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Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni al Venezuela

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta alle aziende statunitensi di acquistare azioni e obbligazioni emesse dal governo di Caracas e dall'azienda petrolifera statale venezuelana

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Credit: Reuters

Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni economiche contro il Venezuela. Le misure decise dalla Casa Bianca colpiscono il settore finanziario del paese sudamericano nel tentativo di fare pressioni sul governo del presidente Nicolás Maduro perché abolisca la propria riforma costituzionale che mette a rischio la democrazia venezuelana.

L’amministrazione Trump ha vietato alle aziende e alle istituzioni finanziarie statunitensi di acquistare azioni e obbligazioni emesse dalle società pubbliche del paese latino americano, in particolare dalla compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela, S.A. (Pdvsa) e dal governo di Caracas.

Il presidente degli Stati Uniti ha firmato a riguardo un ordine esecutivo. “Nel tentativo di salvarsi, la dittatura di Maduro ricompensa e arricchisce i funzionari corrotti dell’apparato di sicurezza del governo caricando sulle spalle delle future generazioni venezuelane costosi debiti contratti all’estero”, ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders.

“Queste misure sono state accuratamente calibrate per negare alla dittatura di Maduro un’importante fonte di finanziamento che il regime usa per mantenere in piedi la propria illegittima riforma”, ha aggiunto Sanders.

“Le sanzioni intendono proteggere il sistema finanziario degli Stati Uniti dalla complicità nel sistema corruttivo del Venezuela e nell’impoverimento del popolo del paese sudamericano”.

Queste misure potrebbero compromettere la capacità del governo di Caracas di raccogliere denaro per pagare gli interessi sul proprio crescente debito nazionale. Il paese infatti, nonostante sia uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, si ritrova nel bel mezzo di una recessione economica senza precedenti.

Secondo l’amministrazione degli Stati Uniti, la Pdvsa, la compagnia petrolifera pubblica venezuelana che al momento rappresenta la maggiore fonte di finanziamento del governo, è ormai al centro della corruzione dilagante nel paese, un problema direttamente promosso dal governo di Caracas secondo Washington.

La maggior parte delle obbligazioni venezuelane circolanti negli Stati Uniti sono infatti state emesse proprio dalla compagnia petrolifera statale di Caracas. Le sanzioni non vietano però la compravendita di tali obbligazioni, ma soltanto di quelle che saranno emesse in futuro.

Queste sanzioni intendono colpire il cerchio più stretto degli alleati del presidente Maduro. La maggior parte di questi titoli finanziari sono infatti di proprietà di personalità politiche e aziende vicine al leader venezuelano, che saranno ora costrette a rivolgersi ad altri mercati, in Russia o in Cina per esempio, per riuscire a compiere operazioni finanziarie su questi titoli.

Le misure decise dalla Casa Bianca prevedono comunque un periodo di 30 giorni di cosiddetto “wind-down”  in cui saranno consentite transazioni limitate sul debito venezuelano. Sono poi previste esenzioni per il finanziamento delle operazioni di esportazione e importazione di petrolio che coinvolgono l’azienda Citgo, filiale statunitense della compagnia Pdvsa, e le sue controllate negli Stati Uniti.

Sarà inoltre possibile acquistare titoli di stato venezuelani con scadenza a 30 e a 90 giorni, al fine di evitare di bloccare le transazioni finanziarie che coinvolgono l’esportazione e l’importazione di petrolio.

Finora la Casa Bianca aveva imposto sanzioni soltanto su singoli cittadini venezuelani, compreso il presidente Nicolas Maduro.

Il leader venezuelano guida il paese dal 2013, dopo essere stato designato direttamente dal suo predecessore, Hugo Chavez, prima di morire. La contrapposizione all’interno del Venezuela è cresciuta soprattutto dopo la decisione della Corte suprema del 29 marzo di esautorare il parlamento, facendo crescere la preoccupazione di un aumento dei poteri del presidente.

La situazione è poi peggiorata ad aprile 2017 quando le proteste di piazza e le pressioni internazionali, comprese anche le prime sanzioni degli Stati Uniti, hanno cominciato ad affliggere il governo venezuelano e il suo presidente.

In realtà, la crisi nel paese va avanti da anni e ha cause soprattutto economiche. L’origine dei mali del paese va infatti rintracciata nella genesi delle politiche pubbliche degli ultimi 20 anni. 

Dopo aver vinto le elezioni del 1998 infatti, l’allora presidente Hugo Chavez ha attuato un’agenda politica di ispirazione socialista, consegnando le fabbriche ai lavoratori, nazionalizzando le industrie chiave del paese e istituendo programmi sanitari, di alloggio e di alfabetizzazione per i più poveri.

Chavez ha più volte descritto il suo programma di governo come “socialismo del ventunesimo secolo”. La sua politica è infatti stata ispirata in gran parte dalla rivoluzione cubana di Fidel Castro.

Tuttavia a metà del 2014 il prezzo del petrolio sui mercati internazionali è crollato, passando da circa 110 dollari statunitensi al barile a meno di 50 dollari statunitensi al barile.

Per il Venezuela, le cui spese, in particolare quelle sociali, dipendevano quasi interamente dalle entrate garantite dalla vendita del petrolio, questo è stato un danno da cui il paese non è ancora riuscito a riprendersi.

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Nel solo 2016, secondo dati non ufficiali, l’inflazione ha fatto registrare un incremento dell’800 per cento rispetto all’anno precedente, mettendo il governo di Caracas in una situazione disperata. Il quotidiano economico statunitense Wall Street Journal riferì allora che il governo Maduro, per far fronte alla crisi, fece atterrare nel paese interi aerei pieni di banconote stampate all’estero.

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