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In Repubblica Democratica del Congo dodici miliziani condannati all’ergastolo per stupri su bambini

I militanti del gruppo Djeshi ya Yesu sono stati condannati per lo stupro di almeno 37 bambini, tra i quali anche un bimbo di otto mesi

Immagine di copertina
Credit: Afp

12 membri di un gruppo di miliziani della Repubblica democratica del Congo sono stati condannati all’ergastolo per aver stuprato almeno 37 bambini, tra i quali anche un bimbo di otto mesi.

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I militanti del gruppo denominato Djeshi ya Yesu (“Milizia di Gesù” in italiano) hanno compiuto questi crimini nella convinzione di poter ricevere poteri sovrannaturali da poter sfruttare sul campo di battaglia.

Dieci di loro sono stati condannati per crimini contro l’umanità, tra i quali figurano omicidio e stupro.

Nelle settimane precedenti la chiusura del processo, altre sei imputati erano stati scagionati.

Le sentenze rappresentano una svolta storica nella lotta alla violenza sessuale nel paese dell’Africa centrale, in grado di dare uno scossone anche alla politica nazionale. Tra i condannati, infatti, figura anche Frederic Batumike, un membro del parlamento provinciale considerato la mente dietro gli stupri.

“Un caso senza precedenti, considerando il personaggio in questione: Batumike era un uomo di grande potere non solo politico, ma anche economico”, ha detto al quotidiano britannico “The Guardian” Karen Naimer dell’associazione per i diritti umani Physicians for Human Rights.

Le violenze sessuali sono state compiute tra il 2013 e il 2016, quando a Kavumu, nella parte orientale del paese, quasi 50 bambini sono stati rapiti dalle loro abitazioni di notte, stuprati e abbandonati in luoghi isolati.

Gli stupri di Kavumu rappresentano un duro colpo all’immagine della Repubblica democratica del Congo, la cui classe dirigente è impegnata da tempo a reprimere i frequenti casi di violenza sessuale che nel 2010 spinsero Margot Wallström, attuale ministro degli Affari esteri svedese e all’epoca Commissario europeo per le relazioni istituzionali e la strategia di comunicazione, a definire il paese “la capitale mondiale dello stupro”.

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