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Come stanno le cose in Venezuela dopo l’insediamento della costituente
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Credit: Reuters

Come stanno le cose in Venezuela dopo l’insediamento della costituente

La nuova assemblea ha votato per la destituzione della procuratrice generale Luis Ortega Dìaz che stava indagando su presunti brogli alle ultime elezioni

05 Ago. 2017
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Credit: Reuters

Venerdì 4 agosto, la nuova Assemblea costituente del Venezuela ha aperto i lavori, dando il via alla sua prima seduta, all’interno del parlamento del paese.

Questo nuovo organo riscriverà la costituzione in vigore e conferirà nuovi e vasti poteri al Partito socialista del presidente, sfidando le critiche piovute sul governo a livello mondiale sullo sconvolgimento delle libertà democratiche in corso nel paese.

L’assemblea di 545 membri infatti conta prevalentemente sostenitori del presidente in carica.

L’ex ministra degli Esteri Delcy Rodriguez è stata eletta, con 538 voti, presidente della nuova assemblea, mentre il primo vice presidente è Aristobulo Isturiz, un altro alleato di Maduro.

“Non c’è alcuna crisi in corso qui, quello che abbiamo è amore e una rivolta della destra fascista”, ha detto Rodriguez aprendo i lavori dell’assemblea.

“È arrivata la Costituente con il suo potere sovrano e plenipotenziario, per curare il paese dalle ferite della guerra economica”.

Il nuovo organo costituzionale si riunisce nello stesso palazzo del parlamento, un’assemblea di cui il presidente Maduro ha perso la maggioranza alle elezioni del 2016 e che potrebbe essere sciolta dalla nuova costituente.

La Corte suprema intanto ha dato ragione al presidente Maduro, respingendo la richiesta della procuratrice generale Luisa Ortega Diaz di bloccare l’insediamento della nuova costituente.

“Il sesto tribunale di prima istanza in funzioni di controllo del circuito penale dell’area metropolitana di Caracas decreta la nullità assoluta della richiesta presentata da rappresentanti del Ministero pubblico contro l’insediamento”, si legge in una nota della Corte Suprema.

La procuratrice generale Luisa Ortega Diaz è stata esautorata dalla nuova assemblea costituente con un voto unanime. Ortega Diaz indagava sulle accuse di brogli pervenute al suo ufficio riguardo le elezioni della costituente.

In più, secondo l’agenzia di stampa Reuters, la Corte Suprema ha messo Ortega Dìaz in stato di accusa.

La procuratrice è stata molto vicina alle posizioni politiche dell’ex presidente Hugo Chavez, ma non ha condiviso la riforma voluta dal suo successore Maduro.

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Le opposizioni annunciano battaglia per una mossa come quella dell’insediamento che considerano illegale.

“Oggi festeggiano una vittoria di Pirro, senza dubbio” ha detto l’avvocato e oppositore Freddy Guevara.

Sul fronte delle proteste non si sono registrate grandi manifestazioni contro la costituente al momento, dopo che negli ultimi quattro mesi oltre 125 persone sono morte negli scontri di piazza.

Il leader dell’opposizione Antonio Ledezma intanto, che aveva incoraggiato le proteste contro la nuova assemblea, è tornato agli arresti domiciliari, dopo essere stato portato in prigione per alcuni giorni.

Ledezma e il suo alleato politico Leopoldo Lopez erano infatti stati arrestati martedì 1 agosto, da uomini dei servizi segreti venezuelani.

È poi rimasto inascoltato anche l’appello di Papa Francesco per una soluzione della crisi.

Attraverso una nota della Santa Sede, il Pontefice aveva chiesto di sospendere il nuovo organismo che fomenta tensione e scontro.

Alle preoccupazioni del Vaticano ha risposto proprio la presidente della nuova assemblea. “Ai vertici della Chiesa diciamo che vogliamo pace, la pace sia con tutti noi, amen, amen per la pace in Venezuela”, ha detto Rodriguez.

“Per la comunità internazionale il messaggio è chiaro, molto chiaro: noi, i venezuelani, risolveremo il nostro conflitto, la nostra crisi, senza alcuna sorta di interferenza straniera, senza alcuna sorta di mandato imperialista”.

L’Italia intanto ha fatto sapere che non riconoscerà l’assemblea costituente del Venezuela, seguendo l’esempio di altri 40 paesi nel mondo.

“Il Venezuela è al limite di una guerra civile, al limite di un regime dittatoriale. Non riconosceremo l’Assemblea costituente”, ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Anche la Commissione europea intanto si era detta scettica sul riconoscimento del risultato delle elezioni che hanno portato all’insediamento del nuovo organismo.

Gli Stati Uniti intanto hanno emesso delle sanzioni economiche contro il presidente Maduro, mentre Donald Trump ha chiesto la liberazione di tutti i prigionieri politici.

Il Venezuela rischia anche la sospensione dal Mercosur, il mercato unico del sud America, una mossa che potrebbe peggiorare la già difficile situazione economica del paese.

La decisione potrebbe essere ufficializzata il prossimo weekend, durante un incontro che avverrà a San Paolo, in Brasile, tra i ministri degli Esteri degli altri stati membri Argentina, Paraguay e Uruguay e di quelli associati Bolivia, Cile, Perù, Colombia e Ecuador.

“La situazione in Venezuela è intollerabile, per l’Argentina è chiaro che si è arrivati a un punto di rottura”, ha dichiarato il ministro degli Esteri argentino Jorge Faurie in visita a Montevideo, in Uruguay.

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Maduro guida il paese dal 2013 dopo essere stato designato direttamente dal suo predecessore, Hugo Chavez, prima di morire. La contrapposizione all’interno del Venezuela è cresciuta soprattutto dopo la decisione della Corte suprema del 29 marzo di esautorare il parlamento dei suoi poteri, facendo crescere la preoccupazione di un aumento dei poteri del presidente.

L’opposizione continua a chiedere la rimozione dalla corte dei giudici responsabili della decisione del 29 marzo e la convocazione delle elezioni generali entro il 2017.

Il presidente è accusato di limitare la democrazia nel paese sudamericano e di aver peggiorato le condizioni di vita dei cittadini, sopprimendo spesso con la violenza le manifestazioni degli oppositori.

Inoltre, viene sollecitata la creazione di un canale umanitario che permetta di far arrivare i medicinali che al momento scarseggiano in Venezuela e il rilascio dei prigionieri politici.

Il 16 luglio l’opposizione convocò anche un referendum contro Maduro a cui presero parte oltre 7 milioni di persone. La consultazione non aveva alcun valore legale, ma ha avuto un grande significato simbolico in un paese attraversato da proteste e violenze quotidiane.

In realtà, la crisi venezuelana va avanti da oltre un anno e ha cause soprattutto economiche: nel 2016 tre quarti dei supermercati del paese sono rimasti vuoti lasciando la popolazione senza cibo per diversi giorni.

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