eletto esclusivamente il candidato più votato), 386 invece con il sistema proporzionale.

A questi vanno poi aggiunti i 12 seggi degli italiani all’estero, eletti con il proporzionale, e quello uninominale della Valle d’Aosta, che essendo uno solo viene matematicamente assegnato con il sistema uninominale.

Stesso discorso per il Senato, dove 102 seggi sono stati assegnati in altrettanti collegi uninominali, e i restanti 207 con il sistema proporzionale, mentre anche qui i sei senatori in rappresentanza degli italiani all’estero saranno eletti con il sistema proporzionale.

Per accedere alla ripartizione dei seggi proporzionali, ogni lista doveva ottenere almeno il 3 per cento dei voti a livello nazionale (regionale per il Senato, come stabilito per la costituzione) e, qualora in coalizione, all’interno di alleanze che raggiungano almeno il 10 per cento.

Di conseguenza, molti partiti non sono entrati in Parlamento, come ad esempio +Europa, Casapound, Noi con l’Italia o Potere al popolo.

Vediamo ora come sono stati distribuiti i seggi in parlamento tra le forze politiche che hanno superato la soglia di sbarramento:

Camera dei deputati

La coalizione di centro-destra ha ottenuto 109 seggi nei collegi uninominali, mentre al proporzionale 73 seggi sono stati conquistati dalla Lega, 59 da Forza Italia e 19 da Fratelli d’Italia.

Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, il partito più votato, ha ottenuto 88 seggi uninominali e 133 nel riparto proporzionale.

Al Partito democratico vanno invece 24 seggi uninominali più 86 plurinominali, per un totale di 112 seggi.

Infine, il quinto partito che riesce a entrare in Parlamento, superando di poco la soglia del 3 per cento, è Liberi e Uguali, che alla camera si aggiudica 14 seggi.

Senato della Repubblica

Al Senato dei 315 seggi totali, 135 sono andati alla coalizione di centro-destra, che all’uninominale si aggiudica 58 seggi, mentre al proporzionale può contare su 37 seggi della Lega, 33 di Forza Italia e 7 di Fratelli d’Italia.

Il Movimento Cinque Stelle al Senato ha ottenuto 44 seggi uninominali e 68 proporzionali, per un totale di 112. Il Partito Democratico può contare su 57 seggi (13 uninominali, 43 proporzionali e uno del Partito popolare sudtirolese). A Liberi e Uguali vanno 4 seggi.

Le elezioni 2018 hanno sancito il crollo dei partiti tradizionali, in primis Partito Democratico e Forza Italia, e l’avanzata delle forze anti-sistema come Lega e Movimento Cinque Stelle.

Basta guardare le mappe con i risultati elettorali per rendersi conto che si tratta di un paese nuovo, lontano dal bipolarismo che ha caratterizzato la cosiddetta seconda repubblica.

Già le elezioni 2013 avevano sancito l’entrata di un terzo polo, il Movimento Cinque Stelle, ma a questa tornata gli equilibri tradizionali sono stati completamente stravolti.

I partiti tradizionali sono crollati e quelli anti-sistema, che hanno intercettato il malcontento e il voto di protesta, avanzano inesorabili.

Il Movimento Cinque Stelle passa al 31 per cento, crescendo di oltre 5 punti percentuali dalle precedenti elezioni, in cui aveva ottenuto il 25 per cento alla Camera e il 23 al Senato.

Una vittoria schiacciante l’ha ottenuta nel sud Italia, dove ha raggiunto picchi di oltre il 50 per cento delle preferenze. Nel frattempo M5s ha cambiato volto. Per saperne di più leggi l’analisi di TPI: La metamorfosi del M5S: dal Vaffa-day a ”partito della responsabilità”.

Un altro risultato clamoroso è quello della Lega, che diventa il primo partito della coalizione di centrodestra, superando di gran lunga Forza Italia, ferma al 14 per cento, e crescendo di quasi 13 punti percentuali, rispetto alle elezioni del 2013.

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